“Il sondaggio su Ranucci in politica? Tutto è nato a ridosso di Natale, ero all’estero, a un cocktail, una cena in piedi”. Valter Lavitola, in questa intervista con Repubblica, parla del sondaggio che preparava, convinto che il suo “migliore amico” Sigfrido, conduttore di Report, dovesse debuttare in politica, come leader del campo largo. Un sondaggio, confida, “a cui anche lui ha collaborato, apportando alcune correzioni, come altri giornalisti che conosco”. Sull’inchiesta che lo vede indagato per strage, proprio per l’attentato a Ranucci, è invece tranchant: “Non posso dire nulla dell’indagine, ho già parlato ai magistrati. Eravamo d’accordo? Ma figurarsi, saremmo stati dei pazzi”. Ranucci, invece, non esclude più un suo coinvolgimento… “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”.
Però lo voleva davvero candidato. Dicevamo del coktail. Dov’era? E chi c’era?
“Posso solo dire che eravamo fuori dall’Italia. C’erano vecchi amici dell’internazionale socia…
“Il sondaggio su Ranucci in politica? Tutto è nato a ridosso di Natale, ero all’estero, a un cocktail, una cena in piedi”. Valter Lavitola, in questa intervista con Repubblica, parla del sondaggio che preparava, convinto che il suo “migliore amico” Sigfrido, conduttore di Report, dovesse debuttare in politica, come leader del campo largo. Un sondaggio, confida, “a cui anche lui ha collaborato, apportando alcune correzioni, come altri giornalisti che conosco”. Sull’inchiesta che lo vede indagato per strage, proprio per l’attentato a Ranucci, è invece tranchant: “Non posso dire nulla dell’indagine, ho già parlato ai magistrati. Eravamo d’accordo? Ma figurarsi, saremmo stati dei pazzi”. Ranucci, invece, non esclude più un suo coinvolgimento… “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”.
Però lo voleva davvero candidato. Dicevamo del coktail. Dov’era? E chi c’era?
“Posso solo dire che eravamo fuori dall’Italia. C’erano vecchi amici dell’internazionale socialista. Ho sempre mantenuto i contatti con i progressisti. Uno di loro, autorevolissimo, straniero, mi racconta che avevano sondato alcuni personaggi illustri italiani, in vista delle elezioni”.
Perché all’estero avrebbero dovuto sondare proprio Ranucci?
“Forse perché avevano visto il suo servizio sui finanziamenti alle fondazioni di destra, anche negli Usa; in quel periodo se ne stava occupando. Comunque nel sondaggio Ranucci era andato fortissimo. Talmente bene che stentavo a crederci anche io. Poi questo socialista mi chiese se conoscessi qualche suo amico. Non so se sapesse del nostro legame, comunque gli ho risposto: ma è il mio migliore amico!”.
E a Ranucci l’ha mostrato, questo sondaggio americano?
“Si, ci siamo visti intorno a Natale, a cena. Mi ha risposto: sei impazzito. Mi riteneva farneticante. Non ne voleva sapere di entrare in politica”.
Perché allora ha continuato?
“È stato come con Berlusconi, con la casa di Montecarlo o con la compravendita dei senatori. Non è che aspetto il via libera, io agisco, poi a volte Berlusconi si incazzava, altre era d’accordo. Qualche tempo dopo quella cena con altri colleghi giornalisti, di cui ho grande stima, ragionavamo dei problemi della sinistra, della difficoltà di trovare un leader terzo. Mi è tornato in mente il sondaggio estero. Ho chiesto loro un aiuto per formulare i quesiti. L’ho fatto vedere anche a Sigfrido, che ha fatto qualche correzione finale. Poi ho fatto una colletta per pagare il sondaggista”.
E Ranucci ha contribuito?
“Mi aspettavo almeno 500 euro. Invece niente. Io ne ho messi mille, gli altri sono arrivati da amici che lo stimano e a cui poi ho offerto un paio di cene nel mio bistrot”.
Che responso ha dato il sondaggio?
"Non lo so. Lo stavano realizzando proprio nei giorni dei primi arresti... E ho chiesto di sospendere, per evitare che fosse falsato”.
Il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, in quota FdI, ha detto: “Chi aveva problemi con Report andava a cena da Lavitola”. Come se lei intercedesse sul suo amico conduttore.
“Ho già dato mandato al mio legale di querelarlo. Forse Corsini è abituato a fare così, nella sua carriera. Con Sigfrido si sarebbe rotta un’amicizia. Solo una volta gli chiesi di non esagerare per un servizio su Marcello Dell’Utri. Fece un pezzo cattivissimo, glielo dissi. E non ci parlammo per due settimane”.
Lo voleva candidare perché in Rai era in difficoltà?
“Il grande Gianni De Michelis diceva di me che sono monomaniaco ossessivo, per una cosa, diciamo... Ecco, Sigfrido è monomaniaco per Report, pensa solo a quello. E crede che Report può esserci solo in Rai”.
Lo voleva in politica per riavere un ruolo?
“No, dico la verità: io posso anche sembrare l’uomo nero, ma Sigfrido è una persona perbene e avrebbe potuto fare tante cose per questo Paese”.
Ora rischia di essere silurato dalla Rai.
“Lo spero. Così potrebbe fare i soldi, vivere ai Parioli anziché a Campo di Carne”.