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Tensioni nel campo largo. In forse la piazza a Padova. Conte: frainteso sui russi

Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Fico e Gaetano Manfredi

 

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I riformisti dem attaccano il leader 5S per le parole su Mosca. Tabacci passa dai dem al gruppo misto
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ROMA –All’indomani della piazza di Napoli, il bilancio è dolceamaro. Dentro Pd, M5S e Avs la voglia di parlarne è poca. Nessuno però si sforza nemmeno di dissimulare: il primo dei due appuntamenti unitari non è stato il successo sperato. E ora il prossimo, il 15 luglio a Padova, è a rischio rinvio a causa della legge elettorale: cade proprio nei giorni cruciali del voto in aula alla Camera. L’evento veneto potrebbe slittare a venerdì o alla settimana successiva. La riflessione è in corso: c’è chi sconsiglia la riprogrammazione temendo appaia come una reazione agli inciampi della manifestazione partenopea.

A taccuini chiusi, sull’evento di mercoledì, si alternano le recriminazioni e le attenuanti. Di certo, questo il ragionamento diffuso tra i dem, «c’è stata una sottovalutazione». Di una serie di fattori. Intanto: il clima. L’idea stessa delle piazze nel caldo asfittico di luglio, boomerang prevedibile. Poi: il contesto geografico e sociale. Da settimane i parlamentari campani avevan…

ROMA –All’indomani della piazza di Napoli, il bilancio è dolceamaro. Dentro Pd, M5S e Avs la voglia di parlarne è poca. Nessuno però si sforza nemmeno di dissimulare: il primo dei due appuntamenti unitari non è stato il successo sperato. E ora il prossimo, il 15 luglio a Padova, è a rischio rinvio a causa della legge elettorale: cade proprio nei giorni cruciali del voto in aula alla Camera. L’evento veneto potrebbe slittare a venerdì o alla settimana successiva. La riflessione è in corso: c’è chi sconsiglia la riprogrammazione temendo appaia come una reazione agli inciampi della manifestazione partenopea.

A taccuini chiusi, sull’evento di mercoledì, si alternano le recriminazioni e le attenuanti. Di certo, questo il ragionamento diffuso tra i dem, «c’è stata una sottovalutazione». Di una serie di fattori. Intanto: il clima. L’idea stessa delle piazze nel caldo asfittico di luglio, boomerang prevedibile. Poi: il contesto geografico e sociale. Da settimane i parlamentari campani avevano preannunciato il rischio di contestazioni. Inascoltati dai leader. Il resto l’hanno fatto le falle nella macchina organizzativa. Nel primo pomeriggio, in piazza del Gesù, c’erano solo i deputati Pd Arturo Scotto e Marco Sarracino a fronteggiare la rabbia dei Disoccupati organizzati. Da ultimo: persino i numeri, alla fine, non sono stati all’altezza della potenza di fuoco di forze politiche che governano la città e la regione. La mobilitazione sul territorio (autobus per i militanti in trasferta) è stata limitata. Le card promozionali dell’evento nemmeno citavano i leader presenti.

Queste le recriminazioni, poi ci sono le attenuanti. Il Nazareno ribalta la prospettiva: «Confermiamo di non avere paura del confronto con i cittadini, a differenza del centrodestra chiuso nei palazzi a parlare di legge elettorale». E così ribadiscono il governatore 5S della Campania Roberto Fico («Mangeremo anche polvere, ma arriveremo al governo») e il presidente del suo partito Giuseppe Conte: «La manifestazione non era per dimostrare la nostra capacità di richiamare le folle, era un messaggio di unità».

Se non fosse che, pure su quel fronte, una piccola screziatura c’è stata. Proprio legata a una frase dell’ex premier dal palco: «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti». Avs non si è scomposta. Ma i riformisti Pd sì. «Come possiamo far finta di niente?», si chiede su X l’eurodeputato dem Giorgio Gori: «Non lo ha detto a casa sua, ma dal palco di una manifestazione ufficiale (di una parte) della coalizione». Gli replica Conte: «Ha frainteso, parlavo del comandante supremo delle forze armate della Nato. Io da sempre con l’Ucraina». Il senatore Pd Graziano Delrio, in ogni caso, vi scorge un monito: «Un tavolo sulla politica estera è urgente. Finché si rinvia, ogni partito può legittimamente esprimere la propria posizione».

E sarà stata una risposta a Napoli, ma anche Bruno Tabacci, indipendente nel Pd, ieri ha lasciato il partito perché «la destra non si batte restringendo il campo, ma allargandolo». Mantra caro ai centristi, che infatti nel day after di Napoli non hanno mancato di ricordarlo. Per il leader di Iv Matteo Renzi, «serve anche una componente riformista che dia equilibrio sul posizionamento internazionale e sulle misure economiche». L’identikit, secondo l’ex premier, corrisponde più al suo partito che alle nuove sigle in cerca d’autore. Nelle stesse ore, il leader di Azione Carlo Calenda si lanciava in una rissa verbale su X con Riccardo Magi. Accusato di essersi «imbucato sotto il palco per far vedere che esiste», come un «questuante». Replica piccata di Magi: «Fenomeno, hai inciuciato con la destra per ottenere l’esenzione dalla raccolta firme per le elezioni. Chi è il questuante?».

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