I volti dei giudici Alberto Giannone e Cristina Domaneschi in poche ore diventano bersaglio di insulti. Il primo, della Corte d’Assise di Asti, ha condannato Mario Roggero in primo grado a 17 anni. La seconda, della Corte d’Assise d’appello di Torino, a 14 anni e 9 mesi. Sentenza confermata tre giorni fa dalla Cassazione. «Che schifo», «che vergogna»: ecco alcuni commenti che sui social vengono rivolti ai magistrati dopo la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour, nel Cuneese, che ha ucciso due ladri, inseguendoli di spalle, e ne ha ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio il 28 aprile 2021.
A scatenare il risentimento di alcuni nei confronti dei giudici sono state anche le prese di posizione di una parte del mondo politico, ch…
I volti dei giudici Alberto Giannone e Cristina Domaneschi in poche ore diventano bersaglio di insulti. Il primo, della Corte d’Assise di Asti, ha condannato Mario Roggero in primo grado a 17 anni. La seconda, della Corte d’Assise d’appello di Torino, a 14 anni e 9 mesi. Sentenza confermata tre giorni fa dalla Cassazione. «Che schifo», «che vergogna»: ecco alcuni commenti che sui social vengono rivolti ai magistrati dopo la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour, nel Cuneese, che ha ucciso due ladri, inseguendoli di spalle, e ne ha ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio il 28 aprile 2021.
A scatenare il risentimento di alcuni nei confronti dei giudici sono state anche le prese di posizione di una parte del mondo politico, che hanno riacceso lo scontro con le toghe. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Tango fa presente che «i giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente, hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l’ordinamento assegna loro». Quindi dice di trovare «sorprendenti» le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto «che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche».
L’esponente di governo aveva scritto che c’è «una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle» ed è stato «consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».
Interviene, a nome di tutti i magistrati del distretto, anche la presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, che esprime «sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria. L’incontestato diritto di critica non può tradursi in offese e in attacchi personali ai giudici». Quindi la magistrata mette in guardia di fronte al rischio di una «deriva estremamente pericolosa».
I toni sono questi e infatti nel giorno in cui Roggero entra in carcere, interviene anche il Consiglio direttivo della Camera penale di Asti sottolineando come dalla sentenza si sia arrivati «alla richiesta di grazia, da parte del ministro della Giustizia, con una tempistica per l’istruttoria istantanea senza precedenti». Dunque, l’istituto della grazia è stato trasformato «in quarto grado di giudizio, tendente a modificare o annullare, secondo gli umori del popolo, le decisioni della magistratura». In questo modo, sostengono i penalisti, si sta dando «una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica della riforma sulla legittima difesa, mediante lo slogan “difesa sempre legittima”», divenuto virale sui social.