Sarà il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni a recarsi a Washington, per partecipare al controverso vertice trumpiano contro la presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra” convocato il 16 luglio dal segretario di Stato Marco Rubio. Scelta maturata sull’asse Palazzo Chigi-Farnesina, dopo ore tribolate. L’invito era sulla scrivania del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Che consapevole delle polemiche, puntualmente scoppiate, aveva deciso sulle prime di spedire negli Usa un tecnico della nostra diplomazia. Non un politico. È stata invece la premier Giorgia Meloni, secondo fonti dell’esecutivo, a chiedere al vice di cambiare profilo. Anche perché a Washington si aspettavano un rappresentante politico del governo, non certo un ambasciatore.
Scartato subito Tajani, che avrebbe impegnato troppo il governo anche sul piano comunicativo e sul versante politico nei delicati equilibri con il resto delle cancellerie europee, si è deciso dunque di inca…
Sarà il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni a recarsi a Washington, per partecipare al controverso vertice trumpiano contro la presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra” convocato il 16 luglio dal segretario di Stato Marco Rubio. Scelta maturata sull’asse Palazzo Chigi-Farnesina, dopo ore tribolate. L’invito era sulla scrivania del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Che consapevole delle polemiche, puntualmente scoppiate, aveva deciso sulle prime di spedire negli Usa un tecnico della nostra diplomazia. Non un politico. È stata invece la premier Giorgia Meloni, secondo fonti dell’esecutivo, a chiedere al vice di cambiare profilo. Anche perché a Washington si aspettavano un rappresentante politico del governo, non certo un ambasciatore.
Scartato subito Tajani, che avrebbe impegnato troppo il governo anche sul piano comunicativo e sul versante politico nei delicati equilibri con il resto delle cancellerie europee, si è deciso dunque di incaricare un sottosegretario. Per qualche ora è stata valutata l’ipotesi di spedire negli Usa Edmondo Cirielli, che però ha i galloni di viceministro. Troppo. Infine, la scelta: tocca a Molteni. Sottosegretario di un ministero che ha la competenza specifica sulla materia del summit, l’antiterrorismo. Una mossa che si può spiegare così: da un lato, spedendo un politico, si può provare a ricucire con Donald Trump, dopo gli screzi in mondovisione degli ultimi mesi. La stessa Meloni, anche di recente, ha parlato di alcune «affinità» che restano con i rappresentanti della galassia Maga. Sul piano domestico, è un tentativo per non scoprirsi a destra, dove incalza Roberto Vannacci. Dall’altro lato, il fatto che la scelta sia ricaduta sul sottosegretario del ministero dell’Interno può spingere la tesi che il vertice sia tecnico e non politico. Insomma, si discuterà di antiterrorismo, niente di più. Anche se dall’altro lato dell’Oceano le polemiche impazzano e funzionari anonimi hanno riferito al Washington Post il timore che la Casa Bianca punti a normalizzare l’utilizzo di strumenti antiterrorismo per reprimere l’attivismo di sinistra.
Allarmi rimbalzati anche nello Stivale. L’opposizione batte sul chiodo. «Dopo il berretto di Tajani al Board of Peace, ecco una nuova indecorosa missione fuori porta per raccogliere altri gadget elettorali made by Maga», commenta Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei e oggi deputato Pd. Per la senatrice M5S Alessandra Maiorino, l’ipotesi di mandare un sottosegretario, «sarebbe inquietante, conferma l’affinità ideologica tra Meloni e Trump, un disperato tentativo della premier di rientrare nelle grazie del presidente americano». Avs ha già preparato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al ministro degli Esteri e alla premier. «Con ogni evidenza - dice Angelo Bonelli - non solo il rapporto con Trump non si è interrotto, ma la premier continua ad assecondare le politiche anti-democratiche del presidente degli Stati Uniti». Il quale, aggiunge il leader dei Verdi, considera «terrorismo ogni forma di dissenso» e «utilizza metodi autoritari per reprimerlo». Per il senatore di Italia Viva e membro del Copasir, Enrico Borghi, «non è avallando una nuova logica maccartista che il governo italiano potrà sperare di tornare agli antichi fasti del presunto “ponte” di Meloni». Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «se il governo fosse con la schiena dritta direbbe a Rubio che oggi non esiste un pericolo rosso transnazionale».