Spese per energia e riarmo, Roma chiede aiuto all’Ue. Subito il voto sulla flessibilità
di Giuseppe ColomboGiancarlo Giorgetti
ROMA – Non un euro in più alla difesa rispetto a quelli che saranno destinati all’energia. Quando all’ora di pranzo riunisce i leader di maggioranza a palazzo Chigi, Giorgia Meloni fissa subito l’equilibrio politico per sbloccare la flessibilità concessa dall’Europa.
È l’espediente che punta a superare la contrarietà di Matteo Salvini a un aumento delle spese per il riarmo e che allo stesso tempo permette di mantenere fede agli impegni in ambito militare, come sollecitato più volte dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma il mix, nel ragionamento della premier, è anche l’unico schema possibile per incassare il via libera del Parlamento alla messa in moto di un percorso lungo e tortuoso. La prima scadenza è a stretto giro: il 15 agosto scadono i termini per chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che permette ai Paesi della Ue di deviare temporaneamente dagli obiettivi di bilancio previsti dal Patto di stabilità per circostanze eccezionali. Ser…
ROMA – Non un euro in più alla difesa rispetto a quelli che saranno destinati all’energia. Quando all’ora di pranzo riunisce i leader di maggioranza a palazzo Chigi, Giorgia Meloni fissa subito l’equilibrio politico per sbloccare la flessibilità concessa dall’Europa.
È l’espediente che punta a superare la contrarietà di Matteo Salvini a un aumento delle spese per il riarmo e che allo stesso tempo permette di mantenere fede agli impegni in ambito militare, come sollecitato più volte dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma il mix, nel ragionamento della premier, è anche l’unico schema possibile per incassare il via libera del Parlamento alla messa in moto di un percorso lungo e tortuoso. La prima scadenza è a stretto giro: il 15 agosto scadono i termini per chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che permette ai Paesi della Ue di deviare temporaneamente dagli obiettivi di bilancio previsti dal Patto di stabilità per circostanze eccezionali. Serve, appunto, il via libera delle Camere per chiedere a Bruxelles di avviare la valutazione della richiesta sulla flessibilità che garantirebbe uno sforamento fino all’1,5% del Pil all’anno, da qui al 2028. Detto, fatto. L’agenda dei lavori parlamentari viene stravolta a ridosso della pausa estiva. I deputati e i senatori saranno chiamati a votare una risoluzione su energia e riarmo nella prima settimana di agosto.
Alla riunione Salvini garantisce intanto il sì della Lega. Anche Antonio Tajani e Maurizio Lupi assicurano fedeltà. Definita l’intesa politica, che un comunicato diffuso dalla presidenza del Consiglio certifica con il bollino della «piena condivisione», la discussione vira sugli aspetti più tecnici. Per questo parte una videochiamata a Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia chiarisce i contorni dell’operazione e ricorda i passaggi da mettere in fila per instradare il negoziato con la Ue su un sentiero sicuro. Una volta ricevuta la richiesta di attivazione della clausola, la Commissione europea valuterà se sono state soddisfatte le condizioni necessarie per procedere. Poi la palla passerà al Consiglio per la decisione finale. Se tutto filerà liscio, il governo tornerà a rivolgersi al Parlamento in autunno per il via libera allo scostamento di bilancio, il passaggio che serve a tradurre la flessibilità in soldi.
Si punta a sbloccare 14 miliardi: sette per l’energia (lo 0,3% del Pil), altrettanti per la difesa. Ecco la traduzione in numeri dell’equilibrio politico costruito dalla premier. I fondi finiranno tutti nella manovra. Saranno quindi disponibili nel 2027: serviranno a finanziare appunto gli investimenti per la difesa e gli aiuti contro il caro energia. Anche di questo si occuperà il tavolo che riunirà i responsabili economici di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati, Giorgetti, il sottosegretario meloniano alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier.
La destinazione d’uso delle risorse connota già l’ultima legge di bilancio del governo Meloni. A pochi mesi dal voto, infatti, la Finanziaria è già prenotata da spese importanti e inderogabili. Potrà sfruttare la bombola d’ossigeno della flessibilità, liberando quindi risorse per misure dal timbro elettorale. Ma chiederà alla maggioranza anche di esporsi su un tema assai delicato come è quello del riarmo. L’effetto collaterale è a vista: consegnare voti a Roberto Vannacci, paladino del no al riarmo. Ecco perché la nota diffusa da palazzo Chigi punta tutto sulla flessibilità da sfruttare per l’energia, «concentrata nel prossimo biennio». Come a dire: il governo è pronto a cogliere l’opportunità messa a disposizione dall’Europa per aiutare famiglie e imprese alle prese con i rincari. Ma oltre all’ok della Ue e ai voti in Parlamento, l’esecutivo dovrà anche misurarsi con i paletti sull’utilizzo delle risorse. La flessibilità, infatti, non potrà essere impiegata per rinnovare il taglio delle accise sui carburanti, come ricorda Tajani. È lui a mettere il tema sul tavolo. «Dobbiamo capire come spendere le risorse», dice il vicepremier di FI. Modalità, ma anche tempi. Perché – annota – «la situazione a Hormuz si sta complicando e se chiude anche il Mar Rosso è un problema enorme». Prima dei soldi liberati dalla clausola c’è la gestione dell’emergenza. Tutta da definire.