Che cos’è il riconoscimento facciale?
È una tecnologia biometrica che analizza un volto per verificare o identificare una persona, confrontando l’immagine acquisita con un archivio di volti già registrati.
Come funziona dal punto di vista tecnico?
Si parte da una telecamera o da un sensore che acquisisce un’immagine o un video; il software individua il volto, ne isola i punti chiave e li trasforma in una “impronta biometrica”, una rappresentazione numerica del viso, che viene confrontata con un database per verificare se esiste una corrispondenza. Tecniche di machine learning e deep learning vengono usate per gestire variabili come angolo del viso, illuminazione, mascherine, occhiali, qualità del frame.
A cosa serve?
Il riconoscimento faccial…
Che cos’è il riconoscimento facciale?
È una tecnologia biometrica che analizza un volto per verificare o identificare una persona, confrontando l’immagine acquisita con un archivio di volti già registrati.
Come funziona dal punto di vista tecnico?
Si parte da una telecamera o da un sensore che acquisisce un’immagine o un video; il software individua il volto, ne isola i punti chiave e li trasforma in una “impronta biometrica”, una rappresentazione numerica del viso, che viene confrontata con un database per verificare se esiste una corrispondenza. Tecniche di machine learning e deep learning vengono usate per gestire variabili come angolo del viso, illuminazione, mascherine, occhiali, qualità del frame.
A cosa serve?
Il riconoscimento facciale viene usato per molti scopi: dallo sblocco di smartphone al controllo degli accessi ad alcuni sistemi di pagamento. E per attività di polizia o sorveglianza.
Quali sono i pericoli?
I temi più delicati sono privacy, sorveglianza e protezione dei dati biometrici. Nel contesto europeo, i dati biometrici usati per identificare in modo univoco una persona sono considerati particolarmente sensibili dal regolamento GDPR, e il loro trattamento richiede basi giuridiche e garanzie rigorose.
Si può usare in Italia?
Le forze di polizia hanno da sempre il potere di identificare le persone tramite strumenti tecnologici, dalla banca dati delle impronte digitali a quella del Dna. Quindi in linea di principio non ci sono preclusioni all’uso della biometria, anche se con alcuni limiti. Negli spazi pubblici, per esempio, l’uso è consentito solo alle forze di polizia. Inoltre il sistema processuale italiano fin dalle prime fasi delle indagini consente all’avvocato difensore di contestare la validità del riconoscimento.
Non c’è il rischio di schedatura di massa?
«Anche i Paesi democratici hanno forme di controllo diffuso e generalizzato», afferma Andrea Monti, docente di identità digitale privacy e cybersecurity alla Sapienza. «La differenza con i regimi autoritari è che i nostri hanno una robusta struttura di revisione giudiziale, per cui anche nelle attività di pubblica sicurezza c’è sempre la possibilità di rivolgersi a un magistrato per contestare eventuali abusi».
Come ci si può difendere?
Innanzitutto si può cercare di non “nutrire” i database, evitando di pubblicare foto ad alta qualità, oscurando il volto quando si condivide online, riducendo i tratti distintivi visibili come tatuaggi o accessori molto riconoscibili. Esistono anche capi con materiali riflettenti o pattern progettati per confondere il rilevamento del volto, e filtri software che alterano impercettibilmente un’immagine per rendere più difficile il “matching” algoritmico. La loro efficacia però varia molto e spesso non basta coprire il viso se il sistema usa altre fonti di identificazione, come per esempio la camminata.
Come funziona il riconoscimento facciale in Cina?
Dal punto di vista tecnico funziona come altrove, ma su una scala molto più ampia: il riconoscimento facciale è infatti spesso collegato a reti di telecamere, piattaforme di pagamento universalmente usate e a sistemi pubblici o privati di identificazione. L’efficacia del sistema deriva quindi dal fatto che è addestrato su enormi quantità di dati e su scenari reali molto eterogenei.