E se non toccasse solo ai famigerati “maranza”, da qualche anno il nuovo e inafferrabile spauracchio agitato dalla destra italiana? «Sarà una stretta punitiva e di repressione preventiva anche per gli studenti medi», dice Carlotta Scognamiglio, portavoce dell’Unione degli studenti, tra le associazioni studentesche più rappresentative del Paese. A 14 anni si arriva alle scuole superiori, si entra in contatto con i collettivi e con la politica, si comincia a partecipare alla vita pubblica e sì, anche a contestare (come fecero in gioventù anche Giorgia Meloni o Matteo Salvini, tra gli altri). E siccome «all’interno del decreto non c’è una specifica dei reati per cui devi ribaltare l’onere della prova dell’incapacità di intendere e di volere», anche un giovanissimo che si ritrova a manifestare rischia parecchio. Basta trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
E se non toccasse solo ai famigerati “maranza”, da qualche anno il nuovo e inafferrabile spauracchio agitato dalla destra italiana? «Sarà una stretta punitiva e di repressione preventiva anche per gli studenti medi», dice Carlotta Scognamiglio, portavoce dell’Unione degli studenti, tra le associazioni studentesche più rappresentative del Paese. A 14 anni si arriva alle scuole superiori, si entra in contatto con i collettivi e con la politica, si comincia a partecipare alla vita pubblica e sì, anche a contestare (come fecero in gioventù anche Giorgia Meloni o Matteo Salvini, tra gli altri). E siccome «all’interno del decreto non c’è una specifica dei reati per cui devi ribaltare l’onere della prova dell’incapacità di intendere e di volere», anche un giovanissimo che si ritrova a manifestare rischia parecchio. Basta trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Le famose manganellate agli studenti di Pisa di due anni e mezzo fa, contro le quali intervenne anche Sergio Mattarella («i manganelli esprimono un fallimento»), non sono rimaste un episodio isolato. Gli interventi delle forze dell’ordine sono entrati anche nelle università, a Roma, Milano, Torino, riportando immagini che sembravano relegate al passato: un approccio orientato al controllo dell’ordine pubblico e delle manifestazioni di dissenso.
«A meno di un anno dalle elezioni — spiega Amedeo Pecorelli di Ugs-Sinistra italiana — quello che conta è mostrare agli elettori dei risultati semplici e immediati, che in quattro anni di legislatura su temi come la sicurezza non sono riusciti a ottenere. Investire nella pubblica istruzione, in spazi dedicati alle nuove generazioni, o considerarci come interlocutori attivi nelle discussioni che ci riguardano sono soluzioni troppo complesse per loro. La comunità studentesca continuerà a opporsi a questo modello di società che vuole fondarsi sulla paura e non sulla solidarietà tra le persone». Anche Luca Boccoli, ex Fridays e oggi alla guida della giovanile di Europa verde, vede la correlazione: «È un diversivo per non parlare dei temi veri, che mette nel calderone persone che non c’entrano nulla con la sicurezza. Ma comunque non ci spaventeremo».
Lo pensano i giovanissimi, ma non solo loro. Riflette Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd: «A settembre, con la riapertura delle scuole e il ritorno delle mobilitazioni studentesche, migliaia di ragazze e ragazzi torneranno legittimamente nelle piazze. Con queste norme il rischio è che vengano affrontati anzitutto come un problema di ordine pubblico, anziché come cittadini titolari di diritti». L’anno scorso, ad esempio, fu l’anno delle grandi manifestazioni in solidarietà con Gaza, partecipatissime dai più giovani, la maggioranza senza neanche essere legati ad alcuna organizzazione. «Dietro lo slogan “anti-maranza” c’è una legge che riguarda tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Le conseguenze non ricadranno su un’etichetta inventata dalla propaganda, ma sui figli degli italiani», continua Serracchiani. «Il governo Meloni si è accanito contro i giovani: il decreto Rave, il decreto Caivano, il ritorno del voto in condotta, i decreti sicurezza e ora le norme “anti-maranza”. Li vuole zitti e buoni, li tratta come adulti solo per punirli. Avrebbero paura a farli votare a 16 anni. Ma la “generazione Gaza”, come ha dimostrato con la batosta referendaria, risponderà con le matite ai loro manganelli», è l’augurio che si fa Marco Grimaldi (Avs).