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Caso Roggero, Mattarella non avvisato sconfessa Nordio e cita Einaudi sulle regole

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Il capo dello Stato difende le sue prerogative e usa una frase del suo predecessore: non si creino precedenti pericolosi
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Il ministro della giustizia Carlo Nordio non ha avvisato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’avvio di un’istruttoria per la concessione della grazia al gioielliere Mario Roggero, condannato l’altro giorno a 14 anni di carcere per avere ucciso due rapinatori. Il presidente ha così fatto un salto sulla sedia quando, a metà pomeriggio, gli hanno portato l’agenzia che ne dava notizia. L’iniziativa spetta al presidente della Repubblica, non al Guardasigilli, in assenza di una richiesta del diretto interessato: si spiega così la convocazione immediata di Nordio al Quirinale, per «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia». Una locuzione che racchiude irritazione e sorpresa. In altre parole: Nordio si è arrogato un diritto che non gli spettava. Una sconfessione.

È stato un incontro cortese, precisano al Colle. E del resto la signorilità di Mattarella è ben nota agli italiani, ma è anche il presidente della Repubblica, col suo…

Il ministro della giustizia Carlo Nordio non ha avvisato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’avvio di un’istruttoria per la concessione della grazia al gioielliere Mario Roggero, condannato l’altro giorno a 14 anni di carcere per avere ucciso due rapinatori. Il presidente ha così fatto un salto sulla sedia quando, a metà pomeriggio, gli hanno portato l’agenzia che ne dava notizia. L’iniziativa spetta al presidente della Repubblica, non al Guardasigilli, in assenza di una richiesta del diretto interessato: si spiega così la convocazione immediata di Nordio al Quirinale, per «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia». Una locuzione che racchiude irritazione e sorpresa. In altre parole: Nordio si è arrogato un diritto che non gli spettava. Una sconfessione.

È stato un incontro cortese, precisano al Colle. E del resto la signorilità di Mattarella è ben nota agli italiani, ma è anche il presidente della Repubblica, col suo carico di doveri. Perciò ha sentito il bisogno di difendere i poteri dell’istituzione che rappresenta, e quindi il suo ruolo. Una vicenda che farà discutere a lungo. Un altro caso, dopo la vicenda Minetti.

Ma perché Nordio non ha avvisato il Capo dello Stato di un atto così dirompente? Fonti di governo dicono che il Guardasigilli si sarebbe giustificato col fatto che si è trattato di un’iniziativa dell’esecutivo, e pertanto politica, di cui è stato l’esecutore materiale. Insomma, nell’ansia di rincorrere Roberto Vannacci, che vuole candidare Roggero in Parlamento, e di Matteo Salvini, che per primo aveva chiesto un provvedimento di clemenza, Giorgia Meloni avrebbe mandato avanti Nordio. Un gesto di propaganda. Un’ansia di prestazione. Una nevrosi elettorale.

Ma poi ci sono le istituzioni, e le regole che le governano. Il gesto di Mattarella non contempla un giudizio sul caso Roggero, la cui sentenza è ancora priva di motivazioni, ma di difesa delle sue prerogative, fanno notare al Quirinale. Quando sussistono le condizioni per una grazia? A questo proposito è circolata ieri una lettera che il presidente Giorgio Napolitano nel 2008 inviò a Gustavo Selva, allora senatore di An, a proposito della clemenza al poliziotto Bruno Contrada, che Selva pretendeva fosse concessa d’ufficio. Napolitano gli spiegò che concederla a breve distanza dalla sentenza di Cassazione si sarebbe configurata come una sorta di quarto grado di giudizio, «che non esiste nell’ordinamento, determinando un conflitto tra poteri». La grazia è poi un atto umanitario. Non si dà perché la sentenza è stata ingiusta. Qui peraltro non siamo neanche alle motivazioni della sentenza, che arriveranno tra novanta giorni. Roggero, oltretutto, non ha mostrato, al momento, alcun ravvedimento.

La questione riguarda i poteri del Capo dello Stato. Nella nota del Quirinale si fa riferimento alla sentenza numero 200/2006 della Consulta: la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda dell’interessato, ma in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente dal presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere. Vanno evitati gli sfregi populisti. Mattarella a Nordio ha perciò ripetuto le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».

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