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“Al Crea nomine non all’altezza”. È polemica sugli incarichi graditi a Lollobrigida

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In una lettera criticata la scelta di dodici direttori al Consiglio per la ricerca in agricoltura: “Curricula da giovane borsista”. Tra i firmatari anche il nobel Parisi e la senatrice a vita Cattaneo
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ROMA –La comunità scientifica contro il ministro Francesco Lollobrigida. È bufera sulle nuove nomine dei direttori scientifici nei centri di ricerca del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, vigilato dal ministero. A insorgere contro gli incarichi graditi al centrodestra è un folto gruppo di ricercatori, secondo cui «i curricula di alcuni dei nuovi direttori sembrano riflettere il profilo scientifico di un giovane borsista e non quello di un ricercatore maturo».

Tra i sottoscrittori della lettera c’è il premio Nobel Giorgio Parisi, ma anche i professori emeriti Paola Bonfante (Torino) e Paolo Costantino (La Sapienza), la senatrice a vita Elena Cattaneo, le presidenti della commissione ricerca dell’Accademia dei Lincei, Annalisa Rosselli, e della società italiana di genetica agraria, Stefania Masci. Diciassette tra i più influenti luminari del settore hanno sottoscritto una lettera aperta per denunciare il rischio che il Crea «perda autorevolezza scientifica». L’ente vigila…

ROMA –La comunità scientifica contro il ministro Francesco Lollobrigida. È bufera sulle nuove nomine dei direttori scientifici nei centri di ricerca del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, vigilato dal ministero. A insorgere contro gli incarichi graditi al centrodestra è un folto gruppo di ricercatori, secondo cui «i curricula di alcuni dei nuovi direttori sembrano riflettere il profilo scientifico di un giovane borsista e non quello di un ricercatore maturo».

Tra i sottoscrittori della lettera c’è il premio Nobel Giorgio Parisi, ma anche i professori emeriti Paola Bonfante (Torino) e Paolo Costantino (La Sapienza), la senatrice a vita Elena Cattaneo, le presidenti della commissione ricerca dell’Accademia dei Lincei, Annalisa Rosselli, e della società italiana di genetica agraria, Stefania Masci. Diciassette tra i più influenti luminari del settore hanno sottoscritto una lettera aperta per denunciare il rischio che il Crea «perda autorevolezza scientifica». L’ente vigilato dal ministero dell’Agricoltura a trazione Fratelli d’Italia «è il principale ente pubblico di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari» osservano i firmatari.

Ecco perché «le recenti nomine dei 12 direttori dei suoi centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica in un settore strategico per il Paese».

Senza troppi giri di parole, i firmatari chiedono trasparenza nei criteri di selezione ed esprimono «forte preoccupazione» per le scelte operate dalla direzione, che «sembrano trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei direttori e le aree di ricerca dei centri».

Oggetto del contendere è soprattutto un incarico, su cui i luminari sollevano dubbi.

Si tratta del centro di genomica e bioinformatica, alla cui direzione «è stato nominato un professore di Meccanica Agraria che si occupa di meccanizzazione forestale e sicurezza del lavoro. Il punto non è mettere in discussione la dignità scientifica di una disciplina rispetto a un’altra, ma chiedere coerenza tra il profilo del direttore e la missione del centro che è chiamato a guidare. I ricercatori chiedono competenza», perché «la direzione di un centro di ricerca non è una semplice funzione amministrativa: richiede – concludono - un profilo scientifico riconosciuto come autorevole».

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