Alemanno: “Ricorso del ministero contro riduzione della mia pena”. Poi Nordio provvede alla revoca
di Giuseppe ScarpaSei giorni di carcere sì. Sei giorni di carcere no. Sei giorni che per Gianni Alemanno sono diventati il simbolo di un presunto accanimento e hanno finito per provocare un cortocircuito al ministero della Giustizia: un ricorso in Cassazione notificato all'ex sindaco di Roma, poi revocato nel giro di poche ore, un ministro, Nordio, costretto a prendere le distanze dai suoi uffici e un'indagine interna per capire cosa sia accaduto.
«I carabinieri mi hanno notificato un incredibile provvedimento», racconta Alemanno. «Il ministero ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che mi aveva riconosciuto la riduzione di pena (era stato condannato per traffico di influenze, ndr) per le condizioni inumane di detenzione. Vogliono rimandarmi in carcere per sei giorni».
In concreto è questo il punto: senza quella decisione Alemanno sarebbe uscito il 30 giugno, mentre ha lasciato Rebibbia il 24. Sei giorni che, secondo l'ex sindaco, non giustificano «l'evidente sproporzione» d…
Sei giorni di carcere sì. Sei giorni di carcere no. Sei giorni che per Gianni Alemanno sono diventati il simbolo di un presunto accanimento e hanno finito per provocare un cortocircuito al ministero della Giustizia: un ricorso in Cassazione notificato all'ex sindaco di Roma, poi revocato nel giro di poche ore, un ministro, Nordio, costretto a prendere le distanze dai suoi uffici e un'indagine interna per capire cosa sia accaduto.
«I carabinieri mi hanno notificato un incredibile provvedimento», racconta Alemanno. «Il ministero ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che mi aveva riconosciuto la riduzione di pena (era stato condannato per traffico di influenze, ndr) per le condizioni inumane di detenzione. Vogliono rimandarmi in carcere per sei giorni».
In concreto è questo il punto: senza quella decisione Alemanno sarebbe uscito il 30 giugno, mentre ha lasciato Rebibbia il 24. Sei giorni che, secondo l'ex sindaco, non giustificano «l'evidente sproporzione» dell'iniziativa. «Dà fastidio la mia battaglia da destra per ottenere carceri meno folli? Si vuole punire chi, da detenuto, ha denunciato questo problema?». Sulla stessa linea il difensore Edoardo Albertario: «Inconcepibile quanto accaduto».
Il colpo di scena arriva poco dopo. Carlo Nordio dichiara di non essere mai stato informato del ricorso, ne dispone «l'immediata revoca» e annuncia un'indagine interna per accertare le responsabilità di quello che definisce «un disguido burocratico» all'interno del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Invita inoltre Alemanno al ministero e rende noto che il suo Gabinetto aveva già avviato verifiche sul sistema di calcolo degli spazi nelle celle.
La versione ufficiale parla di un errore amministrativo. Ma un ricorso in Cassazione difficilmente nasce per caso. Ed è qui che la vicenda giudiziaria si intreccia con le tensioni politiche che da tempo attraversano il Dap. Ufficialmente un disguido. Ufficiosamente, l'ennesimo capitolo di una partita tutta interna alla destra nell’amministrazione penitenziaria. «Ringrazio il ministro. Questo incidente dimostra ancora una volta come i vertici del Dap agiscano in modo incontrollato anche rispetto al ministero», conclude Alemanno.