Non sarà l’ultimo capitolo di una saga che si protrae stanca, cioè la battaglia legale per il simbolo del M5S tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Per oggi era prevista un’udienza che però è slittata al 12 gennaio, e allora il fondatore del Movimento si è rifatto vivo con un post sul suo blog, per anni crocevia della vita politica dei 5 Stelle. Titolo: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.
Una riflessione che parte così: «Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il Movimento era nato…
Non sarà l’ultimo capitolo di una saga che si protrae stanca, cioè la battaglia legale per il simbolo del M5S tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Per oggi era prevista un’udienza che però è slittata al 12 gennaio, e allora il fondatore del Movimento si è rifatto vivo con un post sul suo blog, per anni crocevia della vita politica dei 5 Stelle. Titolo: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.
Una riflessione che parte così: «Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il Movimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo. Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo».
La rete e i dati in mano ai privati, il consumismo, l’immigrazione, la sanità, l’ambiente, la democrazia e la partecipazione, «il Movimento era nato per affrontare tutte queste domande — scrive il comico genovese — poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere». La questione pratica è più terra-terra: da tempo Grillo reclama la proprietà del logo delle 5 Stelle, oggi in mano per l’appunto al M5S che nel frattempo lo ha rimosso, con il voto degli iscritti, dal ruolo di garante. Non ci sono più i “grillini” nel Movimento, da fuori uno dei pochissimi che gli è rimasto vicino e solidale è l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Beppe che torna a fare politica non mi pare neanche lontanamente immaginabile. Ma vuole solo umanamente che non esista più il suo simbolo svuotato di tutto quello che lui aveva messo dentro, quindi immagino voglia riprenderselo e dargli una degna sepoltura». Anche se, aggiunge, «io non sono Beppe e come sempre Beppe può stupire».
La replica da via di Campo Marzio a Roma, sede fisica di un partito che il co-fondatore con Gianroberto Casaleggio immaginava liquido (anche se poi dall’alto comandava lui, anche con decisioni drastiche e autoritarie quando serviva), è affidata direttamente a Conte, lapidario: «Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti, abbiamo perso la nostra identità? Insomma, lui aveva detto che Draghi è un grillino, attenzione... fate un po’ voi». Il riferimento è a quando Grillo diede la sua benedizione a un governo guidato dall’ex banchiere, una bestemmia anche solo a pensarlo per il M5S degli esordi. Esecutivo poi fatto cadere anche dall’ex presidente del Consiglio.
Che attorno a Grillo ormai da tempo sia cambiato il clima degli attivisti e simpatizzanti rimasti lo si vede anche dai commenti sotto al suo post su Facebook, oltre 4 mila, di cui moltissimi, probabilmente la maggioranza, assai critici con lui. Uno dei suoi “ragazzi” delle origini, nel frattempo diventato presidente della Regione Campania, cioè Roberto Fico, dice di non voler commentare. Un po’ di quelle cose perorate all’epoca del “noi contro tutti” «le sto provando a fare, nel concreto», è quel che ha spiegato in queste ultime ore. Gabriele Maestri, uno dei massimi esperti di simbolo di partito e guerre legali, curatore del sito isimbolidelladiscordia.it, la vede così: «Il problema di Grillo è che ha bisogno di fare sentire che esiste un Movimento vivo e diverso da quello attuale, dunque meritevole di tutela». Sul piano legale ormai, per la politica ormai è andata.
Ma il botta e risposta non finisce qui. Perché questa mattina Grillo ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un vecchio video in cui Conte, parlando con i giornalisti afferma: “Il Movimento dice sì a Draghi”.