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“No alle chat di Delmastro”. Il centrodestra ferma i pm, in Parlamento è bagarre

(ansa)

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La giunta per le autorizzazioni nega l’uso delle conversazioni del meloniano con il suo socio, vicino al clan Senese, nel ristorante Bisteccheria d’Italia. Cartelli in aula e i senatori 5S occupano per protesta i banchi del governo
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Alle 10,06 sui cellulari dei senatori del Movimento 5 Stelle arriva il segnale che scatenerà la bagarre in aula. I membri della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera comunicano ai colleghi che la maggioranza sta per votare contro la richiesta dei magistrati della procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il gestore della Bisteccheria d’Italia, Mauro Caroccia, vicino al clan Senese, già condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni dell’organizzazione mafiosa. Una vicenda, quella dell’ex sottosegretario considerato tra i fedelissimi della premier, che ha causato un terremoto politico a ridosso della sconfitta referendaria sulla giustizia, e portato alle dimissioni del deputato di Fratelli d’Italia, non indagato, dal governo. Una ferita, comunque, ancora aperta.

Alle 10,06 sui cellulari dei senatori del Movimento 5 Stelle arriva il segnale che scatenerà la bagarre in aula. I membri della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera comunicano ai colleghi che la maggioranza sta per votare contro la richiesta dei magistrati della procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il gestore della Bisteccheria d’Italia, Mauro Caroccia, vicino al clan Senese, già condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni dell’organizzazione mafiosa. Una vicenda, quella dell’ex sottosegretario considerato tra i fedelissimi della premier, che ha causato un terremoto politico a ridosso della sconfitta referendaria sulla giustizia, e portato alle dimissioni del deputato di Fratelli d’Italia, non indagato, dal governo. Una ferita, comunque, ancora aperta.

Il verdetto della giunta della Camera era atteso. La procura di Roma aveva chiesto di sequestrare le chat per poter fare verifiche su conversazioni che, secondo gli inquirenti, potrebbero aiutare a ricostruire il ruolo di Caroccia e meccanismi di riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Ma già la scorsa settimana il relatore forzista Pietro Pittalis aveva depositato un parere di diniego alla richiesta dei magistrati. Nessuna sorpresa dunque che il centrodestra dica no al sequestro. Il 30 luglio toccherà all’aula il verdetto finale ma è probabile, nonostante le proteste del centrosinistra, che confermi il rifiuto ai magistrati. Un diniego che non piace neanche all’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Caroccia, secondo il quale «la scelta della giunta non è condivisibile perché danneggia anche il mio assistito».

L’opposizione considera il voto della maggioranza un ostacolo a indagini di mafia. E quando la decisione arriva, sono i senatori pentastellati a far partire la bagarre. Interrompono i lavori di palazzo Madama. Espongono cartelli con la scritta «fuori le chat» e intonano cori contro il governo. Il capogruppo Luca Pirondini accusa la maggioranza di impedire alla magistratura di svolgere il proprio lavoro e parla di un grave segnale sul fronte della legalità. Viene rispolverata la questione morale. E si sfiora la rissa quando Raoul Russo e Salvo Sallemi di Fratelli d’Italia arrivano al centro dell’emiciclo, dove i parlamentari M5s si sono posizionati per protesta vicino ai banchi dell’esecutivo, urlando «vergogna!». Dal centro dell’emiciclo ribattono alle accuse su Delmastro polemizzando sulla gestione del Covid da parte di Giuseppe Conte. Un botta e risposta che degenera quando il senatore di FdI Roberto Menia raggiunge Pirondini e gli strappa il cartello dalle mani. Nel parapiglia interviene anche il questore del Senato Gaetano Nastri, che viene colpito a un ginocchio senza riportare conseguenze. Tocca alla presidente di turno, la cinquestelle Mariolina Castellone, invitare i litiganti a lasciare i banchi del governo, prima di sospendere la seduta per mezz’ora. «Avremo occasione in un’apposita riunione dei capigruppo di commentare questo evento che, per carità, fa parte delle dinamiche parlamentari. Non certo delle migliori», commenta il presidente Ignazio La Russa.

Delmastro, no della Giunta a uso delle chat. Senatori M5S occupano i banchi del governo per protesta

Richiamato l’ordine a palazzo Madama, lo scontro si sposta però a Montecitorio, dove dalla riunione dei capigruppo arriva la notizia che la richiesta di autorizzazione arriverà in aula per essere votata in via definitiva il 30 luglio. «Avevamo chiesto di discuterlo subito - spiega il presidente M5s alla Camera Riccardo Ricciardi - ma così non è stato». E anche qui i deputati stellati espongono i cartelli con la scritta «fuori le chat». Delmastro allarga le braccia e ironizza: «I 5 stelle? Sono fatti così, ci sono abituato».

Da palazzo Chigi nessun commento ufficiale. Tacciono Forza Italia e Lega. Sono i parlamentari di FdI a difendere Delmastro attaccando « il cabaret ‘stellato’». Marco Scurria definisce «inaccettabili» le parole di Chiara Appendino («La mafia fa schifo, ma fate schifo pure voi»). Lo scontro è destinato a proseguire.

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