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Legge elettorale, Azzariti: “Dal premio al leader, tanti profili di incostituzionalità”

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Il costituzionalista: “La riforma è un morto che cammina. Tra le forzature anche quella che discrimina tra le liste togliendo alla coalizione i voti dei partiti minori”
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La riforma della legge elettorale «è un morto che cammina in attesa di essere decapitato da una sentenza della Consulta». Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’università La Sapienza, boccia il testo approvato dall’aula della Camera e dice di avere «l’impressione che anche il legislatore sia consapevole dei rischi a cui va incontro».

Quindi il governo sta andando avanti rischiando che la riforma venga respinta dalla Corte?

«Il rischio maggiore è che si voti con una legge incostituzionale e che i rilievi arrivino dopo. Sarebbe la terza volta, dopo il 2014 e il 2017, che il governo viene smentito sulla legge più importante che è quella elettorale. Sarebbe una fortissima delegittimazione, non solo della maggioranza ma della nostra democrazia parlamentare».

Quali sono i punti a maggiore rischio incostituzionalità?

«I due pilastri della riforma. Da un lato il premio conferito attraverso il listone di 70 deputati e 35 senatori e dall’altro l’indicazione del capo del governo che viene pre…

La riforma della legge elettorale «è un morto che cammina in attesa di essere decapitato da una sentenza della Consulta». Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’università La Sapienza, boccia il testo approvato dall’aula della Camera e dice di avere «l’impressione che anche il legislatore sia consapevole dei rischi a cui va incontro».

Quindi il governo sta andando avanti rischiando che la riforma venga respinta dalla Corte?

«Il rischio maggiore è che si voti con una legge incostituzionale e che i rilievi arrivino dopo. Sarebbe la terza volta, dopo il 2014 e il 2017, che il governo viene smentito sulla legge più importante che è quella elettorale. Sarebbe una fortissima delegittimazione, non solo della maggioranza ma della nostra democrazia parlamentare».

Quali sono i punti a maggiore rischio incostituzionalità?

«I due pilastri della riforma. Da un lato il premio conferito attraverso il listone di 70 deputati e 35 senatori e dall’altro l’indicazione del capo del governo che viene prevista dalla legge».

A proposito del premio di maggioranza, che ne pensa della norma secondo cui i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento del 3% e che non rappresentano la lista del miglior perdente non possono concorrere alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione?

«È una norma che fa parte di questo insieme di forzature. Discrimina irragionevolmente tra liste».

E in diritto costituzionale l’irragionevolezza può portare all’incostituzionalità.

«Esatto, è espressione di un tatticismo politico portato all’esasperazione».

Verrebbero buttati via migliaia di voti, la Corte può permetterlo?

«Non amo dire che tutto è incostituzionale, ma anche questo passaggio è a rischio. Tutto nasce perché il legislatore dimentica che bisognerebbe tornare a ragionare sul principio della rappresentanza politica e non solo di convenienza tattica: ostacolare questa o quella formazione politica».

È possibile che l’emendamento sulle preferenze bocciato dalla Camera venga ripresentato al Senato. Anche questo a rischio bocciatura?

«Quelle proposte erano finte preferenze perché gli eletti mediante le preferenze sarebbero stati ridotti, inesistenti nei piccoli partiti. Ma almeno si era consapevoli che senza preferenze questa legge così come è stata scritta è semplicemente una legge incostituzionale. Ora non ci sono più scuse. Non ho mai visto, dal ‘94 ad oggi, una legge così a piena di possibili incostituzionalità».

Diceva che l’altro punto critico, oltre al premio di maggioranza, è l’indicazione del capo del governo.

«Hanno scritto che questa indicazione del candidato premier non vìola le prerogative del Capo dello Stato. È la prima volta che una legge ordinaria si autoassolve, ciò dimostra la consapevolezza della maggioranza di stare facendo una forzatura».

Come si risolvono questi nodi?

«Il governo eletto con l’attuale legge è quello che si appresta ad essere il più lungo della storia, quindi il problema non è la stabilità. La verità è che non si vuole affrontare il vero problema che sta alla base della nostra crisi di democrazia: la rappresentanza, il fatto che metà del corpo elettorale non vota. Bisognerebbe cambiare scenario e adottare un sistema proporzionale con i collegi uninominali. Ne gioverebbe la rappresentanza politica e quindi anche la stabilità del governo».

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