Giorgia Meloni giura in privato che no, non ha alcuna intenzione d’imbarcare Roberto Vannacci. E lo stesso ripetono i suoi colonnelli, con tesi a tratti anche convincenti: non ci mettiamo un nemico in casa. «E c’è sempre quella faccenda della Russia...». Gli alleati della fiamma però non si fidano. E a irrobustire i sospetti tra soci di maggioranza che ormai si guardano in cagnesco c’è proprio l’insistenza con cui la premier ha chiesto di approvare la nuova legge elettorale a Montecitorio. La fretta e la pervicacia. È un meccanismo vagliato fin nei minimi dettagli prima che l’ex generale organizzasse la sua «sporca dozzina». E protocollato alla Camera quando Futuro nazionale ancora arrancava nei sondaggi. Molto prima del boom. Perché allora tornare alla carica adesso?
Nei capannelli del transatlantico un paio di leghisti, con la richiesta di anonimato, lo dicono dritto: «Vedrete, alla fine Meloni lo terrà dentro». Altri parlamentari di opposizione raccontano le presunte confidenze di …
Giorgia Meloni giura in privato che no, non ha alcuna intenzione d’imbarcare Roberto Vannacci. E lo stesso ripetono i suoi colonnelli, con tesi a tratti anche convincenti: non ci mettiamo un nemico in casa. «E c’è sempre quella faccenda della Russia...». Gli alleati della fiamma però non si fidano. E a irrobustire i sospetti tra soci di maggioranza che ormai si guardano in cagnesco c’è proprio l’insistenza con cui la premier ha chiesto di approvare la nuova legge elettorale a Montecitorio. La fretta e la pervicacia. È un meccanismo vagliato fin nei minimi dettagli prima che l’ex generale organizzasse la sua «sporca dozzina». E protocollato alla Camera quando Futuro nazionale ancora arrancava nei sondaggi. Molto prima del boom. Perché allora tornare alla carica adesso?
Nei capannelli del transatlantico un paio di leghisti, con la richiesta di anonimato, lo dicono dritto: «Vedrete, alla fine Meloni lo terrà dentro». Altri parlamentari di opposizione raccontano le presunte confidenze di un paio di deputati azzurri di peso, Raffaele Nevi e Maurizio Casasco: «Ci hanno detto che Meloni è già in contatto diretto con Vannacci». Tratteggiano un abboccamento già iniziato, teoria che invece dentro FdI hanno sempre smentito seccamente. Pure Vannacci, a dirla tutta. Il tema però c’è. Roberto Pella, in un altro capannello, in questi giorni discettava della possibile, temuta «sostituzione». Cioè fuori i moderati, dunque FI, dentro l’autoproclamata «feccia». Qualche azzurro, al pari dei salviniani, ha avuto conferma in queste ultime settimane del sondaggio riservatissimo di FdI, anticipato da Repubblica, che proietta Futuro nazionale al 10%, rendendo imprescindibile l’alleanza, pena la sconfitta certa. Tra gli azzurri c’è anche chi accusa Antonio Tajani di avere affidato al giovane vicesegretario nazionale, Stefano Benigni, l’incarico di trattare per conto del partito sulla nuova legge elettorale. «È poco esperto». Altri lo difendono: guardate che davanti alle pressioni dei meloniani, ha strappato il meglio possibile. Lo stesso Benigni, nelle chiacchiere a due passi dalla buvette dei deputati, ieri illustrava una tesi opposta a quella velenosa dei nemici interni: «La verità è che con il Rosatellum ci avrebbero sostituito più facilmente, mentre lo Stabilicum è una garanzia per Forza Italia, perché ci rende determinanti». Sono ore tribolate, per gli azzurri. Ad Antonio Tajani non è piaciuta l’uscita di Stefania Craxi nel vertice di maggioranza che doveva discutere se e come reintrodurre le preferenze («Noi non le voteremo mai, a scrutinio palese»). La neo-capogruppo ha dovuto smentire, raccontando che quella frase riguardava altro, gli «emendamenti sulla giustizia». Certo.
Anche nel Carroccio gli animi sono irrequieti. Di Vannacci non vogliono sentire parlare, lo ha ricordato ieri Massimiliano Fedriga. E c’è chi racconta di un nuovo incontro tra Marina Berlusconi e Luca Zaia, dopo quello dello scorso 22 aprile, nella residenza della primogenita del Cavaliere che aveva molto agitato le acque in maggioranza. Incontro confermato dagli interessati, il primo. Questo secondo rendez vous non viene invece confermato. Di certo l’ex Doge sta ragionando sulle prossime mosse in vista delle Politiche: il fronte nordista ha sempre meno chance di rovesciare la leadership di Salvini prima delle elezioni, dopo la cancellazione del raduno di Treviso. Ecco perché dal Veneto confidano che la tentazione c’è: Zaia sta valutando la creazione di una forza liberale. Nel centrodestra, ovvio. E chissà se qualche azzurro “tendenza Marina” sia interessato all’operazione. In una maggioranza in cui sia Salvini che Tajani, si è visto sulle preferenze, non tengono più i gruppi, nessuno esclude sorprese autunnali.