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Preferenze, destra divisa e dal testo sparisce l’alternanza di genere

(ansa)

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Legge elettorale, al via oggi le votazioni alla Camera: FdI, Lupi e Udc a favore, Lega e FI non firmano. Salvini: “Per me nessun problema”
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Un capolista bloccato e la possibilità di esprimere fino a un massimo di tre preferenze su una lista di sei nomi, con alternanza di genere. Alternanza di genere che invece non è prevista per i capolista delle diverse circoscrizioni. Non solo. Il secondo candidato può essere dello stesso sesso del precedente. Viene meno quindi il principio del 60% e 40% che garantisce un’equa distribuzione di uomini e donne nelle cariche elettive e nelle candidature. Questi i contenuti dell’emendamento alla legge elettorale depositato da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc. Quello più discusso e controverso. Quello che spacca a metà la maggioranza.

La proposta di modifica non porta la firma di Forza Italia e Lega. Entrambi i partiti hanno in programma di riunire i gruppi parlamentari questa mattina alle 12 prima che l’Aula inizi a esaminare il testo. «Diamo loro il tempo di confrontarsi al proprio interno: ovviamente auspichiamo che venga sostenuto da tutto il centrodestra», dice Giovanni Donzelli ch…

Un capolista bloccato e la possibilità di esprimere fino a un massimo di tre preferenze su una lista di sei nomi, con alternanza di genere. Alternanza di genere che invece non è prevista per i capolista delle diverse circoscrizioni. Non solo. Il secondo candidato può essere dello stesso sesso del precedente. Viene meno quindi il principio del 60% e 40% che garantisce un’equa distribuzione di uomini e donne nelle cariche elettive e nelle candidature. Questi i contenuti dell’emendamento alla legge elettorale depositato da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc. Quello più discusso e controverso. Quello che spacca a metà la maggioranza.

La proposta di modifica non porta la firma di Forza Italia e Lega. Entrambi i partiti hanno in programma di riunire i gruppi parlamentari questa mattina alle 12 prima che l’Aula inizi a esaminare il testo. «Diamo loro il tempo di confrontarsi al proprio interno: ovviamente auspichiamo che venga sostenuto da tutto il centrodestra», dice Giovanni Donzelli che per i Fratelli ha seguito da vicino il dossier. «Si tratta di un emendamento in cui le preferenze sono sostenibili», spiega il responsabile organizzazione del partito di Giorgia Meloni e ammette che «un emendamento con la preferenza secca non sarebbe mai passato con i voti segreti». Anche Maurizio Lupi si dice convinto che «il centrodestra troverà una sintesi». E il presidente del Senato Ignazio La Russa parla di una proposta di modifica frutto di mediazione.

Da Matteo Salvini arriva un’altra apertura, che però non si traduce, almeno per ora, nella firma all’emendamento: «Non abbiamo, al mercato, compensazioni da chiedere. Io sono sempre stato eletto sia in Europa sia nel comune di Milano con le preferenze e quindi per quello che mi riguarda, non sarebbe un problema».

Il Movimento 5 Stelle prova a stanare la maggioranza con una proposta di modifica, a prima firma Ricciardi, in cui viene chiesta la soppressione del listone bloccato, quindi la reintroduzione delle preferenze. Ma il Pd non lo segue. Tanto che FdI ironizza: «Qualcuno ha notizie dell’emendamento del Pd sulle preferenze?», incalza il relatore Angelo Rossi. Il partito di Conte chiede anche la riduzione del premio di governabilità, dai 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato previsti dal testo della maggioranza a 50 e 25 e la soppressione dell’indicazione del candidato premier. «Noi vogliamo preferenze autentiche per come i cittadini le conoscono e le chiedono», attacca il vicepresidente M5S Michele Gubitosa. Su una posizione non troppo distante anche Osvaldo Napoli di Azione, secondo il quale «se Giorgia Meloni pensa di reintrodurre il voto di preferenza secondo le modalità previste nell’emendamento depositato allora siamo alla presa in giro».

Tra gli oltre 200 emendamenti presentati al testo, dalla maggioranza ne arriva uno, in questo caso unitario, che punta a ridurre il numero delle circoscrizioni estere per arrivare a due per l’elezione dei deputati e a una per i senatori. Secca la critica del Partito democratico che per bocca del responsabile per gli Italiani nel mondo, Luciano Vecchi, parla di «legge vergogna» a cui «ci opporremo con tutte le nostre forze».

Oggi inizia la maratona in Aula. Previste ventidue ore di dibattito con possibilità di sedute notturne e voti segreti che potrebbero mettere in difficoltà la maggioranza.

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