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Fine vita, inchiesta del Cnr sugli ingegneri che hanno messo a punto il macchinario usato da Libera

Il macchinario per il fine vita messo a punto dal Cnr 

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Dopo gli attacchi dell’opposizione al presidente Lenzi, avviato un audit interno nel quale si chiedono informazioni al capo dipartimento Campana e a un suo collaboratore sulle ore di lavoro impiegate e sulle componenti utilizzate
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Clima pesante, e due audit interni avviati in questi giorni, al Cnr. La causa dell’agitazione è il dispositivo usato per il suicidio medicalmente assistito da Libera, la donna toscana che si è iniettata il farmaco letale il 25 marzo. A metterlo a punto è stato il direttore del dipartimento di Ingegneria, Emilio Campana. Già di fronte alle commissioni Sanità e Giustizia del Senato, nel giugno scorso, si era capito che qualcosa non andava. Andrea Lenzi, medico endocrinologo nominato un anno fa alla guida del Consiglio nazionale delle Ricerche dalla ministra all’Università Anna Maria Bernini, aveva preso una posizione in netto contrasto con lo stesso Campana. In pratica, facendo scatenare le polemiche dell’opposizione, aveva sostenuto che un macchinario per il fine vita nemmeno esisteva, mentre successivamente Campana aveva raccontato il suo lavoro, parlando di apparecchiatura “riproducibile” e “adattabile al paziente”. I rapporti sono così diventanti tesi.

Il Cnr in difficoltà

Ebbene, e…

Clima pesante, e due audit interni avviati in questi giorni, al Cnr. La causa dell’agitazione è il dispositivo usato per il suicidio medicalmente assistito da Libera, la donna toscana che si è iniettata il farmaco letale il 25 marzo. A metterlo a punto è stato il direttore del dipartimento di Ingegneria, Emilio Campana. Già di fronte alle commissioni Sanità e Giustizia del Senato, nel giugno scorso, si era capito che qualcosa non andava. Andrea Lenzi, medico endocrinologo nominato un anno fa alla guida del Consiglio nazionale delle Ricerche dalla ministra all’Università Anna Maria Bernini, aveva preso una posizione in netto contrasto con lo stesso Campana. In pratica, facendo scatenare le polemiche dell’opposizione, aveva sostenuto che un macchinario per il fine vita nemmeno esisteva, mentre successivamente Campana aveva raccontato il suo lavoro, parlando di apparecchiatura “riproducibile” e “adattabile al paziente”. I rapporti sono così diventanti tesi.

Il Cnr in difficoltà

Ebbene, evidentemente il lavoro dell’ingegnere, richiesto dal Tribunale di Firenze che ha deciso sul caso di Libera, ha messo in difficoltà i vertici del Cnr, in particolare di fronte a una maggioranza che quando si parla di fine vita si ritrae, tanto da non essere stata in grado di mettere a punto la legge sul tema, richiesta ormai da anni e più volte dalla Corte Costituzionale.

I due audit

Qualche giorno fa il direttore generale del Cnr, Jacopo Greco, ha così inviato a due lettere che annunciano l’apertura di un’inchiesta: a Campana e a Francesco La Gala, che ha collaborato con il direttore occupandosi del sofware dell’attrezzatura. “Si comunica che questa Direzione ha avviato un audit interno amministrativo contabile in relazione all’incarico di ausiliario del giudice ai sensi dell’art. 68 c.p.c. conferito a codesto dipartimento dal Tribunale di Firenze”, è scritto nella lettera indirizzata a Campana. Più di recente sono arrivate anche le contestazioni, alle quali il direttore di dipartimento dovrà rispondere entro il 20 luglio. Le domande sono sette. Ad esempio viene chiesto quante ore di lavoro sono state impiegate per mettere a punto il macchinario, dove si è svolta l’attività, se in locali del Cnr o altrove, di indicare tutte le componenti del dispositivo e dove sono state reperite. Il tutto per un lavoro che è stato svolto su incarico diretto di un giudice. Infine, si vuole sapere come mai la pompa di infusione usata per somministrare il farmaco letale non abbia il marchio Ce (ma in realtà il certificato ci sarebbe, messo a disposizione dall’importatore). Campana non ha preso denaro, come sempre il Cnr si fa solo rimborsare le spese, in questo caso necessarie per uno strumento poi passato nella proprietà della Asl Toscana Nord-Ovest, che aveva dato il consenso al suicidio di Libera.

Come funziona il dispositivo

Il dispositivo messo a punto da Campana serve a coloro che ottengono l’autorizzazione al suicidio assistito ma non sono in grado di somministrarsi da soli il farmaco letale. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, Libera aveva ottenuto che il giudice di Firenze chiedesse al Cnr di metterle a disposizione un macchinario che l’aiutasse. Il dispositivo consiste in un monitor come quelli utilizzati dai malati che non si possono muovere, ad esempio colpiti dalla Sla. Grazie a un puntatore oculare il paziente sposta un cursore sullo schermo e, in base a una procedura in tre fasi, dà l’avvio alla somministrazione. Collegata allo schermo con un cavo c’è una pompa infusionale di quelle comunemente usate negli ospedali. L’apparecchiatura apre il tubo del deflussore della flebo che contiene il farmaco, che così viene iniettato.

La certificazione e l’attesa della donna di Napoli

In questo momento il macchinario si trova presso una azienda specializzata in certificazioni tecniche dell’hinterland fiorentino. La Regione e la Asl hanno infatti deciso di avviare una procedura che permetta, appunto attraverso la certificazione, di renderlo disponibile anche per altre persone. Il passaggio è considerato necessario, perché l’apparecchiatura era stata realizzata su richiesta della magistratura per un singolo caso. Ci vorranno ancora un paio di settimane per concludere tutti i passaggi. Intanto a Napoli c’è una donna, assistita dall’associazione Coscioni come la stessa Libera, che ha l’autorizzazione della Asl al suicidio assistito ma soffre di Sla e quindi non è in grado di muoversi.

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