ROMA – Fratelli d'Italia insiste e le opposizioni vogliono capire fin dove si spingerà. In particolare il partito di Giorgia Meloni, con un emendamento al decreto giustizia, chiederà di allargare l’utilizzo delle intercettazioni per i cosiddetti reati “spia”, ossia a quei fattispecie di reato che fanno da campanello d'allarme per crimini più gravi come la violenza di genere e la criminalità organizzata o economica.
Ci ha provato in commissione, ma in mancanza di un accordo con gli altri partiti di maggioranza il testo è stato licenziato senza mandato al relatore. Ora ritenta in aula e, se il presidente del Senato Ignazio La Russa dovesse giudicare inammissibile l’emendamento, FdI tornerà alla carica con un provvedimento ad hoc, come annunciato in un’intervista a Repubblica dal presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea De Priamo.
Si ragiona su un decreto approvato da palazzo Chigi, che però dovrebbe il voto contrario certamente di Antonio Tajani e degli azzurri, o un d…
ROMA – Fratelli d'Italia insiste e le opposizioni vogliono capire fin dove si spingerà. In particolare il partito di Giorgia Meloni, con un emendamento al decreto giustizia, chiederà di allargare l’utilizzo delle intercettazioni per i cosiddetti reati “spia”, ossia a quei fattispecie di reato che fanno da campanello d'allarme per crimini più gravi come la violenza di genere e la criminalità organizzata o economica.
Ci ha provato in commissione, ma in mancanza di un accordo con gli altri partiti di maggioranza il testo è stato licenziato senza mandato al relatore. Ora ritenta in aula e, se il presidente del Senato Ignazio La Russa dovesse giudicare inammissibile l’emendamento, FdI tornerà alla carica con un provvedimento ad hoc, come annunciato in un’intervista a Repubblica dal presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea De Priamo.
Si ragiona su un decreto approvato da palazzo Chigi, che però dovrebbe il voto contrario certamente di Antonio Tajani e degli azzurri, o un disegno di legge parlamentare presentato da FdI. La proposta di modifica è stata sollecitata dal procuratore antimafia Giovanni Melillo in una fitta interlocuzione con la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo. Melillo aveva scritto che la riforma delle intercettazioni varata dal governo con un decreto nel 2023 “si è rivelata grave e allarmante, in ragione dell’obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo. A quasi tre anni dalla modifica l’effetto è evidente”.
“Il Pd è d’accordo con il tema e con l’allarme posti da Melillo”, dice Walter Verini, capogruppo Pd della commissione Antimafia, “dunque se arriverà un emendamento in aula lo valuteremo”. Mentre Forza Italia dice no e non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi, dal partito di Elly Schlein invece arriva un’apertura. Chiaramente è necessario capire se le fattispecie di reato inserite saranno quelle importanti ai fini delle indagini contro la criminalità organizzata.Il M5S è certo che non lo appoggerà. Perché se pure fa un passo in avanti – spiegano – non è sufficiente perché esclude tutti i reati della Pubblica amministrazione come concussione e corruzione. Per il partito di Giuseppe Conte bisogna tornare alle norme dello spazzacorrotti, quelle in vigore prima che il governo le modificasse.
Nella maggioranza la tensione non si placa. Il forzista Giorgio Mulè nega che si possa "invocare il vincolo di maggioranza" in caso di voto contrario in aula sulle intercettazioni, un confronto interno sembra necessario. Anche nel suo partito. Occasioni a breve saranno la cena di martedì fra Tajani e i parlamentari (come da tradizione, si troveranno all'Antico circolo del Tiro a volo ai Parioli) e il giorno dopo la riunione con i senatori.