L’ordine di scuderia è chiaro: fare muro. In fondo a una giornata di incontri e colloqui ai massimi livelli, la strategia delle opposizioni non cambia: il centrosinistra si presenterà unito alla battaglia d’aula contro il Melonellum, la riforma elettorale imposta dal centrodestra per paura di perdere le prossime politiche e perciò disposto a tutto pur di farla passare.
Obiettivo eguale e contrario a quello della minoranza, decisa invece a fermare una legge «in larga parte incostituzionale», specie là dove si prevede un premio di maggioranza abnorme, che consentirebbe alla coalizione vincente di eleggersi da sola il presidente della Repubblica e a cascata i giudici costituzionali. Congegnata dai meloniani in modo tale da risultare «inemendabile» e dunque da respingere in toto.
L’ordine di scuderia è chiaro: fare muro. In fondo a una giornata di incontri e colloqui ai massimi livelli, la strategia delle opposizioni non cambia: il centrosinistra si presenterà unito alla battaglia d’aula contro il Melonellum, la riforma elettorale imposta dal centrodestra per paura di perdere le prossime politiche e perciò disposto a tutto pur di farla passare.
Obiettivo eguale e contrario a quello della minoranza, decisa invece a fermare una legge «in larga parte incostituzionale», specie là dove si prevede un premio di maggioranza abnorme, che consentirebbe alla coalizione vincente di eleggersi da sola il presidente della Repubblica e a cascata i giudici costituzionali. Congegnata dai meloniani in modo tale da risultare «inemendabile» e dunque da respingere in toto.
«Per noi è irricevibile», concordano i capigruppo di Pd, M5S e Avs in commissione Affari costituzionali riuniti ieri mattina nel primo summit di giornata. «Faremo una battaglia senza sconti, a viso aperto, punto su punto», spiega il rossoverde Filiberto Zaratti. Anticipando la linea che verrà tenuta oggi pomeriggio nell’emiciclo di Montecitorio: accantonata l’ipotesi dell’Aventino, l’idea è quella di chiedere una raffica di voti segreti per provare a far emergere le divisioni in seno a una maggioranza dilaniata dalle liti interne. Una guerriglia finalizzata ad amputare il testo con l’aiuto dei franchi tiratori annidati nelle fila avversarie. Strategia che naturalmente potrà essere ritoccata in corso d’opera, in base a come si svilupperà il dibattito parlamentare.
Stamattina i gruppi di opposizioni si vedranno per mettere a punto gli ultimi dettagli. Ma la tattica di massima sembra ormai stabilita. I singoli partiti progressisti voteranno insieme (a prescindere dal merito) tutti gli emendamenti degli alleati. E bocceranno quelli del centrodestra. Un modo, anche, per nascondere le crepe sulla questione delle preferenze, su cui il campo largo non ha una ricetta condivisa. M5S e Iv sono a favore e infatti hanno depositato due diverse proposte per reintrodurle. Il Pd è spaccato (il presidente Stefano Bonaccini è per il sì, mentre la vice Chiara Gribaudo ha sottoscritto l’appello bipartisan che va in direzione opposta perché penalizzerebbero la rappresentanza femminile). Avs è nettamente contraria e ha presentato uno schema di legge elettorale che ricalca il Provincellum, un proporzionale puro con collegi uninominali, come +Europa che però preferirebbe tornare al Mattarellum, dotato di una poderosa correzione maggioritaria.
Un florilegio di emendamenti scatenato dalla fuga in avanti dei Cinquestelle che, senza avvertire nessuno, ne hanno presentato uno proprio sulle preferenze, insieme al no all’indicazione del candidato premier sul programma e alla riduzione del premio di maggioranza. Mossa che non ha entusiasmato i partner della coalizione, i quali avrebbero preferito tenersi fuori e lasciare alla maggioranza la responsabilità di modificare un testo scritto e approvato in commissione in splendida solitudine. Ma il M5S non ci sta e puntualizza: «Pur portando avanti una battaglia comune, bisogna smascherare il centrodestra che prova a truffare gli italiani con i capolista bloccati». Ancor più esplicita Chiara Appendino: «Il Movimento è storicamente per il proporzionale e per le preferenze. Noi saremo in aula a lottare contro questo obbrobrio voluto da Giorgia Meloni».