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Caso Roggero, Manes: “Se spari a chi fugge non è mai legittima difesa perché manca l’aggressione”

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Il giurista docente a Bologna: “La condotta dell’imputato configura una reazione che va oltre il perimetro di legge”
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Professor Vittorio Manes, avvocato e ordinario di Diritto Penale all’università di Bologna, per quale motivo non è stata riconosciuta la legittima difesa al gioielliere Mario Roggero?

«Premetto che non è possibile svolgere alcuna considerazione prima dell’esame delle motivazioni della Cassazione. Nell’attesa, non ci si può che riferire alle sentenze di primo grado e d’appello: entrambe avevano escluso il riconoscimento della legittima difesa, anche in forma putativa, ritenendo assente un pericolo attuale di un’offesa ingiusta. In altri termini, la condotta dell’imputato si sarebbe realizzata in un momento nel quale l’aggressione era già cessata e i rapinatori si erano già dati alla fuga, ponendo la reazione del gioielliere oltre il perimetro della legittima difesa».

Quali sono i confini di questo perimetro?

«La legittima difesa poggia, nel nostro ordinamento, su due pilastri: la presenza di un pericolo attuale di un’offesa ingiusta ai diritti propri o altrui — l’aggressione — e una re…

Professor Vittorio Manes, avvocato e ordinario di Diritto Penale all’università di Bologna, per quale motivo non è stata riconosciuta la legittima difesa al gioielliere Mario Roggero?

«Premetto che non è possibile svolgere alcuna considerazione prima dell’esame delle motivazioni della Cassazione. Nell’attesa, non ci si può che riferire alle sentenze di primo grado e d’appello: entrambe avevano escluso il riconoscimento della legittima difesa, anche in forma putativa, ritenendo assente un pericolo attuale di un’offesa ingiusta. In altri termini, la condotta dell’imputato si sarebbe realizzata in un momento nel quale l’aggressione era già cessata e i rapinatori si erano già dati alla fuga, ponendo la reazione del gioielliere oltre il perimetro della legittima difesa».

Quali sono i confini di questo perimetro?

«La legittima difesa poggia, nel nostro ordinamento, su due pilastri: la presenza di un pericolo attuale di un’offesa ingiusta ai diritti propri o altrui — l’aggressione — e una reazione difensiva che deve essere necessaria e sopratutto proporzionata. Su questo secondo aspetto si sono registrate ben due riforme in senso nettamente espansivo negli ultimi decenni. Nel caso di Grinzane Cavour, invece, la questione ruota anzitutto attorno alla stessa sussistenza di un’aggressione attuale nei confronti dell’autore, presupposto irrinunciabile per giustificare un’azione che si voglia difensiva. Ma c’è anche un tema di proporzionalità: l’aggressione patrimoniale non può mai legittimare una reazione che arrivi a causare la morte».

Secondo lei l’imputato è stato danneggiato dal clima politico?

«L’opinione pubblica e mediatica può avere sempre una forza condizionante, ma qui non mi pare possa dirsi che abbia influenzato i giudici togati e popolari. Certo è un caso molto divisivo, come sempre lo sono vicende nelle quali si discute dei confini tra la reazione legittima e la giustizia privata, e di reazioni che hanno conseguenze per il valore primario della vita. Fa anche riflettere la pena inflitta e il significato che il carcere può avere, specie nella prospettiva rieducativa, per un uomo di 72 anni che ha agito in simili condizioni».

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