Fermi preventivi per i minori, Cottatellucci: “Norma pericolosa, si punta solo sulla repressione”
di Alessia Candito“Non si interviene con strumenti efficaci di prevenzione, di educazione, di socializzazione e si interviene con misure repressive”. Il presidente dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia (Aimmf), Claudio Cottatellucci è più che scettico sul nuovo ddl sicurezza che, fra le altre misure, autorizza il fermo preventivo anche per i minori, che potrà essere eseguito anche dalla polizia locale. “La fattura tecnica della norma è tutta da capire e non vorrei essere nei panni di chi dovrà scriverla. Ma ci muoviamo ancora in un livello culturale pre-giuridico, che però non è sconosciuto, è come se ogni volta si aggiungesse un anello alla catena”.
Quali sono le principali criticità?
“Si tende ancora una volta ad anticipare la soglia dell'intervento. Non abbiamo persone che abbiano un commesso un reato, ma che hanno comportamenti che fanno presumere che potrebbero avere delle condotte devianti. Bisogna capire quali siano i criteri di intervento ma ormai le categorie …
“Non si interviene con strumenti efficaci di prevenzione, di educazione, di socializzazione e si interviene con misure repressive”. Il presidente dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia (Aimmf), Claudio Cottatellucci è più che scettico sul nuovo ddl sicurezza che, fra le altre misure, autorizza il fermo preventivo anche per i minori, che potrà essere eseguito anche dalla polizia locale. “La fattura tecnica della norma è tutta da capire e non vorrei essere nei panni di chi dovrà scriverla. Ma ci muoviamo ancora in un livello culturale pre-giuridico, che però non è sconosciuto, è come se ogni volta si aggiungesse un anello alla catena”.
Quali sono le principali criticità?
“Si tende ancora una volta ad anticipare la soglia dell'intervento. Non abbiamo persone che abbiano un commesso un reato, ma che hanno comportamenti che fanno presumere che potrebbero avere delle condotte devianti. Bisogna capire quali siano i criteri di intervento ma ormai le categorie sociologiche stanno sostituendo quelle giuridiche”.
I problemi sociali stanno diventato fattispecie penali?
“Di certo, non hanno niente della classica fattispecie penale in termini di tassatività e descrizione analitica dei comportamenti. Quando al termine del Consiglio dei ministri si dice “stiamo parlando di malamovida”, cos’è questo se non un approccio sociologico? Il rischio è che si prendono di mira gli stili di vita, le condotte generiche. E questo è preoccupante vale tanto per i maggiorenni che per i minorenni”.
Per i minorenni, norme e procedure sono sempre state orientate al recupero. Adesso c’è un’inversione di tendenza?
“Questi minori sono un po' sempre un po' di meno minori. L'idea che ci sia un profilo legato alla crescita, alla maturazione di personalità, quindi legato all'imputabilità da differenziare - che poi è il punto forte di una giustizia minorile che ci è stata molto invidiata a livello europeo - viene sistematicamente negata. Dagli anni Novanta ad oggi c’è stato un crollo dei reati commessi dai minori, ma la percezione diffusa – anche per la spettacolarizzazione data dai media – è esattamente opposta. Questo allarme sulla criminalità minorile è pervasivo, fortissimo ed è uno dei cavalli di battaglia su cui si è molto puntato in questi anni”.
Come con il decreto Caivano?
“L’humus culturale è il medesimo. Ed è lo stesso in cui radica questa proposta anodina di abbassare l'età imputabile da 14 a 13 anni. In concreto, il decreto Caivano significa intensificare le misure cautelari per i minorenni e estenderne la durata. Il risultato è che tutti stanno più tempo in carcere e che gli istituti penali minorili hanno tassi di sovraffollamento pari a quelli degli adulti, perché siamo al 130-140%. Fino a qualche anno fa, c’erano posti vuoti. E il carcere è un posto – come dimostrano fatti di cronaca – in cui succedono brutte cose”.
Può portare a risultati concreti?
“Dovremo aspettare alcuni anni, ma c’è da aspettarsi solo un aumento della recidiva. Ma è un trend generale in cui si iscrive anche quest’ultima norma che non è orientata sul versante della prevenzione reale – cioè il lavoro su fattori che possono esser criminogeni come abbandoni scolastici, socializzazione deviata, il degrado di alcune aree urbane – ma prende di mira condotte che hanno uno stigma di sospetto, per consentire misure che possono limitare la libertà personale. Chi si trova sul campo, e questo vale anche per le forze dell'ordine, avrà difficoltà a capire qual è la soglia in cui si può intervenire o no”.
Anche la polizia locale potrà eseguire fermi preventivi
“Ed è pericoloso perché la polizia locale non ha l'addestramento, la pratica, l'esperienza, la formazione per fronteggiare situazioni del genere. Che è esattamente quello che sta succedendo negli Ipm, con polizia penitenziaria più giovane, meno preparata, meno attrezzata a fronteggiare anche situazioni dure. E non sono le uniche criticità”
Quali altre sono individuabili?
“C'è una connotazione fortemente etnica. Il provvedimento è stato annunciato come “antimaranza”, che sarebbero i ragazzi di seconda generazione. Ma si può fare un provvedimento con queste caratteristiche? È chiaro che non la scriveranno indicando l'una o l'altra provenienza nazionale perché sarebbe palesemente incostituzionale, ma la cultura di riferimento è questa”.
Sintetizzando, si potrebbe dire che sarebbe necessaria più cura e meno repressione?
“È l'unico strumento che permette di incidere sulle cause. Oggi si interviene solo tardi e malamente sugli effetti, quando ci sono combattenti criminali. Ma da quello che si legge, io ancora non ho capito neanche se ci siano effettivamente delle condotte criminali, perché considerare un assembramento, una situazione pericolosa, è fuori da ogni logica in qualsiasi città di medie dimensioni”.