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Riccardi: “Un esodo dei dannati della terra. A noi servono migranti, non frontiere chiuse”

Andrea Riccardi 

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L’ex ministro e fondatore di Sant’Egidio: “Non vedo la necessità del blocco italiano. Nel 2023 a Lampedusa l’Ue fu solidale”
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Professor Andrea Riccardi, già ministro nel governo Monti e cofondatore di Sant’Egidio, che cosa sta succedendo a Ceuta?

«Sono rimasto molto sorpreso per questo esodo velocissimo di 60mila persone. Noi sappiamo che in quell’exclave c’è una pressione migratoria, ma quanto accaduto è inspiegabile. E credo ci si debba mettere nei panni degli 86mila abitanti di Ceuta, che hanno visto la loro città riempirsi soprattutto di giovani maschi disperati, che non avevano altro che il loro corpo, buttati in mare senza niente. Però gli interrogativi sono tanti».

Quali interrogativi?

«Non è uno dei soliti sbarchi. È davvero un esodo dei dannati della Terra che fa sospettare un’organizzazione alle sue spalle. Il premier Sánchez ha parlato di organizzazioni mafiose. E il pensiero va al Marocco: era già successo nel ‘21, dopo che il leader del Polisario fu curato in Spagna. Allora arrivarono 6mila persone, qui stiamo parlando di dieci volte tanto. È una cosa enorme».

Secondo lei c’è lo zampino delle de…

Professor Andrea Riccardi, già ministro nel governo Monti e cofondatore di Sant’Egidio, che cosa sta succedendo a Ceuta?

«Sono rimasto molto sorpreso per questo esodo velocissimo di 60mila persone. Noi sappiamo che in quell’exclave c’è una pressione migratoria, ma quanto accaduto è inspiegabile. E credo ci si debba mettere nei panni degli 86mila abitanti di Ceuta, che hanno visto la loro città riempirsi soprattutto di giovani maschi disperati, che non avevano altro che il loro corpo, buttati in mare senza niente. Però gli interrogativi sono tanti».

Quali interrogativi?

«Non è uno dei soliti sbarchi. È davvero un esodo dei dannati della Terra che fa sospettare un’organizzazione alle sue spalle. Il premier Sánchez ha parlato di organizzazioni mafiose. E il pensiero va al Marocco: era già successo nel ‘21, dopo che il leader del Polisario fu curato in Spagna. Allora arrivarono 6mila persone, qui stiamo parlando di dieci volte tanto. È una cosa enorme».

Secondo lei c’è lo zampino delle destre che, a livello globale, hanno enfatizzato la vicenda usandola contro gli avversari politici?

«Io non sono un complottista, non parlo di trame se non vedo le prove. Ma c’è qualcosa che va sottolineato. Innanzitutto, il Marocco se li è ripresi quasi tutti in poco tempo. Questi poveracci sono stati mandati avanti e poi ritirati indietro, con un trauma immenso. La disperazione un’altra volta è stata usata e sfruttata. E poi mi ha colpito anche che pur essendoci in Marocco tanti africani vogliosi di emigrare, non fossero coinvolti».

Però vorrà dire qualcosa se Trump e tutto il mondo Maga che ha molti seguaci anche in Italia non hanno esitato a saltar sopra Ceuta per attaccare i democratici.

«Non c’è dubbio che i Maga l’abbiano cavalcata per dire: vedete cosa saranno gli Usa se vincessero i democratici. E Trump aveva detto che la Spagna non è un buon alleato e sarebbe accaduto qualcosa. Ma il peggio è che l’esodo è stato spiegato con il fenomeno dell’attrazione: questi 60mila sarebbero venuti in Europa perché c’è stata la regolarizzazione del governo iberico. Sui social i mafiosi hanno scritto che erano state aperte le porte. Mentre è stata una scelta significativa per motivi economici, umanitari e di sicurezza, per la Spagna e per l’Europa».

Ha fatto bene il governo Meloni a sospendere l’accordo di Schengen?

«Io non ne ho visto la necessità. Evidentemente voleva essere un gesto dimostrativo. Anche se i 60mila fossero rimasti a Ceuta, non sarebbero potuti arrivare in Europa. Ceuta e Melilla hanno uno statuto particolare: per entrare o uscire si devono mostrare i documenti. Non vige il regime di Schengen».

La premier sostiene che bisogna difendere i confini.

«Quando nel 2023 ci furono 6mila sbarchi a Lampedusa, scattò una forte solidarietà europea. Lo ricordo bene. Gli arrivi a Ceuta sono stati purtroppo presentati come un’invasione, ne sono diventata l’icona. Ci troviamo di nuovo di fronte alla strumentalizzazione dei migranti, trattati come rubinetti che si possono aprire e chiudere. Una questione che non si risolve solo con un discorso di frontiere, ma richiede integrazione e lavoro: i nostri Paesi in crisi demografica hanno bisogno di migranti».

Quindi esclude possa trattarsi di una gigantesca operazione politica di stampo sovranista?

«Il fatto è stato molto gonfiato, non avrebbe toccato nessun governo europeo e mi sembra si sia risolto. Chi ha pagato sono questi poveri cristi, e speriamo che dietro ci siano solo organizzazioni criminose e non la politica che li ha utilizzati per ritorsione dopo la visita di Sanchez in Algeria. Sono morte annegate 86 persone».

Invece la politica grida all’emergenza: Italia e Danimarca hanno chiesto un vertice Ue.

«Mi auguro che sia nella linea di una rinnovata solidarietà europea. Il mio timore, credo fondato, è che il problema migratorio in una fase pre-elettorale per l’Italia e molti altri Paesi, tra cui Germania e Francia, diventi un tema di contrapposizioni, polarizzazioni, esasperazioni, il che non è molto responsabile. Andrebbe affrontato in modo costruttivo, ma ho paura che ci si allontanerà sempre più dalla realtà e si danzerà con i fantasmi».

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