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Salvini, visita show a Roggero: “Candidarlo? Sarei orgoglioso”. Pd e M5S: “Stop sciacallaggio”

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Il leghista in carcere dal gioielliere: “Studiamo profili giuridici per presentarlo. La legittima difesa va estesa fuori dall’abitazione”. Conte: “Invitano a farsi giustizia”. La dem Braga: “Superati i limiti”
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La campagna elettorale è alle porte, e allora perché no, può diventare il simbolo mediatico per raggranellare qualche voto in più. Lui, che però secondo la legge Severino non sarà candidabile, o qualche familiare: basta poter scrivere da qualche parte “Roggero”. Matteo Salvini arriva fuori dal carcere di Bollate alle 10,30, non c’è un filo d’ombra, lo accompagnano i fedelissimi Luca Toccalini e Fabrizio Cecchetti; esce dopo oltre un’ora di colloquio con Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di detenzione per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. Ammette quel che è chiaro a tutti: la sua storia si può capitalizzare politicamente. «Come Lega — dice il vicepresidente del Consiglio — stiamo esaminando tutti i profili legali e, se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare. Però stiamo approfond…

La campagna elettorale è alle porte, e allora perché no, può diventare il simbolo mediatico per raggranellare qualche voto in più. Lui, che però secondo la legge Severino non sarà candidabile, o qualche familiare: basta poter scrivere da qualche parte “Roggero”. Matteo Salvini arriva fuori dal carcere di Bollate alle 10,30, non c’è un filo d’ombra, lo accompagnano i fedelissimi Luca Toccalini e Fabrizio Cecchetti; esce dopo oltre un’ora di colloquio con Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di detenzione per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. Ammette quel che è chiaro a tutti: la sua storia si può capitalizzare politicamente. «Come Lega — dice il vicepresidente del Consiglio — stiamo esaminando tutti i profili legali e, se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare. Però stiamo approfondendo tutti i profili giuridici del caso».

Il fiuto politico, va detto, al segretario federale del Carroccio non manca. Ripetere l’operazione Vannacci — anche se poi gli è scoppiata in mano — è possibile. La giovanile del partito milanese, capitanata dal capogruppo in Comune Alessandro Verri, si fa trovare fuori dall’istituto penitenziario con uno striscione e i fogli A4 dove si chiedere la grazia per Roggero. A loro si aggrega una coppia sulla settantina che arriva dall’hinterland, «Salvini si è fatto inchiappettare da Vannacci», dice a voce alta il marito, gli juniores del partito gli chiedono di stare zitto, e soprattutto chi è. Meglio non trasformare il piccolo sit-in in una mezza figuraccia.

Comunque, come detto la legge Severino (votata anche dalla destra) non consente a Roggero di essere candidato. Solo che nella gara della destra a chi si intesta il nuovo santino di Roggero, Salvini è arrivato prima di tutti, anche di Vannacci. E come detto, come fosse un marchio, basta il nome. «Stiamo facendo anche una raccolta fondi per lui», continua Salvini. Se la domanda di grazia non andrà a buon fine, il segretario della Lega si augura che comunque il gioielliere possa uscire dal carcere prima, magari ad esempio grazie all’affidamento ai servizi sociali. Sulla legittima difesa, in serata alla festa leghista in provincia di Bergamo (in questi giorni quasi disertata dai militanti) il vicepremier immagina una legittima difesa — se così si può chiamare — che si allarghi anche a fuori dall’abitazione di chi subisce furti o aggressioni. A domanda sul passato di Roggero, che nel 2005 aveva minacciato con la pistola l’ex fidanzato della figlia, fuori da casa di lui, il leader leghista liquida così: «Ne abbiamo parlato, non è vero nulla».

Peccato solo che Roggero avesse patteggiato per quella aggressione. Con una opinione diametralmente opposta, sul caso interviene anche il presidente del M5S Giuseppe Conte: «Fanno a gara a chi primeggia nello sciacallaggio sul caso del gioielliere, per cui non c’entra nulla la legittima difesa». Aggiunge l’ex premier: «Dopo avere fallito sulla sicurezza, con una criminalità che dilaga dappertutto, hanno trovato la ricetta furba per scaricare sui cittadini la responsabilità: cari cittadini, procuratevi un’arma e fatevi giustizia da soli». Per la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga «si stanno superando limiti che non dovrebbero mai essere oltrepassati. Dopo l’attacco alle prerogative del presidente della Repubblica sulla grazia, la visita in carcere di Salvini rappresenta l’apice della spettacolarizzazione della giustizia».

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