Onorevole Lorenzo Guerini, il ministro Piantedosi ha sollecitato una presa di distanza dai violenti della Val Susa “senza infingimenti”: ce l’aveva con le opposizioni?
«La posizione del Pd è chiara: condanniamo con fermezza ogni atto di violenza e siamo solidali con le forze dell’ordine».
Schlein ha però impiegato 48 ore per esprimersi: così non si rischia di alimentare i dubbi su una sinistra troppo timida verso le frange estreme dei movimenti di protesta?
«Parla la nostra storia, quella di un partito da sempre schierato dalla parte della legalità, delle regole, del diritto di manifestare unito alla condanna senza appello dei violenti. Il Pd è figlio di tradizioni politiche e culturali che si sono forgiate nella difesa dello Stato contro il terrorismo».
Ma allora il vostro messaggio non dovrebbe essere più netto a difesa della polizia, distinguere meglio tra il diritto a manifestare e le sue degenerazioni?
«Io ho sempre usato parole inequivocabili anche in occasione degli incidenti a…
Onorevole Lorenzo Guerini, il ministro Piantedosi ha sollecitato una presa di distanza dai violenti della Val Susa “senza infingimenti”: ce l’aveva con le opposizioni?
«La posizione del Pd è chiara: condanniamo con fermezza ogni atto di violenza e siamo solidali con le forze dell’ordine».
Schlein ha però impiegato 48 ore per esprimersi: così non si rischia di alimentare i dubbi su una sinistra troppo timida verso le frange estreme dei movimenti di protesta?
«Parla la nostra storia, quella di un partito da sempre schierato dalla parte della legalità, delle regole, del diritto di manifestare unito alla condanna senza appello dei violenti. Il Pd è figlio di tradizioni politiche e culturali che si sono forgiate nella difesa dello Stato contro il terrorismo».
Ma allora il vostro messaggio non dovrebbe essere più netto a difesa della polizia, distinguere meglio tra il diritto a manifestare e le sue degenerazioni?
«Io ho sempre usato parole inequivocabili anche in occasione degli incidenti a Torino durante il corteo a sostegno di Askatasuna: il diritto a manifestare è un caposaldo di ogni democrazia e le forze di polizia agiscono proprio per garantire che tale diritto possa essere esercitato».
Tuttavia a Bologna sotto le mani della polizia è morto un uomo: non era giusto convocare la piazza?
«Io credo che quando ciò accade la richiesta di verità si fa più urgente perché lo Stato è sinonimo di regole, di sicurezza. Bisogna avere rispetto del lavoro della magistratura e al tempo stesso comprendere l’esigenza di chiamare a raccolta la città per condividere un momento di grande emotività. Una cosa è la piazza convocata dal sindaco, altro i delinquenti che hanno attaccato le forze dell’ordine, provocando decine di feriti fra gli agenti».
Fatto sta che a destra insistono sulla repressione, a sinistra sulla prevenzione: perché è così difficile trovare un punto d’intesa?
«L’insicurezza è tra le ansie più avvertite dagli italiani e non va ignorata perché chi si sente meno sicuro rischia di sentirsi anche meno libero nella vita di tutti i giorni. Va affrontata con serietà, sapendo che la repressione – componente essenziale della sicurezza – va coniugata con la prevenzione, che include politiche educative e di contrasto al disagio sociale. Una sintesi impossibile da realizzare finché la destra non cesserà di usare questo tema contro le opposizioni».
Significa che i cinque decreti sicurezza del governo sono inutili?
«Direi funzionali a una narrazione schiacciata su una lettura ideologica che non sta producendo risultati. Si introducono nuovi reati e nuove pene, nella consapevolezza che sono armi spuntate».
Da anni sicurezza e ordine pubblico sono percepiti come temi “di destra”: il Pd ha sbagliato a lasciarli agli avversari?
«Sì, è stato un errore dare campo libero a una destra che continua ad approfittarne per fini elettorali. Di fronte al loro fallimento, è tempo che la sinistra li assuma come questioni decisive per la società».
Ma qual è la proposta del centrosinistra, se ne ha una?
«È basata su una complessità di azioni: dal potenziamento degli organici delle forze di polizia alla collaborazione con i sindaci, dalla difesa della legalità alla lotta al disagio sociale, dalla gestione dell’immigrazione all’integrazione. Da contrapporre agli slogan, spesso beceri, della destra».
Amplificare ogni fatto di cronaca, da Roggero alla Val Susa, è una strumentalizzazione?
«Fare i conti con ciò che succede nel Paese è necessario, ma non si può far politica con gli episodi di cronaca rilanciati dai social. Il caso Roggero è emblematico. C’è una sentenza che ha applicato tutte le attenuanti previste da una legge voluta da Salvini, a cui è seguita una campagna sconcertante dal punto di vista istituzionale a favore della grazia».
C’entra il pressing per la clemenza con le mire della destra sul Quirinale?
«Credo o almeno spero che nessuno abbia voluto attaccare il capo dello Stato per secondi fini».
La sinistra è divisa pure su riarmo e Ucraina: Conte sta provando a mettere alle strette Schlein?
«Mi pare che la tentazione di usare in modo strumentale questi temi ci sia. Ma mi pare altrettanto evidente che la difesa dell’Ucraina sia un punto fermo del Pd e dovrà esserlo per l’intera coalizione. Impensabile che le forze progressiste si possano chiamare fuori dal sostegno a un popolo che resiste».
E sul riarmo?
«Il rafforzamento delle politiche di difesa europea è ineludibile data la crescita delle minacce globali e l’annunciata riduzione dell’impegno americano. Per farlo è necessario investire di più, spendere meglio e aumentare il nostro contributo nazionale alle capacità militari complessive, a livello sia europeo, sia Nato. È quel che in Spagna sta facendo Sanchez, che ha incrementato di 10 miliardi la spesa per la difesa per il 2026».
Le primarie in questo quadro di rivalità non sono un rischio?
«Se sarà approvata questa pessima legge elettorale, fatico a vedere un altro modo per indicare il leader».
E come valuta l’ipotesi di un candidato premier di garanzia?
«È implausibile. Una cosa è se l’alleanza decidesse insieme di convergere su un nome terzo, altro fare una campagna elettorale con un candidato finto: sarebbe inspiegabile».