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Melonellum, la tentazione di FdI: un emendamento sul ballottaggio

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La mossa di Pera che piace a La Russa. Sulle preferenze riunioni dei gruppi di FI e Lega entro fine mese. Il voto sul testo a settembre
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Marcello Pera l’ha già annunciato ai colleghi del gruppo di FdI: ma se riproponessimo il ballottaggio? L’ex presidente del Senato fa sul serio. Vorrebbe presentare un emendamento ad hoc nei prossimi giorni. Parlarne in discussione generale. E in questa partita può giocare di sponda con il suo successore, Ignazio La Russa, altro grande sostenitore del ritorno del secondo turno nella legge elettorale. Una cosa è certa: il testo che è approdato l’altro ieri in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama non è considerato blindato. Giorgia Meloni, insieme a Maurizio Lupi, ha intenzione di insistere per reintrodurre le quasi-preferenze bocciate con il voto segreto nel pallottoliere di Montecitorio. E se si apre il varco per una modifica, peraltro tutt’altro che marginale, nulla esclude che possano essercene diverse in scia. I piccoli partiti del centrosinistra insistono per cancellare la norma anti-frammentazione voluta da FI, che azzererebbe i voti ottenuti dalla seconda forza che…

Marcello Pera l’ha già annunciato ai colleghi del gruppo di FdI: ma se riproponessimo il ballottaggio? L’ex presidente del Senato fa sul serio. Vorrebbe presentare un emendamento ad hoc nei prossimi giorni. Parlarne in discussione generale. E in questa partita può giocare di sponda con il suo successore, Ignazio La Russa, altro grande sostenitore del ritorno del secondo turno nella legge elettorale. Una cosa è certa: il testo che è approdato l’altro ieri in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama non è considerato blindato. Giorgia Meloni, insieme a Maurizio Lupi, ha intenzione di insistere per reintrodurre le quasi-preferenze bocciate con il voto segreto nel pallottoliere di Montecitorio. E se si apre il varco per una modifica, peraltro tutt’altro che marginale, nulla esclude che possano essercene diverse in scia. I piccoli partiti del centrosinistra insistono per cancellare la norma anti-frammentazione voluta da FI, che azzererebbe i voti ottenuti dalla seconda forza che, all’interno di una coalizione, non raggiunge la soglia di sbarramento del 3%. E sperano che qualcuno dalla maggioranza dia una mano per superare un «grave vizio di costituzionalità».

Insomma il cantiere del Melonellum è ancora aperto, l’architettura più scombussolata che mai. Tanto può ancora cambiare. Sul ballottaggio, raccontano i sostenitori del secondo turno, a palazzo Chigi si starebbe ragionando e ponderando svantaggi e benefici. Se per esempio venisse inserita una clausola che impedisce accorpamenti tra partiti tra il primo e il secondo turno, il peso di Roberto Vannacci potrebbe uscirne affievolito. Certo, altri costituzionalisti durante le audizioni hanno contestato proprio il secondo turno, così congegnato, in elezioni parlamentari. Tanto che, alla fine, era stato espunto dal testo finale. Si vedrà.

Meloni preme soprattutto per far rientrare le semi-preferenze, cioè il meccanismo con i capilista bloccati e tre crocette a seguire. Antonio Tajani e Matteo Salvini, nel vertice dell’altro ieri a Palazzo Chigi, hanno dato il via libera, ma con una subordinata: bisogna prima capire qual è l’umore dei gruppi. Detto, fatto: nei prossimi giorni si riuniranno i senatori di FI e della Lega, per capire se al Senato si può procedere con il voto palese e soprattutto se alla Camera, dove il provvedimento tornerebbe in terza lettura, non si rischiano altre, più pericolose, beffe con il voto segreto.

Intanto il presidente meloniano della prima commissione del Senato, Andrea De Priamo, tira dritto: le audizioni contingentate (saranno al massimo 26) cominceranno lunedì. Anche in modalità “smart working”, cioè da remoto, per fare prima. Un segnale all’opposizione sulle barricate De Priamo l’ha comunque dato: nella seduta serale di ieri non è stato fissato il termine per presentare gli emendamenti. Un modo per accontentare la minoranza, ma anche per dare tempo alla coalizione di governo.

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