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Preferenze, ok di FdI e Vannacci, la maggioranza si spacca ancora. “Ma l’esecutivo andrà avanti”

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Tensioni nel centrodestra: i parlamentari vicini alla premier approvano l’emendamento di Fn, no di Lega e FI. I leader dell’opposizione: “Elezioni”. I ministri stemperano: “Nessuna crisi”
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La seduta della Camera sulla legge elettorale si apre tra i sospetti. La bocciatura, martedì sera, dell’emendamento presentato da Fratelli d’Italia che avrebbe in parte reintrodotto le preferenze (ma abolendo la parità di genere), brucia ancora tra i banchi della maggioranza.

Mentre leader di partito e ministri vanno a caccia dei franchi tiratori, il centrodestra prova ad andare avanti. Anche se le parole di Giovanni Donzelli, braccio destra di Giorgia Meloni, dimostrano che si tira un po’ a campare: «Intanto arriviamo indenni a domani, approviamo la riforma senza nuovi inciampi».

E in effetti formalmente ieri il governo non è stato di nuovo battuto, ma solo perché si è rimesso al volere dell’aula. La maggioranza si è spaccata di nuovo. Questa volta sulla proposta d…

La seduta della Camera sulla legge elettorale si apre tra i sospetti. La bocciatura, martedì sera, dell’emendamento presentato da Fratelli d’Italia che avrebbe in parte reintrodotto le preferenze (ma abolendo la parità di genere), brucia ancora tra i banchi della maggioranza.

Mentre leader di partito e ministri vanno a caccia dei franchi tiratori, il centrodestra prova ad andare avanti. Anche se le parole di Giovanni Donzelli, braccio destra di Giorgia Meloni, dimostrano che si tira un po’ a campare: «Intanto arriviamo indenni a domani, approviamo la riforma senza nuovi inciampi».

E in effetti formalmente ieri il governo non è stato di nuovo battuto, ma solo perché si è rimesso al volere dell’aula. La maggioranza si è spaccata di nuovo. Questa volta sulla proposta di modifica presentata dai vannacciani di Futuro nazionale che avrebbe reintrodotto le preferenze “secche”, senza alcun capolista bloccato.

Fratelli d’Italia decide di dare un messaggio soprattutto all’esterno e fa sapere che voterà a favore. A quel punto l’esecutivo, che aveva dato parere contrario all’emendamento, cambia posizione e si rimette all’aula. Forza Italia e Lega sono contrari. E il voto certifica la spaccatura. La proposta viene bocciata a scrutinio segreto con 233 voti contrari, ma ha 139 voti a favore, quelli dei meloniani oltre ai fedelissimi del generale. Donzelli conferma: «Votiamo ciò che è utile agli italiani».

I vannacciani, che saranno censurati perché hanno pubblicato sui social il video del loro voto segreto, si insinuano nella spaccatura alzando cartelli di protesta in aula. «Chi è la stampella della sinistra?», attacca Laura Ravetto in riferimento al no di leghisti e azzurri. Le opposizioni chiedono una conferenza dei capigruppo immediata: «Si è costituita una maggioranza di destra-destra. Fermatevi!», dice la dem Chiara Braga.

Gongola a distanza, da un comizio a Civitanova Marche, Roberto Vannacci. I colpevoli del tradimento a Meloni? «I badogliani del centrodestra» che «hanno sparato alle spalle del proprio schieramento, con le munizioni fornite dal Pd» e dal campo largo, il «Camposanto».

Il ministro Francesco Lollobrigida è sulla difensiva: «La bocciatura delle preferenze non è motivo di crisi di governo». Il collega che si occupa dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, concorda: «Avanti a testa alta. Al Senato la legge - aggiunge - si può modificare». «Si sta esagerando su un emendamento», chiosa Ignazio La Russa. Il presidente ricorda che a palazzo Madama non è previsto il voto segreto quindi l’emendamento bocciato dalla Camera potrebbe essere votato senza franchi tiratori, per poi riportare la legge blindata a Montecitorio per il passaggio definitivo con la fiducia. «Ma intanto facciamo passare agosto e la rabbia», osserva il leghista Igor Iezzi.

Tra le macerie del centrodestra, dove tanti sono gli indiziati ma tutti dicono di aver votato a favore dell’emendamento incriminato, i leader dell’opposizione fanno il punto per decidere la linea da tenere nella battaglia d’aula. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si incrociano nella sala ristorante della Camera, poi si vedono per circa mezz’ora nel corridoio dietro l’emiciclo. «Giorgia Meloni ti sei proprio imbullonata a Palazzo Chigi», sostiene il leader M5s. E il co-leader di Avs chiede alla premier di «trarre le conseguenze e andare al voto. Noi siamo pronti».

Tra le novità: il via libera all’emendamento del centrodestra che riduce le circoscrizioni Estero: dalle attuali otto diventano due alla Camera e una sola al Senato. Se la legge elettorale verrà approvata in via definitiva, ci saranno una circoscrizione Europa e una che raggruppa Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide per la Camera; per il Senato invece ci sarà un’unica circoscrizione Estero. «La maggioranza non si è fatta guidare dalla Costituzione, ma dal foglio Excel dei risultati elettorali del 2022: un’operazione costruita per modificare le regole del gioco e ottenere un vantaggio», denuncia il dem Federico Fornaro.

Oggi è previsto il voto finale intorno alle undici. A scrutinio segreto: fino all’ultimo il governo non potrà stare tranquillo. Il centrodestra ha rifiutato la diretta televisiva delle dichiarazioni di voto, e le opposizioni attaccano: «Vogliono nascondere ai cittadini il tracollo di una maggioranza di fatto finita in una “palude”». Arianna Meloni, sorella delle premier, definisce «vergognosa» l’esultanza del centrosinistra per la sconfitta del governo. Ma il campo largo non si stanca di ripetere: «La maggioranza non c’è più».

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