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Chat tra Delmastro e Caroccia, la prudenza dei magistrati in attesa del voto alla Camera

(ansa)

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I messaggi sono in possesso della difesa del presunto prestanome del clan Senese. Il Parlamento ha negato l’autorizzazione
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Le chat ci sono. Sono quelle tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, l’uomo che, secondo gli investigatori, è un prestanome del clan Senese. Da giorni vengono evocate nel dibattito politico. Soprattutto da chi è più vicino a Delmastro, quasi a sperare che un’eventuale pubblicazione possa trasformarsi in un boomerang per la magistratura e finire per spostare la discussione dal merito dell’indagine allo scontro politico. Insomma: la speranza per alcuni di loro è che l’inchiesta finisca in confusione. Ma, almeno per ora, per la Procura di Roma quelle conversazioni è come se non esistessero. «Senza l’autorizzazione del Parlamento non le prenderemo in considerazione», si sono detti i magistrati nel corso di una riunione.

Le chat sono state depositate quattro giorni fa all’interno di una memoria difensiva presentata dagli avvocati di Caroccia. Secondo la difesa conterrebbero una ricostruzione dei fatti capace di cambiare il senso dell’inchiesta. Ma quegli …

Le chat ci sono. Sono quelle tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, l’uomo che, secondo gli investigatori, è un prestanome del clan Senese. Da giorni vengono evocate nel dibattito politico. Soprattutto da chi è più vicino a Delmastro, quasi a sperare che un’eventuale pubblicazione possa trasformarsi in un boomerang per la magistratura e finire per spostare la discussione dal merito dell’indagine allo scontro politico. Insomma: la speranza per alcuni di loro è che l’inchiesta finisca in confusione. Ma, almeno per ora, per la Procura di Roma quelle conversazioni è come se non esistessero. «Senza l’autorizzazione del Parlamento non le prenderemo in considerazione», si sono detti i magistrati nel corso di una riunione.

Le chat sono state depositate quattro giorni fa all’interno di una memoria difensiva presentata dagli avvocati di Caroccia. Secondo la difesa conterrebbero una ricostruzione dei fatti capace di cambiare il senso dell’inchiesta. Ma quegli atti non saranno acquisiti, valutati e non entreranno nel fascicolo fino a quando la Camera non avrà eventualmente autorizzato il loro utilizzo. «Non possiamo fare diversamente», è il ragionamento degli inquirenti. Le chat sono infatti coperte dalle garanzie costituzionali previste per i parlamentari e una loro acquisizione anticipata rischierebbe di compromettere l’intera indagine.

La Camera dovrebbe pronunciarsi il 30 luglio, anche se l’indicazione sembra già chiara: in Giunta per le autorizzazioni la maggioranza ha votato contro l’utilizzabilità delle conversazioni ed è quasi impossibile che l’Aula si esprima in senso opposto. L’opposizione ha annunciato battaglia. Ma la Procura ritiene soprattutto che, secondo le più recenti indicazioni della Corte costituzionale, un eventuale diniego possa arrivare soltanto se adeguatamente motivato. E non certo come un salvacondotto politico, come invece sembra essere nel caso di Delmastro. Ecco perché, dopo il 30 luglio, si valuterà se sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. Fino ad allora, però, la linea resta quella della massima prudenza: quegli atti, di fatto, sono considerati inutilizzabili, nonostante la difesa sostenga che questa scelta finisca per comprimere il diritto di difesa degli imputati.

È proprio il contenuto della memoria a rendere la vicenda particolarmente delicata. L’impianto difensivo, infatti, ribalta completamente la ricostruzione dell’accusa. Secondo l’avvocato Gallo, Mauro Caroccia non sarebbe stato il prestanome dei Senese, come ipotizzato dagli investigatori. Al contrario, avrebbe operato per conto dell’allora sottosegretario Delmastro e, più in generale, all’interno di una rete di rapporti riconducibile all’area di Fratelli d’Italia. In sostanza, Caroccia sarebbe stato sì un prestanome. Ma non dei mafiosi. Bensì dei dirigenti di Fratelli d’Italia. Sostengono che le chat sono inequivocabili: Delmastro era il vero titolare e dava indicazioni.

Una tesi che, evidentemente, ridimensionerebbe le accuse nei confronti di Caroccia, ma che aprirebbe ulteriori problemi per Delmastro e per gli altri soci piemontesi vicini a Fratelli d’Italia. Dovrebbero infatti spiegare perché utilizzavano un prestanome per gestire alcuni ristoranti. E soprattutto come mai avevano deciso di entrare in affari con persone che avevano subito la confisca di un precedente ristorante proprio per i loro rapporti con esponenti della criminalità organizzata. Senza l’autorizzazione a utilizzare quelle chat, però, sarà tutto più difficile.

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