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I contatti con Abascal e l’ordine di scuderia:“Mettere Pedro nel mirino”

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La situazione seguita dal Quirinale all’indomani del discorso del Ventaglio di Mattarella sulle “tensioni elettorali intempestive”
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La crisi diplomatica con la Spagna di Pedro Sanchez non cruccia la giornata di Giorgia Meloni. Anzi. A Palazzo Chigi si aspettavano una reazione. Tanto che il nostro ambasciatore a Madrid, ricevuto dal ministero degli Esteri iberico, ha sostanzialmente preannunciato in via riservata quanto il nostro esecutivo avrebbe formalizzato nelle ore a venire: il blocco di Schengen per la Spagna, ma solo per i cittadini extra-Ue. La mossa di Meloni è tutta politica. Inasprita da un dossier elaborato dall’ufficio studi di Fratelli d’Italia, propaggine della comunicazione che fa capo al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

Il dispaccio, spedito a tutti i parlamentari, mette nel mirino il primo ministro spagnolo. Emblema, si legge, del «fallimento del modello …

La crisi diplomatica con la Spagna di Pedro Sanchez non cruccia la giornata di Giorgia Meloni. Anzi. A Palazzo Chigi si aspettavano una reazione. Tanto che il nostro ambasciatore a Madrid, ricevuto dal ministero degli Esteri iberico, ha sostanzialmente preannunciato in via riservata quanto il nostro esecutivo avrebbe formalizzato nelle ore a venire: il blocco di Schengen per la Spagna, ma solo per i cittadini extra-Ue. La mossa di Meloni è tutta politica. Inasprita da un dossier elaborato dall’ufficio studi di Fratelli d’Italia, propaggine della comunicazione che fa capo al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

Il dispaccio, spedito a tutti i parlamentari, mette nel mirino il primo ministro spagnolo. Emblema, si legge, del «fallimento del modello “porte aperte” della sinistra». Il report mette nero su bianco accuse ruvide nei confronti di Sanchez. Accredita esplicitamente la teoria del «ricatto» del Marocco nei suoi confronti, nonostante le «smentite» del ministero degli Esteri spagnolo circa le connessioni tra gli arrivi in massa a Ceuta e la visita di Sanchez in Algeria, storico rivale di Rabat. «Il Marocco sa perfettamente che la Spagna dipende in modo vitale dalla sua cooperazione per bloccare i flussi irregolari. È proprio per neutralizzare questa leva di ricatto che nel 2022 Sanchez è arrivato a “tradire” le aspirazioni degli indipendentisti del Sahara Occidentale», si legge.

Un altro passaggio rivela a quale appiglio il Viminale si è richiamato per giustificare la sospensione di Schengen, per la crisi in un territorio, Ceuta, in cui l’accordo di libera circolazione nell’Ue non è applicato. Tanto che nessuno dei 50mila arrivati nelle ultime 48 ore ha raggiunto il continente europeo. È un precedente datato: risale al 2018, quando «operazioni condotte da Europol e forze dell’ordine spagnole hanno smantellato reti criminali marocchine radicate anche in territorio italiano, dedite al traffico di clandestini e droga attraverso Gibilterra». Una rete che «dopo aver fatto varcare la frontiera di Ceuta con documenti falsi ai migranti dietro pagamento, ne curava il trasferimento... verso i parenti e i contatti in Italia e in Francia».

Meloni e il suo partito insistono sulla politicizzazione della crisi di Ceuta. Una situazione seguita anche dal Quirinale: la ridda di polemiche innescate da questa decisione disattende quanto aveva dichiarato il presidente Sergio Mattarella solo l’altro ieri, circa le «tensioni elettorali intempestive» nel discorso del Ventaglio.

A Palazzo Chigi escludono coordinamenti con il mondo Maga, anche se il post di Matteo Salvini su Ceuta («il futuro che ci aspetta in caso di vittoria della sinistra alle prossime elezioni») combacia con le affermazioni di Trump e Vance. Meloni si è sentita informalmente con Ursula von der Leyen. E ufficialmente solo con la prima ministra danese Mette Frederiksen, socialista ma in sintonia con Roma sui migranti. È l’unica sponda vera che raccoglie Meloni tra i big Ue sulla chiusura di Schengen. Distantissima dai toni sposati da Merz e Macron. Vicina a quelli di Le Pen e dell’Afd tedesca. E al leader di Vox, Santiago Abascal, che in queste ore si sente di continuo con i colonnelli di FdI in Europa, che insieme a Patrioti e Afd vorrebbero una seduta straordinaria del Parlamento Ue sul tema.

Con Frederiksen, Meloni chiede intanto all’Unione un’accelerata sull’attuazione del nuovo patto migranti; spinge per la creazione di hub comunitari fuori dai confini, modello Albania, e su accordi tra l’Ue e paesi terzi come con la Tunisia. Nessun contatto con Sanchez. L’unico timido segnale che giunge da Roma verso Madrid è la vaga apertura a partecipare a missioni di controllo dei confini esterni dell’Unione, Spagna inclusa, per esempio tramite Frontex. Ma solo se ci sarà un piano della presidenza di turno irlandese, aggiungono fonti di governo.

Per il resto, anche in maggioranza c’è chi ammette che la mossa serva soprattutto in chiave interna. Per provare ad arginare Roberto Vannacci, che da destra cavalca lo scontento proprio sull’immigrazione. Mentre sul piano comunicativo, la trovata di Schengen è un diversivo per mettere in pausa, almeno per un po’, i contrasti sempre più aspri interni al centrodestra e il pasticcio delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e il prestanome di un clan di camorra.

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