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Sicurezza, nuova stretta in arrivo:fermo preventivo esteso ai vigili

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Vannacci spaventa il governo. Oggi ddl in cdm: il nodo degli organici delle forze dell’ordine. Forfait di Molteni, Prisco dagli Antifa
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La novità è tutta in una riga, ma racconta la direzione che il governo intende prendere. Il fermo preventivo, lo strumento che consente di trattenere fino a dodici ore una persona quando vi sia un concreto e attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, potrebbe essere esteso anche alla polizia locale. È questa la modifica più significativa al nuovo pacchetto sicurezza che oggi potrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri e che stamattina sarà oggetto di un ultimo vertice tecnico a Palazzo Chigi L’obiettivo dichiarato è rafforzare il contrasto a maranza, baby gang e fenomeni di microcriminalità urbana. Ma dietro la scelta c’è anche un ragionamento politico. Non farsi scavalcare a destra da Vannacci sul tema della sicurezza.

Una paura aumentata nelle ultime ore: ha colpito l’enorme quantità di commenti favorevoli raccolti sui social dal video del dirigente di Futuro Nazionale che a San Benedetto del Tronto colpisce un migrante con evidenti problemi psichici che st…

La novità è tutta in una riga, ma racconta la direzione che il governo intende prendere. Il fermo preventivo, lo strumento che consente di trattenere fino a dodici ore una persona quando vi sia un concreto e attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, potrebbe essere esteso anche alla polizia locale. È questa la modifica più significativa al nuovo pacchetto sicurezza che oggi potrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri e che stamattina sarà oggetto di un ultimo vertice tecnico a Palazzo Chigi L’obiettivo dichiarato è rafforzare il contrasto a maranza, baby gang e fenomeni di microcriminalità urbana. Ma dietro la scelta c’è anche un ragionamento politico. Non farsi scavalcare a destra da Vannacci sul tema della sicurezza.

Una paura aumentata nelle ultime ore: ha colpito l’enorme quantità di commenti favorevoli raccolti sui social dal video del dirigente di Futuro Nazionale che a San Benedetto del Tronto colpisce un migrante con evidenti problemi psichici che stava creando disagi alla circolazione. Al di là delle polemiche sul singolo episodio, a Palazzo Chigi quel consenso è stato letto come il segnale di una domanda crescente di interventi immediati contro il degrado e l’insicurezza.

È anche per questo che negli ultimi giorni sono stati consultati i vertici delle forze di polizia per verificare la praticabilità della misura. Il problema, spiegano fonti coinvolte nel confronto, è anzitutto quello degli organici. Polizia e carabinieri non riescono a garantire una presenza capillare in tutti i contesti urbani, mentre proprio le polizie municipali sono quelle che quotidianamente intervengono nelle piazze, nei parchi e nelle aree interessate da bivacchi e situazioni di degrado. Da qui la richiesta di attribuire anche agli agenti della polizia locale gli stessi strumenti operativi. Non tutti, però, sono convinti. Forza Italia continua a manifestare perplessità sia sul piano giuridico sia su quello dell’opportunità politica. Anche per questo stamattina è in programma un nuovo confronto a Palazzo Chigi per definire il testo definitivo. Ma l’orientamento della presidente del Consiglio, riferiscono diverse fonti di maggioranza, è quello di andare avanti.

Ma la lite sul fermo ad opera di ghisa e pizzardoni non è l’unica frizione delle ultime ore in maggioranza e che lambisce il Viminale. Matteo Salvini ha bloccato ieri la partecipazione del sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni, alla controversa riunione trumpiana contro la presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”, vertice convocato il 16 luglio dal segretario di Stato, Marco Rubio. Un pasticcio, per il governo. Antonio Tajani sulle prime aveva risposto agli Usa: mandiamo un funzionario, non un politico. La premier ha ordinato un cambio di rotta, gradito oltreoceano: spediamo un sottosegretario. Agli Interni, appunto. Meloni e il titolare degli Esteri avevano anche trovato il nome giusto, indicando il leghista Nicola Molteni. Ma Salvini non ne sapeva nulla. E «tra alleati non si fa così», si è sfogato con i suoi. Risultato: il titolare del Mit ieri ha dichiarato pubblicamente, al Tg3, che Molteni non volerà negli Usa. «Abbiamo degli interventi sul patto immigrazione da seguire in commissione, quindi non penso che riuscirà ad andare. Poi se il governo italiano manderà qualcun altro, non so». Risultato: alla volta di Washington partirà un altro sottosegretario all’Interno, ma stavolta meloniano doc, Emanuele Prisco. A prova di rinuncia.

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