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Report, La Russa attacca Schlein: “Difese Ranucci, che imbarazzo”

(agf)

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I dem replicano: non faccia il capo partito. FdI insiste sui legami tra le inchieste tv e il faccendiere. Il conduttore: “Nessun condizionamento”. E la redazione fa quadrato
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È deciso a vendere cara la pelle, Sigfrido Ranucci. Non intende mollare, né farsi sfregiare da chi lo accusa, in particolare Fratelli d’Italia, di aver imbastito alcune inchieste tv su input di Valter Lavitola, il faccendiere che, secondo la Dda di Roma, sarebbe il mandante della bomba fatta esplodere davanti alla sua villetta per regalargli l’aura del cronista senza macchia e senza paura. La stessa trincea alzata dalla redazione di Report, pronta a far quadrato intorno allo storico conduttore e a denunciare una campagna politica ordita per indebolire uno degli ultimi presidi di giornalismo investigativo della Rai.

Ennesimo capitolo di una saga destinata a durare chissà per quanto. Incrudelita dalle indiscrezioni su un possibile cambio alla guida del programma, che però al momento l’azienda considera prematuro. La linea che trapela dai vertici è quella dell’attesa, legata agli sviluppi giudiziari. E la scelta di sospendere le repliche estive della trasmissione — si ribadisce — è solo …

È deciso a vendere cara la pelle, Sigfrido Ranucci. Non intende mollare, né farsi sfregiare da chi lo accusa, in particolare Fratelli d’Italia, di aver imbastito alcune inchieste tv su input di Valter Lavitola, il faccendiere che, secondo la Dda di Roma, sarebbe il mandante della bomba fatta esplodere davanti alla sua villetta per regalargli l’aura del cronista senza macchia e senza paura. La stessa trincea alzata dalla redazione di Report, pronta a far quadrato intorno allo storico conduttore e a denunciare una campagna politica ordita per indebolire uno degli ultimi presidi di giornalismo investigativo della Rai.

Ennesimo capitolo di una saga destinata a durare chissà per quanto. Incrudelita dalle indiscrezioni su un possibile cambio alla guida del programma, che però al momento l’azienda considera prematuro. La linea che trapela dai vertici è quella dell’attesa, legata agli sviluppi giudiziari. E la scelta di sospendere le repliche estive della trasmissione — si ribadisce — è solo una misura prudenziale, non un atto punitivo. Tant’è che resta visibile su RaiPlay, mentre la squadra continua a lavorare alle nuove puntate che ripartiranno l’8 novembre. Un modo per ribadire che Report non è, come mai è stato, in discussione.

Intanto però la bufera politica, anziché placarsi, si allarga. In prima fila, il partito di Giorgia Meloni, tornato di nuovo ieri a battere sulle “relazioni pericolose” tra Ranucci e Lavitola che — come recita l’esposto in procinto di essere depositato in procura — potrebbero aver ispirato alcune ricostruzioni messe in onda su Rai3. «Report va in vacanza», ha scritto FdI sui suoi canali social, «ci auguriamo che la redazione approfitti della pausa estiva per fare chiarezza sull’amicizia tra il conduttore e Lavitola».

Un’accusa respinta con forza da Ranucci, che nega di essere stato influenzato nel suo lavoro: «Nessuna inchiesta è stata condizionata» dal faccendiere, come «possono testimoniare tutti i collaboratori» del programma. «Quindi l’esposto di Fratelli d’Italia si basa su presupposti del tutto errati».

Ci pensa però Ignazio La Russa a far fare un salto di qualità alla polemica, rilanciando il video in cui Elly Schlein parlava dell’attentato al conduttore e dei rischi per la libertà di stampa «quando l’estrema destra è al governo». Caustico il commento della seconda carica dello Stato: «Che imbarazzo». Subito contestato dal Pd. Da Francesco Boccia a Walter Verini, la replica è corale: dal suo ruolo istituzionale, il presidente del Senato «non può fare il capo partito».

La prova di quanto il futuro di Report sia in bilico. Reso ancora più incerto dalle voci, circolate nelle ultime ore, di forti tensioni interne al programma. Respinte tuttavia con forza dalla redazione, che ha espresso piena fiducia al conduttore e denunciato il «fango» sparso da alcuni partiti con un obiettivo preciso. «Chi porta avanti queste campagne — hanno scritto i giornalisti — lo fa per ragioni esclusivamente politiche, finalizzate a far scomparire uno dei pochi spazi di giornalismo autenticamente libero e indipendente nel Paese».

Il caso, dunque, va oltre la singola vicenda giudiziaria. Lo scontro su Ranucci diventa l’ennesimo fronte della guerra sulla Rai: il confine tra controllo politico e autonomia editoriale, tra vigilanza e pressioni sulla Tv di Stato. Una partita che si annuncia lunga e che gli sviluppi dell’inchiesta su Lavitola rischia di rendere incandescente.

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