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Venezi va a dirigere in Russia e Georgia:“Dimentico la Fenice”

(lapresse)

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La direttrice d’orchestra annuncia due libri e i suoi impegni dopo lo stop a Venezia. “Giuli mi diceva: resisti. Ora avrò giustizia”
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Dicono i ben informati che Beatrice Venezi, dopo la triste vicenda della Fenice, abbia cercato un’agenzia di comunicazione per rammendare la sua reputazione professionale. L’urgenza di lasciarsi alle spalle la defenestrazione veneziana. Dopo qualche contatto con la più grande società di consulenza del settore, non se n’è fatto nulla. Possibile che alla fine la “direttore d’orchestra” si sia rivolta ad altri. Strano sarebbe però se fossero stati degli ipotetici professionisti a suggerire questa linea di rilancio per l’intervista che la musicista ha rilasciato all’agenzia Adnkronos: «Sono molto felice di poter dire che tornerò in Georgia e in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk, che mi viene descritta come una nuova capitale culturale del Paese». Ma che di certo, intanto, è la vecchia capitale della Siberia. Si chiamerà “strategia Andrea Pirlo”?

Dicono i ben informati che Beatrice Venezi, dopo la triste vicenda della Fenice, abbia cercato un’agenzia di comunicazione per rammendare la sua reputazione professionale. L’urgenza di lasciarsi alle spalle la defenestrazione veneziana. Dopo qualche contatto con la più grande società di consulenza del settore, non se n’è fatto nulla. Possibile che alla fine la “direttore d’orchestra” si sia rivolta ad altri. Strano sarebbe però se fossero stati degli ipotetici professionisti a suggerire questa linea di rilancio per l’intervista che la musicista ha rilasciato all’agenzia Adnkronos: «Sono molto felice di poter dire che tornerò in Georgia e in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk, che mi viene descritta come una nuova capitale culturale del Paese». Ma che di certo, intanto, è la vecchia capitale della Siberia. Si chiamerà “strategia Andrea Pirlo”?

L’abnegazione non manca: «Sto anche studiando il russo perché credo che arrivare in un Paese conoscendone la lingua significhi entrare più profondamente nel rapporto con le persone con cui si lavora».

Chissà che non trovi il tempo di una trasferta e una conversazione con Valery Gergiev, il potente direttore artistico del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e dal 2023 alla guida del Bol’šoj di Mosca. Potrebbero parlare di una comune esperienza: il rifiuto ricevuto da due istituzioni culturali italiane. A Gergiev è capitato l’ultima volta nell’estate 2025, invitato e poi dis-invitato a tenere un concerto alla Reggia di Caserta. Per la stessa ragione per cui, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Teatro della Scala annullò la replica di un’opera da lui diretta: la vicinanza al regime di Vladimir Putin. A Venezi, com’è noto, è capitato in Laguna con la Fenice.

Dopo mesi di contestazioni delle maestranze – che non la consideravano pronta a dirigere un grande teatro nazionale – il sovrintendente Nicola Colabianchi ha deciso di porre fine alla sua collaborazione prima ancora che fosse ufficialmente iniziata. Nel mezzo, la maestra a lungo osannata dalla destra ci aveva messo del suo. Lanciando accuse di nepotismo verso gli orchestrali della Fenice dalle pagine di un quotidiano argentino.

«Vorrei dimenticare Venezia», dice ora la direttrice d’orchestra. «Sono proiettata a costruire, non a distruggere». Acqua passata, dunque? Mica tanto. La separazione “coatta” con il teatro veneziano è finita in tribunale: «Ho fiducia nella magistratura. Sono sicura che anche questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità». E pure fuori dalle aula di giustizia, i sassolini dalla scarpa Venezi sembra non averli esauriti: «Se tornassi indietro – ragiona – sicuramente affronterei le cose in modo diverso, oppure forse non le affronterei proprio». Non hanno aiutato i cattivi consiglieri, sostiene: «Quando ti dicono “continua, resisti, resisti, resisti”, e te lo dice il sindaco, te lo dice il sovrintendente, te lo dice il ministro della Cultura, te lo dicono tutti i referenti possibili e immaginabili, una persona pensa: va bene, allora andiamo avanti, perché evidentemente qualcosa succederà». Qualcosa è successo, ma non nel senso sperato. Ora la bacchetta d’oro della destra riparte dalla musica e dalla parola scritta. È al lavoro su due libri. Chissà che uno di questi non sia un memoir per raccontare dei tanti che l’hanno avvicinata troppo al sole, e poi scaricata.

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