Il caso Delmastro, lo scudo votato nella giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera contro l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario non nel suo cellulare ma in quelle del suo ex socio, è solo l’ultimo episodio. A rivedere bene fin dall’inizio di questa legislatura i voti del centrodestra in Parlamento per alzare muri a difesa di deputati e senatori dalle indagini della magistratura anche per fatti esterni alla loro attività politica, la linea era già chiara fin dall’inizio. Con buona pace degli slogan della premier Giorgia Meloni e della maggioranza appena arrivata al governo del Paese: “basta amichettismo”; “è l’ora del merito”; “nessun privilegio”.
Il centrodestra in Parlamento ha votato subito contro la richiesta di uti…
Il caso Delmastro, lo scudo votato nella giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera contro l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario non nel suo cellulare ma in quelle del suo ex socio, è solo l’ultimo episodio. A rivedere bene fin dall’inizio di questa legislatura i voti del centrodestra in Parlamento per alzare muri a difesa di deputati e senatori dalle indagini della magistratura anche per fatti esterni alla loro attività politica, la linea era già chiara fin dall’inizio. Con buona pace degli slogan della premier Giorgia Meloni e della maggioranza appena arrivata al governo del Paese: “basta amichettismo”; “è l’ora del merito”; “nessun privilegio”.
Il centrodestra in Parlamento ha votato subito contro la richiesta di utilizzo dei messaggi dell’ex deputato Cosimo Ferri con l’ex magistrato Luca Palamara: in questo caso a richiederle era stato il Consiglio superiore della magistratura che doveva valutare il solo profilo disciplinare di Ferri, magistrato anche lui. Palamara è stato radiato dalla magistratura per decisione del Csm e nel luglio 2023 la Corte costituzionale aveva accolto il ricorso del Csm stabilendo che la Camera già nel 2022 aveva illegittimamente negato l'uso delle conversazioni del deputato. Ma nel dicembre del 2023 (cambiata nel frattempo la maggioranza e arrivato al governo il centrodestra a guida meloniana) il discorso non cambia: il Parlamento si oppone e per non concedere l’autorizzazione votano insieme a FdI, FI e Lega anche Italia viva e di Azione. Avs si astiene e Pd e M5S votano invece a favore. Ferri è tornato in magistratura lo scorso marzo.Nel 2024 invece la destra cerca di salvare Santanchè dai suoi guai giudiziari per la gestione delle sue società. In particolare, Palazzo Madama, presieduto da Ignazio La Russa, presenta ricorso alla Consulta contro la procura di Milano per l’utilizzo di alcune mail di Santanchè inviate a una sua dipendente e che per i pm sarebbero una prova della possibile truffa allo Stato sui fondi Covid commessa dalla società Visibilia. La Consulta ha dichiarato ammissibile il ricorso e si dovrà esprimere nel merito: nel frattempo il risultato concreto è che la camera di consiglio del Gip per decidere il rinvio o meno a giudizio dell’ex ministra slitta continuamente in attesa di capire se le mail possono essere utilizzate nel procedimento. Il tema, per il Senato, è che le mail sono equivalenti alle chat e alla corrispondenza privata e che prima del loro utilizzo la procura di Milano doveva chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento: ma in questo caso si parla, c’è da sottolineare, di fatti precedenti il mandato parlamentare e che nulla hanno a che fare con questo o con l’attività politica della oggi senatrice Santanchè.
Sempre nel 2024 il Senato decide di promuovere il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato davanti alla Corte Costituzionale per quanto riguarda la perquisizione domiciliare, l'utilizzo di intercettazioni ambientali e filmati di videosorveglianza, effettuati dall' autorità giudiziaria "nei locali della segreteria politica di Valeria Sudano, senatrice all'epoca dei fatti” nell'ambito di un procedimento penale che vedeva coinvolto il suo compagno, Luca Sammartino (ex vicepresidente e assessore all'Agricoltura della Regione Siciliana.
Ma gli scudi e la difesa dei politici indagati non finiscono qui nell’era del centrodestra di governo. Un caso che ha creato scalpore è quello di Giusi Bartolozzi, ex deputata nominata capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio. Nel 2025 la procura di Roma indaga Bartolozzi con l’accusa di “aver fornito false informazioni al pubblico ministero” durante l'inchiesta sull'operazione che ha portato alla liberazione e poi al rimpatrio su volo di Stato dell’ex generale libico accusato di violenze a Tripoli, Osama Almasri. La Camera, che aveva votato per la non autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, del ministro Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano, ha alzato uno scudo anche sulla dirigente del ministero sollevando il conflitto di attribuzione alla Consulta: sostenendo, in soldoni, che anche Bartolozzi deve godere dell’immunità parlamentare.
Il Senato invece si è opposto ai magistrati campani sulla vicenda della “chiave d’onore donata da un Comune al ministro Gennaro Sangiuliano. Per i pm l’ipotesi di reato era quella di peculato, dopo che l’ex ministro aveva dato la chiave a Maria Rosaria Boccia. Poco prima del caso Delmastro, l’aula della Camera ha invece respinto la richiesta della procura di Palermo per il sequestro della corrispondenza informatica (chat, e-mail ed sms) del deputato Francesco Saverio Romano indagato per concorso in corruzione e turbativa d'asta in un'inchiesta sulla sanità siciliana. Anche qui una difesa contro lo svolgimento di indagini da parte dei magistrati.