Pochi giorni dopo le celebrazioni nell’avversario della morte di Paolo Borsellino, ecco che di fronte al caso Delmastro, e alla decisione della maggioranza di “lucchettare” le sue chat con il ristoratore Mauro Caroccia oggi in carcere per i suoi legami con la mafia, le opposizioni richiamano Giorgia Meloni alla coerenza.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere di palazzo Montecitorio infatti dice no alla richiesta della procura di Roma di acquisire le conversazioni e il M5S, dopo le proteste in aula, organizza una conferenza stampa alla sede del partito, a Roma: «Cosa può avere in comune Borsellino con chi ostacola le indagini su un clan mafioso? Delmastro — ricorda l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte — aveva aperto una so…
Pochi giorni dopo le celebrazioni nell’avversario della morte di Paolo Borsellino, ecco che di fronte al caso Delmastro, e alla decisione della maggioranza di “lucchettare” le sue chat con il ristoratore Mauro Caroccia oggi in carcere per i suoi legami con la mafia, le opposizioni richiamano Giorgia Meloni alla coerenza.
Borsellino, mille alla fiaccolata. In testa Arianna Meloni e Donzelli: “Paolo eroe dei nostri tempi”
La Giunta per le autorizzazioni a procedere di palazzo Montecitorio infatti dice no alla richiesta della procura di Roma di acquisire le conversazioni e il M5S, dopo le proteste in aula, organizza una conferenza stampa alla sede del partito, a Roma: «Cosa può avere in comune Borsellino con chi ostacola le indagini su un clan mafioso? Delmastro — ricorda l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte — aveva aperto una società con familiari di prestanome di un clan mafioso. Come possono richiamarsi a Borsellino loro che ostacolano le indagini su un clan mafioso?». Aggiunge il leader del 5 Stelle: «Non possiamo consentire che amici e amichetti di partito siano scudati, né che le Camere si trasformino in Colle Oppio. È successo già con Santanchè ma qui forse siamo andati anche oltre perché addirittura sono state ostacolate le indagini nei confronti di un clan mafioso. Meloni si rimangi questo voto vergognoso».
Anche nel Pd si mette in risalto la contraddizione, cioè l’esaltazione ideale di Borsellino — da giovane fu militante di organizzazioni studentesche del Msi — e poi ostacolare il lavoro dei magistrati. «Fanno la morale su legalità e lotta alla mafia, e poi?» ragiona Debora Serracchiani, responsabile dem della Giustizia. La vicenda del ristorante di Delmastro aperto a Roma con un prestanome della criminalità organizzata, “Bisteccheria d’Italia”, aveva «già prodotto gravi danni all’autorevolezza delle istituzioni e di un ministero che più di ogni altro dovrebbe essere un palazzo di vetro». Ora dunque «siamo all’assurdo di un ex sottosegretario che rende difficile il lavoro della magistratura. Se non ci fosse nulla da nascondere non avrebbero motivo di temere», conclude Serracchiani. Il riferimento è alle dimissioni che Meloni aveva imposto allo stesso Delmastro.
Stessa linea in casa rossoverde. «La destra sceglie, ancora una volta, di fare scudo ai propri esponenti negando ai cittadini la trasparenza su una vicenda inquietante — commenta Elisabetta Piccolotti di Avs — . Vogliamo sapere chi ha paura di quelle chat e perché, che cosa contengono, cosa c’è scritto. Non accettiamo che qualcuno, col favore delle tenebre, a partire da Meloni fino all’ultimo dei parlamentari che voteranno contro la concessione di quelle chat, si nasconda per celare gli affari sporchi che potrebbero emergere».