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Piantedosi: “Clemenza? Bisogna vedere le carte. Io non firmo appelli”

(agf)

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Il ministro dell’Interno non si unisce al coro della maggioranza: “Il caso smuove le coscienze ma il procedimento è complesso
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La grazia a Mario Roggero? «Bisogna vedere le carte, la procedura è stringente…». C’è un ministro di peso che non si unisce al coro di chi vuole salvare subito il gioielliere di Grinzane Cavour, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per la morte di due rapinatori, fuori dal suo negozio. E non è un nome qualsiasi: Matteo Piantedosi, nominato al dicastero degli Interni in quota Lega, cioè il partito che di più e fin dall’inizio delle vicissitudini giudiziarie dell’orafo ha spinto per chiederne prima l’assoluzione e poi la grazia, subito dopo la sentenza della Cassazione. Addirittura ieri il Carroccio paventava di «valutare» una candidatura del gioielliere alle prossime Politiche, anche se è impraticabile, considerata proprio l’entità della condanna.

La grazia a Mario Roggero? «Bisogna vedere le carte, la procedura è stringente…». C’è un ministro di peso che non si unisce al coro di chi vuole salvare subito il gioielliere di Grinzane Cavour, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per la morte di due rapinatori, fuori dal suo negozio. E non è un nome qualsiasi: Matteo Piantedosi, nominato al dicastero degli Interni in quota Lega, cioè il partito che di più e fin dall’inizio delle vicissitudini giudiziarie dell’orafo ha spinto per chiederne prima l’assoluzione e poi la grazia, subito dopo la sentenza della Cassazione. Addirittura ieri il Carroccio paventava di «valutare» una candidatura del gioielliere alle prossime Politiche, anche se è impraticabile, considerata proprio l’entità della condanna.

Piantedosi, al contrario del leader della Lega, parla invece da prefetto, da uomo delle istituzioni. E non è certo tipo intenzionato a strappare con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sulla smania della destra di concedere la grazia ha già chiarito le sue intenzioni, ricevendo al Quirinale il guardasigilli. Ecco allora la prudenza del capo del Viminale. «Le grazie, come tutti i provvedimenti complessi, seguono delle regole e delle procedure molto stringenti», spiega a Repubblica, nel cortile della storica caserma Maurizio Giglio, in via Guido Reni a Roma, visitata ieri dalla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che invece sulla grazia a Roggero evita di esporsi direttamente (e di rispondere alle domande: rimonta subito sull’auto blu). Piantedosi, al contrario, si ferma. E appunto sfodera la massima cautela: «Bisogna vedere le carte, l’iter è complesso». Poi certo, aggiunge, «ho visto questo grande movimento, questa grande sensibilità, si tratta di un caso che ha senza dubbio scosso le coscienze degli italiani». È il massimo che il ministro dell’Interno concede alla linea della sua coalizione.

Non solo: sia la Lega che Forza Italia lanciano raccolte firme per sostenere la richiesta di grazia o comunque la scarcerazione del gioielliere, iniziative lanciate ancora prima che si costituisse al penitenziario di Bollate. Piantedosi invece annuncia che non firmerà, nemmeno “da cittadino”: «Non sono un cittadino normale, ahimé. Quindi il problema non me lo pongo, ne ho già tanti altri».

Decisamente più loquace quando si tratta di lodare la mossa di Meloni, la visita ai poliziotti, parte di una strategia di rincorsa alla “sporca dozzina” di Roberto Vannacci. «Oggi è una bella giornata — commenta Piantedosi — perché il presidente del Consiglio ha dato l’ennesima dimostrazione di vicinanza alle forze di polizia e alla polizia di Stato. Siamo contenti ed orgogliosi. Ha potuto vedere uomini all’atto della partenza dei servizi straordinari e ordinari, dotazioni fiammanti. È il frutto della politica che abbiamo attuato in questi quattro anni». Alla faccia di chi vi critica da destra, come Futuro nazionale? «Questo lo dice lei». Sorriso.

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