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Di Maio alla Camera parla di Hormuz: “Io rinato dopo il flop”. E ora sposerà Alessia D’Alessandro

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Incaricato per la Ue di seguire il dossier Medio Oriente, l’ex vice presidente del Consiglio è stato ascoltato ieri alla Camera
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Capelli corti marine. Abito ministeriale. Passo svelto. L’ex enfant prodige del grillismo, Luigi Di Maio, 40 anni, due volte ministro, vicepremier, oggi rappresentante speciale dell’Unione europea nei Paesi del Golfo, alle tre del pomeriggio fa il suo ingresso al quarto piano di Montecitorio subito attorniato da un nugolo di funzionari della Camera, che lo salutano come se fosse tornato un vecchio amico. E lui contraccambia, tra ampi sorrisi e vigorose strette di mano.

È atteso alla Commissione esteri per un’audizione informale sugli equilibri geopolitici in Medio Oriente. «Volete sapere di Hormuz?», chiede simpaticamente ai cronisti, ben sapendo che sono lì per carpirgli una risposta a Beppe Grillo, che in mattinata ha accusato gli ex sodali di essersi imborghesiti. Non parlava anche di lui? «Secondo me queste dichiarazioni sono legate al fatto che deve arrivare una sentenza sul simbolo e quindi è normale che una delle due parti utilizzi il tema dei valori fondanti, per rivendicarlo»…

Capelli corti marine. Abito ministeriale. Passo svelto. L’ex enfant prodige del grillismo, Luigi Di Maio, 40 anni, due volte ministro, vicepremier, oggi rappresentante speciale dell’Unione europea nei Paesi del Golfo, alle tre del pomeriggio fa il suo ingresso al quarto piano di Montecitorio subito attorniato da un nugolo di funzionari della Camera, che lo salutano come se fosse tornato un vecchio amico. E lui contraccambia, tra ampi sorrisi e vigorose strette di mano.

È atteso alla Commissione esteri per un’audizione informale sugli equilibri geopolitici in Medio Oriente. «Volete sapere di Hormuz?», chiede simpaticamente ai cronisti, ben sapendo che sono lì per carpirgli una risposta a Beppe Grillo, che in mattinata ha accusato gli ex sodali di essersi imborghesiti. Non parlava anche di lui? «Secondo me queste dichiarazioni sono legate al fatto che deve arrivare una sentenza sul simbolo e quindi è normale che una delle due parti utilizzi il tema dei valori fondanti, per rivendicarlo». È incredibile ma i grillini litigano per l’effigie come fanno gli ex democristiani da trent’anni per lo scudocrociato, il che vale a rassicurarci, in fondo, sulla continuità del nostro carattere nazionale.

A vederlo da vicino, avvolto sofficemente nella considerazione generale del ceto parlamentare, Di Maio si muove come se puntasse a diventare una riserva della Repubblica. È del resto italianamente amico di tutti. E sembrano passati non soltanto otto anni dal descamisado che chiedeva l’impeachment di Mattarella o di quella notte che si affacciò sul balcone di palazzo Chigi, come un Milei nostrano, per annunciare che aveva abolito la povertà. La politica per taluni è un autobus, una recita a soggetto, anche se la storia dimostra che l’astuzia di Di Maio non era disgiunta dal talento. Un cronista però gli domanda: «I palazzi hanno cambiato il Movimento?». Risposta alla Catalano, il filosofo di Quelli della Notte: «Chiedetelo ai palazzi». A un giornalista fa gli auguri per il recente matrimonio, ma pure Di Maio si sposa: con Alessia D’Alessandro, ex modella italo-tedesca, con cui ha avuto un figlio, Gabriel, due anni; lei ha anche un’altra figlia. I due vivono a Berlino, e parlano inglese tra loro. Tutte queste cose le ha rivelate a Giulia Cerasoli di Chi. «A distanza di tempo benedico la mancata elezione del 2022, perché da quel momento è cominciata la mia rinascita. Avevamo vinto troppo, noi Cinquestelle. E la mia vita era soltanto politica. Sono uscito da un’apnea».

Di recente anche l’Onu l’ha preso in considerazione come mediatore tra Israele e Palestina. «Mi chiamano ancora bibitaro», confessa, «ma questa cosa per me è ormai un talismano». È probabile che pensi ancora al potere, che è una malattia da cui è difficile guarire, solo che l’ultima volta si candidò con Bruno Tabacci, che, da maestro di politica, venne eletto al posto suo. Del resto è un bel diccì, disse una volta Pierluigi Bersani, lo stesso pensiero lo espresse pure Pippo Baudo, una sera alla Camera.

L’audizione dura un’ora. Di Maio analizza lo scenario di guerra, «sia noi che gli Usa non vogliamo un Iran con la bomba atomica, l’unica soluzione è l’accordo diplomatico», e lo fa con una proprietà che farà dire ad Enzo Amendola del Pd: «Io ho capito più oggi che con 18 audizioni di Tajani». Anche Lia Quartapelle gli fa i complimenti per la ricchezza di spunti. Giulio Tremonti, il presidente della Commissione, si mostra confidenziale: «Ci siamo sempre dati del tu». Il forzista Andrea Orsini lo elogia per «la sobrietà e l’efficacia» con cui svolge il ruolo. Un compito divenuto molto più difficile, dopo il 7 ottobre, si accoda Benedetto Della Vedova. Di Maio for president! Degli ex amici Cinquestelle non c’è nessuno. Forse non è un caso.

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