SANREMO – È politico il personale, è politica il corpo dei leader e figuriamoci quello dell’(ex) generale. Sul mare di Sanremo Roberto Vannacci corre, suda, pedala, abbraccia, bacia, si spoglia e si sbraccia. Il «triathlon futurista» che ha lanciato per chiamare a raccolta i suoi nell’estremo ponente ligure, una mattinata di corse, pedalate e nuotate organizzate tra le spiagge, dice così quasi di più del programma di Futuro nazionale che verrà. Gli scogli del lido sono platea per pochi ma sufficientemente allargata dalle telecamere, e l’iniziativa vale un manifesto. Sarà vero che «se si facesse più sport ci sarebbero meno insicurezza e meno maranza», è la ricetta, e che «Le mie figlie fanno sport e la sera sono troppo stanche anche per uscire», la prova empirica. Ma la giornata è soprattutto l’occasione per farsi vedere dagli «altri che non ci vogliono», si definiscono i partiti della maggioranza di governo, sondaggi alla mano. «Mentre noi arriviamo in doppia cifra il tempo di un’esta…
SANREMO – È politico il personale, è politica il corpo dei leader e figuriamoci quello dell’(ex) generale. Sul mare di Sanremo Roberto Vannacci corre, suda, pedala, abbraccia, bacia, si spoglia e si sbraccia. Il «triathlon futurista» che ha lanciato per chiamare a raccolta i suoi nell’estremo ponente ligure, una mattinata di corse, pedalate e nuotate organizzate tra le spiagge, dice così quasi di più del programma di Futuro nazionale che verrà. Gli scogli del lido sono platea per pochi ma sufficientemente allargata dalle telecamere, e l’iniziativa vale un manifesto. Sarà vero che «se si facesse più sport ci sarebbero meno insicurezza e meno maranza», è la ricetta, e che «Le mie figlie fanno sport e la sera sono troppo stanche anche per uscire», la prova empirica. Ma la giornata è soprattutto l’occasione per farsi vedere dagli «altri che non ci vogliono», si definiscono i partiti della maggioranza di governo, sondaggi alla mano. «Mentre noi arriviamo in doppia cifra il tempo di un’estate».
All’ennesima iniziativa pensata per spingerne la scalata agli equilibri fragili della destra nazionale, Vannacci si presenta in maglia azzurra firmata Europe of Sovereign Nations, l’Esn, l’euro gruppo parlamentare a trazione Alternative für Deutschland di cui fa parte. La missione di giornata, però, è roba da ultradestra tutta nostra: c’è da tenere alta l’attenzione mediatica, cercare di abbassare un’età media di partito ancora piuttosto alta, ostentare slogan e ammiccamenti nostalgici, anche quando finiscono nel caricaturale. «Corriamo per temprarsi senza compromessi», si legge in locandina. «Prove fisiche per tutti i politici!», è la richiesta. Anche se alla partenza della biciclettata si presenta per primo Mario Borghezio, fresco di consacrazioni lefebvriane, che ammette di «non avere più il fisico» ma consiglia di «farsi la tessera di Fn, finché sarà facoltativa». E giù a ridere per la battuta, i camerati.
In serata, quando nella vicina Imperia i suoi risponderanno con saluti romani e inni al Duce alla contestazione dei centri sociali, Vannacci prenderà le distanze («Ci sono ottantadue anni di distanza tra me e il fascismo, io il saluto romano non l’ho mai fatto»). Sulla passeggiata di Sanremo però dice serio «Non vedo perché bisogna criticare tutto quello che è successo ottant’anni fa, ad esempio il modo positivo con cui lo sport è stato implementato nel Ventennio». «Non mi ispiro a Mussolini, guardiamo alla Grecia antica, a Roma o chi ha valorizzato il corpo e l’attività fisica», replica poi a chi gli chiede il senso della giornata. Ma l’effetto delle prove da atleta della sua base ligure, nonostante slanci e paragoni illustri («La nostra come la nuotata di Beppe Grillo nello Stretto di Sicilia? Ma se a metà l’hanno tirato su come un tonno»), farà più l’effetto di uno stacco dei Monty Phyton che dell’impresa dannunziana.
Alla biciclettata, una decina di chilometri tutti a pedalata assistita tranne la guida di partito, si accodano in venti: c’è il tempo per un’acqua frizzante al bar e si sprecano le battute sulla guida di Emanuele Pozzolo, a un mese dall’incidente in stato di ebbrezza che è costato la patente al parlamentare ombra di Vannacci. Qualche chilometro di corsa sotto il sole, e la pattuglia si assottiglia. Per la nuotata, i futuristi non arrivano neanche alla «sporca dozzina» tanto evocata dal loro capo: si tuffano in dieci, ma fino al largo l’ex generale nuota da solo. «Siamo seconde linee in tutto», si ammette tra i suoi.
Se Berlusconi faceva del proprio corpo una metafora del suo potere e Salvini un lasciapassare da uomo del popolo, a Vannacci insomma parrebbe bastare la propaganda sulla propria immagine personale. A pranzo si ritrova intorno soprattutto ex consiglieri comunali leghisti, qualche transfugo di CasaPound, l’ex candidato governatore ligure in quota Alemanno Alessandro Rosson e l’ex assessore genovese Francesca Maresca, sbarcato in Fn passando per il partito animalista di Michela Brambilla, le liste di Giovanni Toti e FdI. La rivendicazione tutta vannacciana del voler rappresentare «lo scarto», insomma, non è solo storytelling. Ma tanto basta per supportare l’ambizione del leader: fare l’ago della bilancia sul piano inclinato del centrodestra di governo. «Sono loro che dicono non ci vogliono, noi corriamo come Futuro nazionale e poi vediamo, che le alleanze si fanno pochi mesi prima delle elezioni, Vannacci non rincula», parla in terza persona il futurista. «Mi accusano di spaccare la destra, ma anzi, io voglio ampliarne il portafoglio. Mannaggia – lo dice davvero – chi estremizza sempre tutto».