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Reintegro dei medici no vax, il Quirinale accende un faro

(ansa)

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Il Colle ha chiesto informazioni sulla norma che permette il ritorno in servizio dei radiati durante l’emergenza Covid
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Il Quirinale punta il faro sull’emendamento che permette il reintegro dei professionisti della sanità radiati nel corso della pandemia perché sostenitori di posizioni antiscientifiche. Il Colle avrebbe già contattato il ministero alla Salute, per chiedere informazioni sulla norma e su quale sia la posizione della struttura guidata da Orazio Schillaci. L’approvazione dell’articolo, aggiunto alla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, ha fatto esplodere grandi polemiche da parte degli Ordini dei medici, dell’opposizione, e anche da tanti lavoratori della sanità.

Ancora una volta, come in tutte le occasioni nelle quali si affrontano questioni legate ai vaccini, il ministero vive giornate complicate. A giugno, infatti, avrebbe espresso parere contra…

Il Quirinale punta il faro sull’emendamento che permette il reintegro dei professionisti della sanità radiati nel corso della pandemia perché sostenitori di posizioni antiscientifiche. Il Colle avrebbe già contattato il ministero alla Salute, per chiedere informazioni sulla norma e su quale sia la posizione della struttura guidata da Orazio Schillaci. L’approvazione dell’articolo, aggiunto alla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, ha fatto esplodere grandi polemiche da parte degli Ordini dei medici, dell’opposizione, e anche da tanti lavoratori della sanità.

Ancora una volta, come in tutte le occasioni nelle quali si affrontano questioni legate ai vaccini, il ministero vive giornate complicate. A giugno, infatti, avrebbe espresso parere contrario, insieme al ministero alla Giustizia con il quale ha chiesto di fare delle modifiche al testo, all’emendamento presentato da Alice Buonguerrieri di FdI in Commissione Affari sociali alla Camera.

Il 14 luglio scorso, quando la riscrittura è stata presentata in Commissione, è arrivato il via libera, ma non da Schillaci, bensì da Marcello Gemmato, il sottosegretario-farmacista di FdI, che ormai da molto tempo ha rapporti difficili col ministro. «Il sottosegretario esprime parere conforme alla relatrice», sancisce nel resoconto della seduta della Commissione. A questo punto, solo un intervento del Quirinale, che non può essere escluso, bloccherebbe il nuovo articolo inserito nella legge delega .

Il testo è stato attaccato perché viene considerato un colpo di spugna. Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha parlato di «sconcerto e delusione» da parte della categoria: «Così ci delegittimano». Tra l’altro, se l’emendamento passerà avrà effetti su poche persone, quindi sembra essere stato pensato solo per sostenere un principio.

Sono infatti in tutto una ventina i professionisti sanitari radiati negli anni del Covid, tra i quali cinque medici. Altri (e in questo caso i dottori sono una trentina) aspettano che sulla loro posizione si pronunci la Cceps, la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, cioè il secondo grado di giudizio. Nell’attesa, prevedono le procedure che la radiazione decisa in primo grado sia sospesa. Quindi chi si trova in quel “limbo”, a leggere il testo, non potrebbe fare ricorso perché di fatto non è ancora oggetto di un provvedimento disciplinare.

«I sanitari radiati dall’Albo per fatti non dolosi – dice infatti l’emendamento riferendosi agli anni della pandemia - che sono diretta conseguenza della limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto sulle patologie da SARS-CoV-2 e sulle terapie appropriate, della scarsità delle risorse umane e materiali concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da trattare e del minore grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale non specializzato impiegato per far fronte all’emergenza (tutta questa parte è stata cambiata su richiesta del ministero della Giustizia, ndr), possono chiedere la reiscrizione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie». Altro aspetto non chiaro è che, ha scritto la Commissione, «l’istanza di reiscrizione deve essere proposta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione». Quindi coloro per i quali il secondo grado di giudizio si concludesse mesi dopo l’approvazione del testo non potrebbero fare ricorso. I dubbi verrebbero spazzati via se il Quirinale decidesse d’intervenire per bloccare l’emendamento.

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