Sul prestito Safe è in corso «uno spettacolo indegno di un Paese fondatore dell'Unione europea», dice il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Come pensa andrà a finire questa vicenda del famoso prestito adesso?
“Difficile da dire, il governo non ha una posizione chiara, Tajani oggi ha oscillato nell'arco della stessa giornata: prima sembrava fosse un sì deciso e poi dopo abbiamo capito che è stato richiamato all'ordine probabilmente da Palazzo Chigi e da altre dinamiche della maggioranza e non si capisce più qual è la linea”.
C'è un po' il gioco delle tre carte in corso: si opzionano i soldi, ma non è detto che si spendano. Intanto l'Europa chiede subito una decisione. Secondo lei dovrebbe passare dal Parlamento, come chiede la Lega?
“Intanto c'è una scadenza imminente nota da dare, entro la fine di luglio. Va bene che il Parlamento possa esprimersi, ma ci deve essere una decisione del governo, con quale posizione il governo arriva davanti al parlamento? In questa fase finale della l…
Sul prestito Safe è in corso «uno spettacolo indegno di un Paese fondatore dell'Unione europea», dice il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Come pensa andrà a finire questa vicenda del famoso prestito adesso?
“Difficile da dire, il governo non ha una posizione chiara, Tajani oggi ha oscillato nell'arco della stessa giornata: prima sembrava fosse un sì deciso e poi dopo abbiamo capito che è stato richiamato all'ordine probabilmente da Palazzo Chigi e da altre dinamiche della maggioranza e non si capisce più qual è la linea”.
C'è un po' il gioco delle tre carte in corso: si opzionano i soldi, ma non è detto che si spendano. Intanto l'Europa chiede subito una decisione. Secondo lei dovrebbe passare dal Parlamento, come chiede la Lega?
“Intanto c'è una scadenza imminente nota da dare, entro la fine di luglio. Va bene che il Parlamento possa esprimersi, ma ci deve essere una decisione del governo, con quale posizione il governo arriva davanti al parlamento? In questa fase finale della legislatura ci si rimette al parlamento in realtà per nascondere le spaccature che ci sono dentro alla maggioranza”.
C'è una correlazione tra questo prestito e la richiesta del 5 per cento del Pil di spesa militare avanzata da Trump per la Nato?
“Siamo di fronte a una situazione di rottura rispetto agli ultimi 80 anni di politica estera e di assetto internazionale, è abbastanza chiaro ormai che gli Stati Uniti da una parte ci fanno pressione per l'aumento delle spese militari dall'altra si disimpegnano rispetto al ruolo di tutori che hanno avuto dopo la seconda guerra mondiale. Il punto è che noi europei non possiamo da una parte lamentarci del fatto che ci fanno pressione e dall'altro che si disimpegnano. Dovremmo prendere atto che è arrivato il momento di diventare adulti. Safe è un primo passo verso la difesa comune, che può essere utile anche in quella direzione, perché consente di avere un prestito significativo per la difesa e per investimenti comuni finanziato con debito comune europeo: ha una valenza politica che va in quella direzione”.
Per il caro-diesel si fanno decreti di 15 giorni, spiccioli; i salari da anni scendono, l'età pensionabile aumenta, per le armi i soldi invece si trovano: è una riflessione che si sente fare spesso in giro, lei la condivide?
“Dovremmo piantarla con il benaltrismo trasversale: con Safe si può investire in difesa senza sottrarre risorse a questi altri interventi necessari, viste le condizioni super agevolate e con una scadenza lunghissima. Certi argomenti li considero un rincorrere una ricerca di consenso molto facile ma che denota una mancanza di cultura di governo”.
Quale può essere un compromesso sulla questione del riarmo tra Pd, M5S, Avs e voi? Cosa consiglierebbe di fare ai leader? Le posizioni sono molto lontane.
“Serve pensare a una prospettiva futura che è quella della difesa europea. Questa è il vero punto strategico che deve connotare la coalizione delle forze progressiste, contro una destra ipernazionalista che non vuole ad esempio superare il veto nelle decisioni dell'Europa proprio a partire dalle questioni di politica estera e di difesa. In questa ottica tra i membri va creata una forza di intervento rapido multinazionale che sia un primo nucleo di esercito europeo in embrione, ad esempio”.
Se qualcuno ritiene la Russia una minaccia e qualcun altro no diventa complesso.
“La Russia è un pericolo concreto e basta leggere la relazione dei servizi italiani al parlamento dei servizi di sicurezza al Parlamento, così come ascolto le parole del presidente della Repubblica Mattarella che per inciso è anche il capo delle forze armate nel nostro paese”.
Su questo argomento possono esistere maggioranze variabili o alternative?
“Su questo dovrebbero esistere maggioranze più larghe anche di una semplice maggioranza di governo. Ma non penso che possa esserci una mancanza di tenuta di una maggioranza politica su questo tema. Penso che sarebbe un problema serio, strategico, profondo”.
Un tempo la politica, dai radicali, al Psi fino al Pci, parlava molto di "disarmo". La guerra invece oggi sembra entrata nel nostro orizzonte del possibile. Più armi, seppur per la difesa, significa davvero essere più sicuri?
“No, non penso questo infatti l'obiettivo deve essere quello di una difesa europea che consente di avere meno armi ma comuni assetti, una maggiore integrazione effettiva. Questo può consentirci una razionalizzazione non solo negli acquisti ma anche proprio nel funzionamento poi degli apparati di difesa, ed è anche la prospettiva più compatibile con un obiettivo di disarmo e insieme di necessità di difesa in uno scenario che non è più quello di vent'anni fa”.