Ma Valter Lavitola ci è o ci fa? Davvero ha messo quella bomba come «atto d’amore», la definizione è di Paolo Mieli, o forse qualcuno gli ha chiesto di farlo? Un «autoattentato», sussurrano da giorni i giornali che non vogliono bene a Ranucci. Una ricostruzione che il giornalista di Report ha liquidato come «fantascienza». Oppure qualcuno gli ha chiesto di fregare Report? Perché, qualsiasi sia stata la motivazione, un fatto è certo: per la prima volta il programma è stato sospeso. È attorno a queste domande che si muove la seconda fase dell’inchiesta della procura di Roma, partendo da alcuni punti fermi emersi anche grazie a quanto è stato trovato all’esito delle perquisizioni. Il primo riguarda proprio Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti è stato perquisito sabato sera mentre si trovava sotto casa con le valigie già caricate in auto. Aveva acquistato un biglietto aereo ed era pronto a partire per l’Africa. Una circostanza che lui ha spiegato come un viaggio programmato da tempo, ma c…
Ma Valter Lavitola ci è o ci fa? Davvero ha messo quella bomba come «atto d’amore», la definizione è di Paolo Mieli, o forse qualcuno gli ha chiesto di farlo? Un «autoattentato», sussurrano da giorni i giornali che non vogliono bene a Ranucci. Una ricostruzione che il giornalista di Report ha liquidato come «fantascienza». Oppure qualcuno gli ha chiesto di fregare Report? Perché, qualsiasi sia stata la motivazione, un fatto è certo: per la prima volta il programma è stato sospeso. È attorno a queste domande che si muove la seconda fase dell’inchiesta della procura di Roma, partendo da alcuni punti fermi emersi anche grazie a quanto è stato trovato all’esito delle perquisizioni. Il primo riguarda proprio Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti è stato perquisito sabato sera mentre si trovava sotto casa con le valigie già caricate in auto. Aveva acquistato un biglietto aereo ed era pronto a partire per l’Africa. Una circostanza che lui ha spiegato come un viaggio programmato da tempo, ma che gli investigatori hanno ritenuto sufficiente per intervenire immediatamente, sequestrando tre telefoni cellulari, due pendrive e sette pagine di appunti manoscritti. È su quel materiale che ora si concentra buona parte del lavoro dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. C’è poi un altro passaggio che gli investigatori stanno cercando di ricostruire. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, Lavitola avrebbe confidato ad alcuni interlocutori di augurarsi che qualcuno si comportasse con lui come, in passato, aveva fatto Silvio Berlusconi. Un riferimento che oggi viene riletto alla luce dell’inchiesta. Chi era quel «qualcuno»? E soprattutto, a chi pensava Lavitola quando immaginava un aiuto?
Un altro filone porta in Campania. I carabinieri hanno perquisito l’abitazione nel napoletano dove viveva Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense ritenuto il factotum di Lavitola e, soprattutto, l’uomo che avrebbe fatto da intermediario con il gruppo avellinese accusato di avere collocato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci.
La compagna di Gomes, rimasta in Italia dopo la partenza dell’uomo per il Camerun, è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Gli investigatori erano alla ricerca di elementi utili a ricostruire i contatti e i movimenti dell’intermediario nei giorni precedenti e successivi all’attentato: stanno cercando di tracciare gli ultimi spostamenti prima della partenza per il Camerun e di verificare se abbia mantenuto contatti con gli altri protagonisti della vicenda anche dopo l’esplosione del 16 ottobre.
Nelle ultime ore è stato sentito anche un giornalista di Report. È uno dei cronisti che negli anni ha seguito alcune delle inchieste più delicate della trasmissione, quelle che secondo Ranucci potrebbero avere costituito il possibile movente dell’attentato. Lo stesso giornalista aveva avuto anche contatti con Lavitola: un elemento che la procura ha deciso di approfondire per ricostruire natura e contenuti di quei rapporti.
Nelle prossime ore gli investigatori inizieranno l’analisi del contenuto dei tre telefoni e delle due pendrive sequestrate a Lavitola. Particolare attenzione sarà dedicata anche alle sette pagine di appunti trovate nella sua disponibilità. Non si tratterebbe, secondo quanto emerge, del questionario preparato per il sondaggio su una possibile candidatura politica di Ranucci, ma di altri manoscritti che potrebbero aiutare a decifrare le relazioni e i contatti dell’ex editore nei mesi precedenti all’attentato.
È così che gli inquirenti sperano di ricostruire definitivamente il movente dell’attentato e verificare se, oltre a Lavitola, vi siano altri soggetti che abbiano avuto un ruolo.