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Legge elettorale, emendamento sul voto ai fuorisede troppo rigido. Il Pd: “Così è solo un bluff”

(lapresse)

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La segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero: “Non può diventare la foglia di fico di un'operazione di potere”
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Polemica sul voto ai fuorisede così come pensato dal centrodestra nella riforma della legge elettorale. La soluzione trovata, infatti, è la cosiddetta residenza bis: consentire l’iscrizione nelle liste elettorali a chi ha dichiarato, entro il 31 dicembre precedente, il domicilio in un comune diverso dal proprio in cui si trova da almeno nove mesi.

Il Pd, per bocca della segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero, attacca: "Il voto fuorisede, nella legge elettorale di Meloni, semplicemente non c'era: il governo aveva scritto l'esclusione nel testo originario e ora prova a rattopparla con un emendamento. Ma su questa legge la questione non è il merito degli emendamenti: è il metodo. Nessun emendamento la rende accettabile, perché una legge elettorale scritta dalla maggioranza contro il Parlamento è una forzatura istituzionale intollerabile, e resta tale anche se ci si appende un diritto sacrosanto per giustificarla”.

Polemica sul voto ai fuorisede così come pensato dal centrodestra nella riforma della legge elettorale. La soluzione trovata, infatti, è la cosiddetta residenza bis: consentire l’iscrizione nelle liste elettorali a chi ha dichiarato, entro il 31 dicembre precedente, il domicilio in un comune diverso dal proprio in cui si trova da almeno nove mesi.

Il Pd, per bocca della segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero, attacca: "Il voto fuorisede, nella legge elettorale di Meloni, semplicemente non c'era: il governo aveva scritto l'esclusione nel testo originario e ora prova a rattopparla con un emendamento. Ma su questa legge la questione non è il merito degli emendamenti: è il metodo. Nessun emendamento la rende accettabile, perché una legge elettorale scritta dalla maggioranza contro il Parlamento è una forzatura istituzionale intollerabile, e resta tale anche se ci si appende un diritto sacrosanto per giustificarla”.

Per Libero “il voto fuorisede non può diventare la foglia di fico di un'operazione di potere. Del resto basta guardare il rattoppo per capire come la pensano davvero: il requisito dei 9 mesi per il riconoscimento dello status di fuorisede è una tagliola che lascia fuori migliaia di persone e colpisce anche chi si sposta per motivi di cura”.

C’è poi un’amara constatazione: "Ci sono voluti otto anni. Otto anni di silenzi, di rinvii, di diritti negati a cinque milioni di persone. E ora la destra scopre che il voto fuorisede esiste. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, se non fosse che questo ritardo ha un nome preciso: calcolo politico. Per tre anni il governo ha tenuto sepolta in Parlamento la proposta di legge 'Voto Dove Vivo', sostenuta dal Partito democratico e da tutte le opposizioni, l'unica che garantirebbe questo diritto in modo stabile e definitivo. Nel frattempo ha concesso sperimentazioni solo quando gli faceva comodo, trattando un diritto costituzionale come una merce di scambio. E anche adesso che ci arriva, ci arriva male, perché arriva nel posto sbagliato".

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