Alle cinque del pomeriggio Elly Schlein solca il corridoio dei passi perduti come se camminasse su una nuvoletta: avvolta in un elegantissimo quanto insolito tailleur nero sparge abbracci e sorrisi. «Il governo di Giorgia Meloni è finito, il dibattito alla Camera sulla legge elettorale lo ha certificato» afferma la segretaria del Pd. «La maggioranza non esiste più, adesso vadano a casa, tocca a noi». Il muro alzato dalle opposizioni contro l’emendamento Bignami sulle preferenze, che avrebbe cancellato l’alternanza di genere, ha galvanizzato non solo lei, ma l’intero campo largo. Pronto a lanciare l’Opa su palazzo Chigi.
Segretaria, ha vinto la palude, come sostiene la premier?
«Al contrario. Ha perso Meloni, che ha cercato di imporre una riforma elettorale cucita su misura perché ha paura di essere sconfitta dalla nostra coalizione che ha una proposta competitiva. Ha perso l’arroganza di forzare anche rispetto ai suoi alleati, che non la volevano. Ha perso la superbia della prima pres…
Alle cinque del pomeriggio Elly Schlein solca il corridoio dei passi perduti come se camminasse su una nuvoletta: avvolta in un elegantissimo quanto insolito tailleur nero sparge abbracci e sorrisi. «Il governo di Giorgia Meloni è finito, il dibattito alla Camera sulla legge elettorale lo ha certificato» afferma la segretaria del Pd. «La maggioranza non esiste più, adesso vadano a casa, tocca a noi». Il muro alzato dalle opposizioni contro l’emendamento Bignami sulle preferenze, che avrebbe cancellato l’alternanza di genere, ha galvanizzato non solo lei, ma l’intero campo largo. Pronto a lanciare l’Opa su palazzo Chigi.
Segretaria, ha vinto la palude, come sostiene la premier?
«Al contrario. Ha perso Meloni, che ha cercato di imporre una riforma elettorale cucita su misura perché ha paura di essere sconfitta dalla nostra coalizione che ha una proposta competitiva. Ha perso l’arroganza di forzare anche rispetto ai suoi alleati, che non la volevano. Ha perso la superbia della prima presidente del Consiglio donna che per difendere il suo potere era pronta a sacrificare le altre donne. Lei e il suo governo sono stati sfiduciati e di questo può incolpare solo sé stessa».
Quali conseguenze dovrebbe trarne?
«È surreale che Meloni pensi di andare avanti come se nulla fosse, quando ieri (martedì, ndr) si è aperta la crisi di governo: l’emendamento bocciato sulle preferenze non era uno qualunque, era stato voluto fortemente dalla premier, presentato dal suo partito e sponsorizzato dal governo, che in aula ha dato parere conforme ai relatori. Per di più Meloni ci aveva anche sfidati a metterci la faccia: noi ce l’abbiamo messa, mentre lei non ci ha neanche messo il suo, di voto, e sono andati sotto di uno. È crollata tutta la loro narrazione sulla maggioranza solida e compatta a fronte delle presunte divisioni tra le opposizioni che ieri erano tutte unite».
Avete affossato le preferenze perché — vi accusa FdI — volete mantenere le liste bloccate?
«Quell’emendamento era una farsa: prevedeva infatti tutti i capilista bloccati, la maggioranza dei parlamentari sarebbe stata eletta così. Non solo. Si aboliva pure l’alternanza di genere prevista dal sistema attuale: una cosa gravissima».
Secondo lei sono state le donne di destra a ribellarsi?
«È probabile, ma non solo. Se fosse passato, si sarebbero potuti mettere tutti uomini capilista, con sotto altri uomini. Dopodiché, come opposizioni, abbiamo presentato e votato una serie di modifiche per restituire libertà di scelta agli elettori: o attraverso i collegi uninominali o con preferenze vere. Bisognerebbe chiedere a Meloni perché i suoi hanno votato contro i nostri emendamenti che le avrebbero reintrodotte».
Ma se resta il Rosatellum non si rischia il pareggio?
«Noi lavoriamo per vincere con qualsiasi legge elettorale, mentre lei vuole realizzare il premierato con una legge ordinaria. Avendo subito una sconfitta clamorosa al referendum sulla giustizia, non vuole rischiarne un’altra: questa pessima riforma ha un premio di maggioranza abnorme, distorsivo della rappresentanza. Oggi hanno anche ridisegnato i collegi esteri, come fa Trump, per trarne vantaggio. Ed è surreale che ora lei fischietti e tiri dritto come nulla fosse. Dopo essere stata battuta in aula, dovrebbe prendere atto che non ha più una maggioranza e andare a casa, consentendo agli elettori di esprimersi per tornare ad avere un governo che si occupi dei problemi del Paese. Lei in questi quattro anni aveva i numeri per fare tutto e non è riuscita a fare niente per migliorare la vita degli italiani».
Meloni vi contesta di aver esultato come se aveste vinto un mundial, la sorella ha commentato la vostra foto sui social: “Ricordatevi questa immagine”.
«Credo che se la ricorderanno più loro quella istantanea: dopo averci raccontato successi che non esistono e una compattezza del governo immaginaria è bastato un voto segreto per farli andare sotto. Peraltro, oggi Meloni ha deciso di spaccare la maggioranza e finire in minoranza insieme a Vannacci: FdI ha votato un emendamento di Fn senza i suoi alleati».
Ora pare che FdI voglia insistere: varare al Senato le preferenze e porre la fiducia a Montecitorio. È una sgrammaticatura istituzionale?
«Si dovrebbero fermare. Ma ci rendiamo conto che ormai da mesi si stanno occupando solo di legge elettorale e tengono ostaggio entrambe le Camere solo su questo? Come se l’Italia non soffrisse un calo della produzione industriale che dura da tre anni consecutivi, non avesse le bollette più care d’Europa e i salari tra i più bassi, crescita zero e sei milioni di italiani che neppure riescono a curarsi. Di fronte a un tale disastro la premier ha un’unica ossessione: quella per il potere e come conservarlo per puntare al Quirinale. Ma agli italiani chi ci pensa? Ci penseremo noi»
E come però? Non avete ancora una coalizione, né un programma, né un leader. Non siete in ritardo?
«Sono tre anni che facciamo proposte unitarie in Parlamento sui bisogni concreti dei cittadini. Salario minimo, congedo paritario, politiche industriali per far ripartire la crescita e ridurre le bollette; su sanità, trasporto pubblico locale, scuola, ricerca e università che loro hanno tagliato, facendo finire nella palude le nostre proposte, senza neanche avere il coraggio di votare contro. Si sa già cosa faremo appena vinceremo le elezioni. I tasselli per il futuro alternativo dell’Italia li abbiamo messi».
Conte ha detto che già dalla prossima settimana è pronto ad accelerare su programma e leadership. Ci siamo, finalmente?
«Noi ci vediamo e sentiamo quasi tutti i giorni per discutere di questi temi, è un lavoro che ora si intensificherà e da settembre faremo con tutte le forze della nostra alleanza, ma non dovrà essere limitato alle sole forze politiche: bisognerà coinvolgere le persone, le associazioni, il mondo sindacale e produttivo per completare un programma in grado di rispondere alle sfide del Paese».
Ci saranno anche i centristi?
«Al centro si muovono in molti. Noi siamo testardamente unitari. Governiamo già bene, insieme, in molte regioni e città. Anche nella battaglia sulla legge elettorale con M5S, Avs, Iv e +Europa abbiamo presentato emendamenti condivisi. L’alleanza progressista può allargarsi ancora, non restringersi».