Raccolta firme, nuovo ddl: così da destra è partita la doppia sfida al Colle
di Francesco BeiUno striscione pro Mattarella sulla grazia per il gioielliere Ruggero a Torino
Un assedio del genere, al Quirinale, non lo vedevano da molto tempo. Da quando Fratelli d’Italia, andando dietro a un articolo della Verità, fece partire contro il braccio destro di Mattarella, il consigliere Francesco Saverio Garofani, una ruvida richiesta di chiarimenti su un presunto complotto per mettere in difficoltà Giorgia Meloni. La differenza è che, questa volta, a muoversi non è soltanto il partito di maggioranza relativa ma, ancora più rumorosamente, anche la Lega, in una rincorsa a chi alza più la voce per intimidire il capo dello Stato e indurlo a firmare - oggi stesso, domani è già tardi - la concessione della grazia per il gioielliere assassino.
Sul Colle tutto questo attivismo di area governativa viene osservato con attenzione e non commentato, la reazione è soltanto il silenzio. Ma naturalmente i fatti vengono messi in fila e descrivono un’escalation nei toni e nei contenuti. Invece di fermarsi, dopo l’incidente istituzionale che aveva provocato l’irrituale convocazio…
Un assedio del genere, al Quirinale, non lo vedevano da molto tempo. Da quando Fratelli d’Italia, andando dietro a un articolo della Verità, fece partire contro il braccio destro di Mattarella, il consigliere Francesco Saverio Garofani, una ruvida richiesta di chiarimenti su un presunto complotto per mettere in difficoltà Giorgia Meloni. La differenza è che, questa volta, a muoversi non è soltanto il partito di maggioranza relativa ma, ancora più rumorosamente, anche la Lega, in una rincorsa a chi alza più la voce per intimidire il capo dello Stato e indurlo a firmare - oggi stesso, domani è già tardi - la concessione della grazia per il gioielliere assassino.
Sul Colle tutto questo attivismo di area governativa viene osservato con attenzione e non commentato, la reazione è soltanto il silenzio. Ma naturalmente i fatti vengono messi in fila e descrivono un’escalation nei toni e nei contenuti. Invece di fermarsi, dopo l’incidente istituzionale che aveva provocato l’irrituale convocazione al Quirinale del ministro Nordio per ricordargli a chi appartenga il potere di grazia secondo la Costituzione, la maggioranza infatti non ha cessato la pressione. La stessa Meloni, invece di abbassare i toni, ha deciso di coprire politicamente l’iniziativa del suo Guardasigilli: «Ma certo, gli ho detto io di andare avanti», ha rivendicato in un colloquio ieri con il Corriere della sera.
Una linea politica confermata dalla visita ieri mattina del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, al carcere di Bollate, per non lasciare tutta la scena a Matteo Salvini. Perché il dato politico più rilevante è proprio la rincorsa senza freni di FdI e Lega al generale Vannacci, sponsor numero uno di Mario Roggero e delle modifiche “spara-tutto” al codice penale. Bignami all’uscita dal carcere ha ricordato che è in corso una raccolta firme tra i parlamentari del centrodestra per chiedere la grazia a Mattarella, accompagnandola con un auspicio che suona come un avviso per il Quirinale: «Ci auguriamo che quanto prima Roggero possa ritrovare l’affetto dei suoi cari». Poteva essere da meno Salvini? Il vicepremier, per il secondo giorno di seguito, è andato a colloquio con il gioielliere in cella, indossando la t-shirt bianca con la richiesta di «Grazia per Mario Roggero». Certo, il potere di cancellare la pena è nelle mani del presidente della Repubblica, ma «nulla - ha aggiunto il leader della Lega - vieta di spingere, sollecitare» per raggiungere l’obiettivo, visto che Mattarella «può prendere in considerazione l’ipotesi della clemenza come è stato fatto tante volte in passato per tanti rei». Come centravanti di sfondamento, come sempre, è stato scelto Claudio Borghi, che sui social ha presentato una proposta di legge per poter sparare sempre e comunque a chi entra in casa altrui a mano armata. Una norma presentata in contrapposizione al Quirinale, in cui evidentemente non si ripone molta fiducia: «Significa usare l’unico potere che controlliamo. Quello del Parlamento eletto dai cittadini. Il potere legislativo. Senza bisogno di chiedere niente a Mattarella».
Chi frequenta le stanze del Quirinale non si arrischia a ipotizzare quale possa essere l’umore del capo dello Stato di fronte all’assedio di chi vorrebbe torcergli il braccio per costringerlo a firmare la grazia. Ma tutti concordano che qualsiasi decisione in merito verrà presa con calma, senza farsi trascinare dalle tempeste social e senza sottostare a nessun ricatto politico. I giuristi ricordano infatti che la grazia è un provvedimento «umanitario», preso a fronte di gravi condizioni del detenuto (o di un suo familiare stretto, come nel caso di Nicol Minetti e del suo bambino adottivo) e a seguito di una valutazione della magistratura di sorveglianza, che ancora non si è pronunciata. Ma soprattutto la precondizione è che ci sia un qualche segno di ravvedimento da parte del condannato, cosa che non può dirsi nel caso di Roggero. Come in passato, anche prima di entrare in carcere il gioielliere è sembrato quasi giustificare il duplice omicidio («bisogna trovarcisi»), chiedendo sostegno ai suoi follower per aiutarlo a combattere contro «una criminalità sempre più dilagante». Per finire con la richiesta perentoria a Mattarella di graziarlo, «come ha fatto con Minetti e con uno scafista che ha ammazzato 30 persone». Insomma, non proprio una dimostrazione di pentimento.