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I trucchi della destra per abolire la parità di genere nelle liste

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La norma bocciata faceva saltare l’obbligo del 60% nell’alternanza. Scontro in aula: “Siamo brave, basta quote”, “Scaricate le donne”
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Il tentativo di abolire la parità di genere nella composizione delle liste elettorali. Emerge tra le righe dell’emendamento di FdI poi bocciato. E accende l’aula di Montecitorio. Infiamma il dibattito e smaschera un possibile passo indietro nella spinta a un riequilibrio del numero di uomini e donne negli organi elettivi.

«Lasciate che ci votino perché siamo brave. Lasciate perdere le quote», rivendica la deputata di Futuro nazionale, Laura Ravetto, sfidando l’opposizione. E Chiara Braga, capogruppo Pd: «Non tutte - rinfaccia all’ex leghista - abbiamo cambiato partito per avere un seggio assicurato. Noi ci preoccupiamo anche delle altre donne». Ed Elly Schlein si alza per prima a battere le mani. D’altronde era stata la segretaria del Pd, in mattinata, a far notare che Giorgia Meloni, con l’emendamento che introduceva una quota di preferenze in realtà «scaricava la donne».

Il tentativo di abolire la parità di genere nella composizione delle liste elettorali. Emerge tra le righe dell’emendamento di FdI poi bocciato. E accende l’aula di Montecitorio. Infiamma il dibattito e smaschera un possibile passo indietro nella spinta a un riequilibrio del numero di uomini e donne negli organi elettivi.

«Lasciate che ci votino perché siamo brave. Lasciate perdere le quote», rivendica la deputata di Futuro nazionale, Laura Ravetto, sfidando l’opposizione. E Chiara Braga, capogruppo Pd: «Non tutte - rinfaccia all’ex leghista - abbiamo cambiato partito per avere un seggio assicurato. Noi ci preoccupiamo anche delle altre donne». Ed Elly Schlein si alza per prima a battere le mani. D’altronde era stata la segretaria del Pd, in mattinata, a far notare che Giorgia Meloni, con l’emendamento che introduceva una quota di preferenze in realtà «scaricava la donne».

A guardar bene, erano diversi i trucchetti inseriti nella proposta di modifica per far saltare l’alternanza uomo-donna nelle liste e la garanzia di una rappresentanza di genere non superiore al 60%. Primo fra tutti veniva soppresso il passaggio del Rosatellum secondo cui, nei collegi plurinominali, «nessuno dei due generi può essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima».

Questo passaggio veniva totalmente abolito. Non solo. Secondo la proposta di modifica firmata da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc, i capilista non avrebbero dovuto rispettare l’alternanza di genere, dunque avrebbero potuto essere anche tutti uomini. Di più. Il secondo candidato in lista avrebbe potuto essere dello stesso genere del capolista. Solo dal terzo in poi sarebbe stato necessario rispettare l’alternanza di genere.

L’opposizione ha denunciato il tentativo della maggioranza. Anche Maria Elena Boschi di Italia viva è intervenuta in modo molto duro, ma in realtà la protesta delle donne è stata trasversale e ha coinvolto, in parte, anche quelle di centrodestra. Anche per questo è saltato il banco.

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