“Mettiamo in chiaro le cose: è stata una candidatura a mia insaputa”. Carmine Fotia sorride. È nel suo buen retiro a Calvi dell’Umbria, dove sta lavorando a un nuovo workshop con l’associazione fondata con alcuni familiari, Sinopia (un prestito dal greco antico che evoca un’idea originale che deve ancora essere sviluppata), quando lo chiamano da Reggio Calabria per notificargli l’appello di un folto gruppo di intellettuali che chiede la sua candidatura alle suppletive. Il sindaco Francesco Cannizzaro, eletto alle scorse amministrative di maggio, è incompatibile con la carica di deputato alla Camera. Ed essendo stato eletto nel suo collegio uninominale nel 2022 non basta scorrere la lista: la parola deve tornare ai cittadini. Così, anticipando l’inevitabile giostra dei papabili per la candidatura a sinistra, un folto gruppo di intellettuali, dalla poetessa Domenica Sibilla allo scrittore Gioacchino Criaco, passando per Ilario Amendolia, Domenico Rodà, Annamaria Meduri, ha lanciato il n…
“Mettiamo in chiaro le cose: è stata una candidatura a mia insaputa”. Carmine Fotia sorride. È nel suo buen retiro a Calvi dell’Umbria, dove sta lavorando a un nuovo workshop con l’associazione fondata con alcuni familiari, Sinopia (un prestito dal greco antico che evoca un’idea originale che deve ancora essere sviluppata), quando lo chiamano da Reggio Calabria per notificargli l’appello di un folto gruppo di intellettuali che chiede la sua candidatura alle suppletive. Il sindaco Francesco Cannizzaro, eletto alle scorse amministrative di maggio, è incompatibile con la carica di deputato alla Camera. Ed essendo stato eletto nel suo collegio uninominale nel 2022 non basta scorrere la lista: la parola deve tornare ai cittadini. Così, anticipando l’inevitabile giostra dei papabili per la candidatura a sinistra, un folto gruppo di intellettuali, dalla poetessa Domenica Sibilla allo scrittore Gioacchino Criaco, passando per Ilario Amendolia, Domenico Rodà, Annamaria Meduri, ha lanciato il nome del vicedirettore de La7, storica firma del Manifesto, già direttore di Italia Radio. “Io sono nato a Reggio Calabria – racconta Fotia – nutro un amore viscerale per questa città e sono un militante, direi proprio un cane sciolto, senza collare, della sinistra. Ma accetterò solo se saranno tutti d’accordo e se questa candidatura verrà considerata per quello che è: un servizio per la città. Non voglio paracaduti o altro, la mia unica condizione è l’unità”. Quello di Reggio potrebbe essere l’ultimo banco di prova per il campo largo prima delle Politiche. Il condizionale è d’obbligo perché non si conosce ancora la data delle elezioni.
“A quanto risulta le elezioni sono fissate a ottobre ma mi è stato riferito da fonte autorevole che il centrodestra stia cercando un cavillo per rinviare fino alle politiche. Per questo appena Cannizzaro si sarà dimesso io sarò davanti al municipio per chiedere il voto il prima possibile. Lasciare questo vuoto nell’ultimo anno di legislatura sarebbe un insulto a Reggio. Del resto, hanno vinto ovunque: di cosa hanno paura?”.
Fotia ripercorre l’infanzia e l’adolescenza in Calabria, le prime esperienze al Manifesto, i volti e le storie di una terra dalla quale dice di “non essere mai andato via”. Ricorda Mommo Tripodi, bracciante agricolo divenuto uno dei simboli delle lotte sindacali in Calabria, fino all’elezione alla Camera dei deputati. “Fu mio padre, avvocato, socialista, fondatore del sindacato dei braccianti, a insegnargli a leggere e scrivere” sibila Fotia, mentre la voce traballa. Ricorda anche il fratello, Giuseppe, scomparso da un anno, la lunga carriera da consigliere economico di Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella.
La mamma Giuseppina, “maestra elementare e cuoca sopraffina”, e la sorella Filomena, dirigente scolastica divenuta consigliera di diversi ministri del centrosinistra.
E poi Giannino Losardo, assassinato da una cosca locale. “Seguii il funerale per il Manifesto, era il mio primo pezzo, scritto con la Olivetti che mi aveva regalato mio padre. Ricordo il lungo corteo di bandiere rosse, sembrava un quadro di Guttuso. E poi lì in cima, su un piccolo palco c’era Enrico Berlinguer a parlare alla folla”.
Oggi guarda al campo largo e il suo appello è chiaro: “Davanti a una pericolosissima avanzata della destra, sono convinto che i leader troveranno il modo di partire dai punti che ci uniscono e relegare alla fine quelli che dividono”. E sull’appello alla sua candidatura non ha dubbi: “Questa gente si è mossa senza alcuna sollecitazione, è una risorsa importante. Ai leader dico: “Non sprecatela”. A prescindere da me”.