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Centrosinistra penalizzato dalla norma ruba voti così il vantaggio si riduce

(ansa)

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Le proiezioni Youtrend: con il Melonellum Campo largo avanti, ma il “taglia cespugli” fa assottigliare la forbice tra le coalizioni
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Il Melonellum rischia di alterare o capovolgere il risultato elettorale, per effetto della norma che può cancellare una parte dei voti della coalizione. La conferma arriva dall’ultima simulazione Youtrend che applica la nuova legge ai sondaggi attuali dei partiti di centrodestra e centrosinistra (Vannacci escluso). La somma aritmetica delle liste del centrodestra in questa simulazione è pari al 42,2%, mentre per il campo largo — considerato composto da Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa — è 44,3%. Senza contare che con Vannacci in coalizione, il centrodestra andrebbe al 48,7%.

Ma in ogni caso il centrodestra ha un solo soggetto politico, Noi Moderati, che rischia di non superare lo sbarramento: diventerebbe il cosiddetto “miglior perdente” che eleg…

Il Melonellum rischia di alterare o capovolgere il risultato elettorale, per effetto della norma che può cancellare una parte dei voti della coalizione. La conferma arriva dall’ultima simulazione Youtrend che applica la nuova legge ai sondaggi attuali dei partiti di centrodestra e centrosinistra (Vannacci escluso). La somma aritmetica delle liste del centrodestra in questa simulazione è pari al 42,2%, mentre per il campo largo — considerato composto da Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa — è 44,3%. Senza contare che con Vannacci in coalizione, il centrodestra andrebbe al 48,7%.

Ma in ogni caso il centrodestra ha un solo soggetto politico, Noi Moderati, che rischia di non superare lo sbarramento: diventerebbe il cosiddetto “miglior perdente” che eleggerebbe comunque i suoi parlamentari. Non è così per il centrosinistra: con il nuovo sistema elettorale si ritroverebbe con due liste a rischio sbarramento. Perché l’emendamento di FI approvato alla Camera, come anticipato da Repubblica, escluderebbe dal computo dei voti della coalizione i “peggiori perdenti”. E si applicherebbe al centrosinistra, con due partiti sotto soglia: +Europa, fermo all’1,3 per cento, sarebbe la seconda lista sotto il 3% dopo Italia Viva (2,4%) e quindi non concorrerebbe al totale. Il campo largo si fermerebbe quindi al 43,0%, appena 0,8 punti in più del centrodestra. Una importante erosione di consensi rispetto ai voti espressi dagli elettori. «La conseguenza di questo meccanismo — osserva Lorenzo Pregliasco, analista politico e fondatore di Youtrend — sarebbe costringere una lista unica come quarta gamba del campo largo, per non disperdere voti». Ma c’è di più: la tagliola potrebbe portare la coalizione più votata a vedersi sottrarre abbastanza voti da essere scavalcata dalla coalizione perdente (in ipotesi, se oltre a +Eu ci fosse un altro partito che si ferma all’1%, certificherebbe il sorpasso del centrodestra).

I piccoli partiti sono i primi ad essersi accorti di questa “trappola”. E infatti +Europa è già pronta a dare battaglia: Riccardo Magi si appella alle opposizioni in Senato affinché venga abolito un meccanismo «che penalizza tutta la coalizione, sancito con un emendamento di cui in commissione non si era mai parlato. È una regola platealmente incostituzionale che rischia di annullare milioni di voti validi espressi dai cittadini. È inaccettabile». Un punto contro cui le opposizioni si muoveranno a palazzo Madama, ma non l’unico a non convincere gli esperti. Lo stesso Pregliasco fa notare che la norma “ruba voti” rende più probabile che nessuna coalizione raggiunga la soglia del 42% e ottenga il premio, facendo diventare il Melonellum un proporzionale puro. «Questo sistema elettorale — osserva il politologo ed esperto di sistemi elettorali, Roberto D’Alimonte — non va bene perché non hanno voluto inserire il ballottaggio, che avrebbe garantito l’applicazione del maggioritario. Il sistema che stanno votando è un Giano bifronte: comporta un maggioritario che funziona se c’è una coalizione che raggiunge il 42%».

Ma nello scenario in cui invece il quorum non venisse raggiunto, «diventerebbe un proporzionale, peggio che nella prima Repubblica — prosegue il politologo — . Apprezzo che Meloni, pur non avendo fatto tanto, sia rimasta in carica 4 anni: la stabilità dell’esecutivo è una condizione non sufficiente ma necessaria». Senza contare il nodo costituzionale di un sistema basato tutto su liste bloccate e a forte rischio bocciatura dei giudici della Consulta. «Ho criticato a lungo le preferenze — sottolinea D’Alimonte — ma di fronte a partiti deboli e un elettorato stanco, mi chiedo come possiamo rinunciare anche alle preferenze». Senza modifiche al Senato, che tengano conto del malfunzionamento del sistema, la parola potrebbe passare alla Corte costituzionale.

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