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Report, la Rai vuole l'ok dei pm per attivare l'audit su Ranucci

(ansa)
L'ad Rossi in cda: “Serve rigore per evitare che impatti sulla fiducia della tv pubblica”. Attesa la risposta della procura
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Una manovra a tenaglia per centrare l'obiettivo che la Rai meloniana medita da tempo e l'inchiesta giudiziaria su Valter Lavitola le ha servito su un piatto d'argento: far fuori Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, il programma di approfondimento giornalistico più inviso alla maggioranza di governo. Senza però disdegnare il bersaglio grosso: mandarlo a casa con un biglietto di sola andata.

Dopo l'apertura dell'istruttoria del Comitato etico, chiesta dai vertici per verificare il rispetto degli obblighi di correttezza, imparzialità e tutela dell'immagine della tv di Stato cui tutti i dipendenti sono tenuti, il volto storico di Rai3 sarà infatti sottoposto a un Audit interno. Ovvero, un'indagine con poteri ispettivi ben più stringe…

Una manovra a tenaglia per centrare l'obiettivo che la Rai meloniana medita da tempo e l'inchiesta giudiziaria su Valter Lavitola le ha servito su un piatto d'argento: far fuori Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, il programma di approfondimento giornalistico più inviso alla maggioranza di governo. Senza però disdegnare il bersaglio grosso: mandarlo a casa con un biglietto di sola andata.

Dopo l'apertura dell'istruttoria del Comitato etico, chiesta dai vertici per verificare il rispetto degli obblighi di correttezza, imparzialità e tutela dell'immagine della tv di Stato cui tutti i dipendenti sono tenuti, il volto storico di Rai3 sarà infatti sottoposto a un Audit interno. Ovvero, un'indagine con poteri ispettivi ben più stringente e foriera di sanzioni disciplinari (che il Comitato etico non può invece comminare) graduate in base alla gravità delle violazioni eventualmente rilevate: si va dal semplice richiamo scritto (per infrazioni lievi o piccole negligenze) alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione, fino al licenziamento per giusta causa.

A comunicarlo è stato ieri l'amministratore delegato Giampaolo Rossi. Che, aprendo il Cda, ha informato i consiglieri di aver chiesto alla Procura di Roma l'autorizzazione ad attivare ulteriori verifiche allo scopo di «accertare con rigore ogni elemento utile ad evitare che questa vicenda possa impattare negativamente sulla fiducia dei cittadini nel servizio pubblico». Un via libera sollecitato secondo prassi per scongiurare possibili interferenze con il lavoro della magistratura. In attesa di risposte da piazzale Clodio, la morsa su Ranucci si sta dunque chiudendo.

La prossima settimana il comitato etico potrebbe trasmettere la sua relazione finale all'ad. A seguire, dovrebbe scattare l'Audit, peraltro invocato pubblicamente dal ministro Adolfo Urso, responsabile del contratto di servizio e arcinemico della trasmissione che di lui si è più volte occupato. Da esaurire, secondo i piani, nell'arco di un paio di mesi, in tempo per sospendere il conduttore e impedirgli di aprire la nuova stagione di Report, in palinsesto dall'8 novembre. L'unica certezza di tutta questa storia. Garantita dall'amministratore delegato in persona, che di nuovo ieri ha ribadito: «Report è un brand della Rai che continuerà, a prescindere da chi sarà a guidarlo».

Non a caso ai piani alti di Via Teulada sarebbe già partito il toto-nomi dei possibili sostituti. Il primo a circolare è quello di Massimo Giletti, che lascerebbe Lo stato delle cose per provare a rimettere in riga la squadra dei giornalisti d'inchiesta per troppi anni sfuggiti al controllo dei vertici meloniani. Ma lo sanno tutti che sarebbe un azzardo: la redazione si rivolterebbe e il programma rischierebbe di saltare. Ecco perché ci si starebbe orientando su una soluzione interna, come già accaduto a Chi l'ha visto? Su cui invece la redazione non avrebbe nulla da obiettare. In pole, Giorgio Mottola e Giulio Valesini. O più probabilmente entrambi, in coconduzione. Sempre che infine si riesca davvero a far fuori Ranucci.

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