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I segreti di Almasri verso l’Aia:è l’effetto dell’ordine di arresto

CARLO NORDIO MINISTRO 

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Trasmessi gli atti alla procura generale di Roma, la copia forense del suo cellulare può partire per la Corte: dentro nomi e contatti
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Se non ci potrà essere Almasri, potrebbero esserci i segreti di Almasri. E forse, per qualcuno, è un problema persino più grande. Perché mentre il generale libico, dopo essere stato rimpatriato con un volo di Stato, è tornato libero a Tripoli, il suo telefono cellulare potrebbe presto prendere la strada opposta: quella dell’Aia. Nell’ambito della cooperazione con la Corte penale internazionale, infatti, il dispositivo sequestrato al momento dell’arresto di Torino dovrà essere trasmesso ai magistrati della Cpi. In realtà il telefono è stato restituito quando Almasri è stato liberato. Ma ne esiste una copia che potrebbe ora finire nelle mani dei magistrati dell’Aia: contatti, messaggi, rubriche, dati, relazioni. Insomma, la rete di rapporti costruita negli anni da uno degli uomini più potenti della Libia occidentale. Una rete che, inevitabilmente, potrebbe attraversare anche l’Italia.

Se non ci potrà essere Almasri, potrebbero esserci i segreti di Almasri. E forse, per qualcuno, è un problema persino più grande. Perché mentre il generale libico, dopo essere stato rimpatriato con un volo di Stato, è tornato libero a Tripoli, il suo telefono cellulare potrebbe presto prendere la strada opposta: quella dell’Aia. Nell’ambito della cooperazione con la Corte penale internazionale, infatti, il dispositivo sequestrato al momento dell’arresto di Torino dovrà essere trasmesso ai magistrati della Cpi. In realtà il telefono è stato restituito quando Almasri è stato liberato. Ma ne esiste una copia che potrebbe ora finire nelle mani dei magistrati dell’Aia: contatti, messaggi, rubriche, dati, relazioni. Insomma, la rete di rapporti costruita negli anni da uno degli uomini più potenti della Libia occidentale. Una rete che, inevitabilmente, potrebbe attraversare anche l’Italia.

È questo il possibile secondo tempo del caso Almasri. Nelle prossime ore la Procura generale di Roma trasmetterà formalmente alla Corte d’appello il fascicolo inviato mercoledì sera dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Un atto arrivato con un anno e mezzo di ritardo e reso inevitabile dalla sentenza della Corte costituzionale, che ha escluso qualsiasi margine di discrezionalità del Guardasigilli. A quel punto toccherà ai giudici dare avvio al procedimento previsto dalla legge di cooperazione con il tribunale dell’Aia.

Ed è proprio negli atti della Corte penale internazionale che compare un passaggio destinato ad assumere oggi un peso particolare. Contestualmente al mandato di arresto, il 18 gennaio 2025, la Camera preliminare ha disposto che il Cancelliere trasmettesse agli Stati interessati richieste di cooperazione affinché provvedessero «al sequestro di qualsiasi elemento di prova o dispositivo in possesso del sospettato che possa contenere prove e alla trasmissione di tale materiale alla Corte». Una richiesta rimasta inevitabilmente senza effetti fino a oggi, perché dopo la scarcerazione Almasri è stato immediatamente rimpatriato in Libia.

Tra il materiale sequestrato il 19 gennaio scorso durante l’arresto eseguito dalla Digos di Torino c’era anche il telefono cellulare del generale libico. Il dispositivo gli è stato poi restituito al momento della liberazione. Ma, secondo quanto risulta, gli investigatori italiani hanno conservato una copia forense del suo contenuto. Ed è proprio quel materiale che ora, nell’ambito della cooperazione con la Corte penale internazionale, dovrà essere trasmesso ai magistrati dell’Aia.

Dal punto di vista pratico, l’arresto di Almasri resta improbabile. Il generale si trova in Libia e non è certo a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana. Ma il procedimento che si apre adesso non riguarda soltanto la sua cattura i possibile. Ma ci sono anche quei messaggi e quei contatti che potrebbero cambiare una storia che sembrava ormai chiusa.

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