Gianni Cuperlo, deputato del Pd, la piazza di Napoli è andata male. La lunga campagna per le politiche parte in salita?
«Non ci sono campagne facili e questa lo sarà meno di altre. Non per qualche contestazione isolata, ma perché l’onda della destra esiste qui come nel resto dell’Europa. Di fronte alle guerre, a un riarmo globale mai più visto dopo il secondo conflitto mondiale, a un presidente degli Stati Uniti che ha diviso l’Occidente violentando la democrazia e il diritto internazionale, a una classe media depauperata, l’urgenza di un’alternativa è un dovere morale».
Ma il centrosinistra è diviso sulla politica estera. Le frasi di Giuseppe Conte, secondo cui la Russia non è una minaccia, come si conciliano con la posizione pro Ucraina del Pd?
«La condanna dell’invasione russa dell’Ucraina non è in discussione. E chi fosse Putin lo sapevamo almeno dall’assassinio di Anna Politkovskaya, dai crimini in Cecenia e Siria, dall’annessione della Crimea e dalla repressione di ogni dissenso…
Gianni Cuperlo, deputato del Pd, la piazza di Napoli è andata male. La lunga campagna per le politiche parte in salita?
«Non ci sono campagne facili e questa lo sarà meno di altre. Non per qualche contestazione isolata, ma perché l’onda della destra esiste qui come nel resto dell’Europa. Di fronte alle guerre, a un riarmo globale mai più visto dopo il secondo conflitto mondiale, a un presidente degli Stati Uniti che ha diviso l’Occidente violentando la democrazia e il diritto internazionale, a una classe media depauperata, l’urgenza di un’alternativa è un dovere morale».
Ma il centrosinistra è diviso sulla politica estera. Le frasi di Giuseppe Conte, secondo cui la Russia non è una minaccia, come si conciliano con la posizione pro Ucraina del Pd?
«La condanna dell’invasione russa dell’Ucraina non è in discussione. E chi fosse Putin lo sapevamo almeno dall’assassinio di Anna Politkovskaya, dai crimini in Cecenia e Siria, dall’annessione della Crimea e dalla repressione di ogni dissenso».
Ma come fare sintesi?
«Credo sia giusto cercare una via negoziale che preveda anche un compromesso territoriale, ma fino a quando non vi saranno segnali di una analoga volontà da parte di Mosca, bisogna continuare a sostenere la resistenza del popolo e del governo ucraino. Su questo discuteremo fino a trovare quella unità che in politica estera descrive autorevolezza e credibilità di un governo».
Anche Bettini però dice che Putin non è Hitler.
«Penso che il Pd con l’intera coalizione debbano perseguire l’utopia della pace, anche perché se solo pensiamo a Gaza, l’Europa ha perso la sua anima».
D’accordo, ma cosa risponde a Bettini?
«Hitler ha prodotto la Shoah e settanta milioni di morti. Noi dobbiamo combattere un pugno di dittatori, autocrati, affaristi e guerrafondai».
La destra resta forte nei sondaggi.
«Abbiamo una responsabilità, impedire che la destra fallimentare di questi anni di governo stravolga le regole con il solo obiettivo di occupare ogni spazio del potere sino al bottino più ambito: conquistare il Quirinale per riscrivere la storia della nostra democrazia».
Ma qual è il programma per convincere giovani e astensionisti?
«Penso che questo dibattere sul programma sia vedere solo un lato della luna. Di fronte al balzo tecnologico più potente della storia umana che investe economia, etica del profitto, libertà individuali, diritti della persona, arrivo a dirle che non basta avere un programma».
E cosa serve?
«Il tema è avere un pensiero su questo tempo della storia e quel pensiero, almeno dalla Marsigliese in avanti, non è mai stato un fatto privato, ma un valore collettivo che ha prodotto lotte e conflitti destinati a migliorare la vita di milioni di persone formando un popolo».
Ma il suo messaggio si articola soprattutto in funzione difensiva, anti destra. Non è poco?
«Non è così. Metto in fila le cose. Una legge sulla rappresentanza sindacale che blocchi la giungla dei contratti pirata, il salario minimo, la parità salariale uomo-donna, norme sulla sicurezza sul lavoro, portare la spesa sanitaria alla media europea, ripristinare l’Irpef come imposta unitaria, battersi contro i paradisi fiscali nel cuore dell’Europa. Questo programma vive già in azioni comuni delle opposizioni. Il punto è farlo vivere nel Paese, come fu con il primo Ulivo».
A Napoli è stato sbagliato escludere i centristi?
«Ha ragione Elly Schlein, non mettiamo veti o esclusioni. Quando denunci i rischi di uno stravolgimento della democrazia liberale nel cuore dell’Europa, la prima conseguenza è costruire l’unità più ampia possibile».
È giusto rinviare la manifestazione di Padova?
«Quel giorno sarà giusto essere tutti in Parlamento a condurre una battaglia contro una legge elettorale che la destra vuole imporre con un colpo di mano intollerabile».
Vannacci alla fine andrà con il centrodestra?
«Ma è già lì. Dice le stesse cose che diceva la presidente Meloni in campagna elettorale con la remigrazione al posto di porti chiusi e blocchi navali. La verità è che la partita è aperta e un centrosinistra largo può vincere».