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La crociata di Trump contro l’inesistente movimento Antifa e gli emuli del tycoon in Europa e Italia

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Origini e obiettivi della campagna avviata dal presidente Usa che è alla base del vertice di Washington
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Il nuovo spauracchio, la minaccia inesistente, ma funzionale ad una narrazione che punta alla repressione: "Antifa". Un’organizzazione che non esiste, ma che diventa un'etichetta sempre più utilizzata per ricondurre sotto un'unica categoria l'universo dell'antifascismo militante e, più in generale, qualsiasi forma di conflitto. Tra il rinnovato e sempreverde "pericolo comunista", un po’ in stile maccartista, e il dispositivo retorico che infila dentro questa etichetta chiunque dissenta o si opponga alle politiche della destra internazionale.

Ma partendo dal dato di cronaca, Giorgia Meloni ha deciso che l'Italia al vertice internazionale convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio per la lotta al cosiddetto "terrorismo rosso". Il nostro Paese non invia un semplice diplomatico in veste di osservatore, come inizialmente previsto, ma un rappresentante politico del governo. Dopo il balletto tra il leghista Nicola Molteni e il sottosegretario Emanuele Prisco, sarà proprio quest'…

Il nuovo spauracchio, la minaccia inesistente, ma funzionale ad una narrazione che punta alla repressione: "Antifa". Un’organizzazione che non esiste, ma che diventa un'etichetta sempre più utilizzata per ricondurre sotto un'unica categoria l'universo dell'antifascismo militante e, più in generale, qualsiasi forma di conflitto. Tra il rinnovato e sempreverde "pericolo comunista", un po’ in stile maccartista, e il dispositivo retorico che infila dentro questa etichetta chiunque dissenta o si opponga alle politiche della destra internazionale.

Ma partendo dal dato di cronaca, Giorgia Meloni ha deciso che l'Italia al vertice internazionale convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio per la lotta al cosiddetto "terrorismo rosso". Il nostro Paese non invia un semplice diplomatico in veste di osservatore, come inizialmente previsto, ma un rappresentante politico del governo. Dopo il balletto tra il leghista Nicola Molteni e il sottosegretario Emanuele Prisco, sarà proprio quest'ultimo, esponente di Fratelli d'Italia, a volare verso Washington. Una scelta che, al di là dell'aspetto protocollare, ha un forte significato politico: tra i grandi Paesi europei l'Italia rischia infatti di essere l'unica a sedere a pieno titolo al tavolo di un'iniziativa che molti governi del continente vedono con perplessità.

Il punto è che il summit rappresenta uno dei tasselli della nuova strategia dell'amministrazione Trump. Da mesi Washington sostiene che la galassia "Antifa" costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale e internazionale. L'obiettivo dichiarato è costruire una cooperazione tra governi contro quello che la Casa Bianca considera un circuito estremista transnazionale.

Da poco tempo a questa parte il termine "Antifa" ha assunto un ruolo sempre più centrale nella narrazione delle destre radicali occidentali, che nel frattempo sono diventate forze di governo, o aspiranti tali, e con una forte capacità di egemonia nel dibattito pubblico. Specie sui social, i cui algoritmi privilegiano contenuti divisivi, dai toni concitati, più congeniale ad una retorica di destra. Dopodiché il termine “Antifa” non identifica un'organizzazione internazionale, che di fatto non esiste, ma un insieme molto eterogeneo di collettivi, movimenti, reti e militanti antifascisti, antirazzisti, ambientalisti. Eppure, è sempre più spesso utilizzato come categoria unitaria, quasi fosse un soggetto politico globale dotato di una propria struttura e di una propria strategia.

Una trasformazione che il volume Antifascismo illegale, curato da Mattia Tombolini e pubblicato da Momo Edizioni, prova a ricostruire come un fenomeno internazionale. Nel libro si racconta come sia emersa una convergenza tra governi, partiti e movimenti dell'ultradestra internazionale nel presentare l'antifascismo come una questione di sicurezza pubblica anziché come uno dei principi fondativi delle democrazie europee. Grazie a una progressiva circolazione di linguaggi, modelli legislativi e campagne politiche promosse spesso da influencer d’area, si finisce per produrre lo stesso risultato: trasformare gli "Antifa" in un nemico interno. Ultimo esempio, la Lega che a marzo fa la sua proposta di legge per mettere al bando il movimento degli “Antifa” e quello anarchico definendoli un’associazione terroristica. Peccato che non esista alcun movimento "Antifa" o un partito anarchico.

Il passaggio decisivo non nasce nelle aule dei tribunali ma molto prima, sul piano culturale. Prima vengono normalizzate parole e concetti un tempo confinati all'estrema destra, dalla "remigrazione" alla "sostituzione etnica", poi cambia il bersaglio. Così l'antifascismo smette progressivamente di essere raccontato come patrimonio costituzionale e viene rappresentato come una forma di estremismo. Lo slogan "i veri fascisti sono gli antifascisti", per anni rimasto ai margini, si insinua nel dibattito pubblico fino a costituire il terreno sul quale costruire iniziative politiche e legislative.

Gli esempi, secondo Tombolini, si susseguono lungo un asse che collega Berlino, Parigi, Roma, Budapest (con Orbàn soprattutto) e Washington. Il caso simbolo è il processo ungherese per i fatti della cosiddetta "Giornata dell'Onore", dal quale è emersa anche la vicenda di Ilaria Salis. Ma il libro richiama anche le inchieste tedesche contro militanti dell'area Antifa, i procedimenti francesi e il crescente utilizzo, nei diversi ordinamenti, di contestazioni che assimilano l'antifascismo militante all'eversione o addirittura al terrorismo.

Il salto di qualità, nella ricostruzione degli autori (cioè Mark Bray, Youri Krassoulia, Rote Hilfe, Giovanni Rufino, Eugenio Losco e dei giornalisti ungheresi), arriva però dagli Stati Uniti. L'amministrazione Trump ha indicato alcuni gruppi europei riconducibili all'area antifascista militante come organizzazioni terroristiche straniere e ha fatto della lotta agli "Antifa" uno dei pilastri della propria politica di sicurezza. Nel libro lo storico americano Bray racconta come proprio quella campagna lo abbia trasformato in un bersaglio dell'estrema destra americana fino alla decisione di lasciare il Paese dopo una serie di minacce.

Il vertice convocato da Rubio più che una riunione sulla sicurezza è perciò il tentativo di dare una dimensione internazionale a quella narrazione. Per questo molti governi europei hanno preferito mantenere un profilo bassissimo, evitando di legittimare un'impostazione che considera gli "Antifa" una minaccia globale.

L'Italia, come detto, ha scelto di restare agganciata all'asse trumpiano anche su un terreno estremamente sensibile come quello della definizione del terrorismo.In questa ottica però il tema smette di riguardare soltanto i movimenti antagonisti, o i tanto vituperati centri sociali. Perché il nodo non è se eventuali violenze debbano essere perseguite, un aspetto sul quale non esiste alcun dubbio giuridico, ma se l'etichetta "Antifa" possa diventare una categoria così elastica da ricomprendere forme molto diverse di opposizione politica e sociale. "Potenzialmente chiunque ha una tessera Anpi, chiunque ha partecipato a manifestazioni antifasciste, fatto post sui social o cose simili, potrebbe essere considerato un terrorista", ragiona Tombolini. "La sicurezza diventa un dispositivo ideologico che legittima l'anticipazione repressiva e neutralizza il conflitto sociale trattandolo come patologia, antifascismo compreso. In questo contesto il dissenso tende a essere ricodificato come devianza", scrive l'avvocato Losco. Non è detto che il summit di Washington possa decidere qualcosa per l'immediato, ma di certo segna un ulteriore passo nella costruzione di un nuovo paradigma della sicurezza, nel quale l’antifascismo tout court rischia di essere trattato sempre meno come una cultura politica e sempre più come un problema di ordine pubblico.

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