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Sovranisti contro Pedro. I Maga guidano la carica

Pedro Sanchez 

 (reuters)

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Da Trump alle destre europee, passando per Mosca e Ben-Gvir: il caso spagnolo pretesto per un attacco ibrido alla Ue
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NEW YORK – La crisi di Ceuta resuscita l’internazionale sovranista: dagli Stati Uniti all’Europa, passando per Russia e Israele, compatta nel manganellare la Spagna di Pedro Sánchez e chiunque difenda politiche d’accoglienza. Alle redini del carro del “dagli al migrante” si è subito messo il presidente americano, focalizzato sulle elezioni di midterm e felice di dare una lezione al detestato premier spagnolo, da tempo accusato di non rispettare gli impegni di spesa difensiva Nato e non aver concesso le basi militari per le operazioni contro l’Iran (tanto da minacciare il taglio dei rapporti commerciali). Affondi che non si sono limitati ai social: venerdì a Camp David, oltre a discutere col suo staff del futuro della guerra in Iran, Trump si è infatti soffermato anche sull’offensiva migratoria contro l’exclave spagnola. «È un monito per noi, se perderemo le elezioni subiremo la stessa invasione, anzi, peggio». Colpa «delle politiche permissive adottate da Europa e dem americani», ha i…

NEW YORK – La crisi di Ceuta resuscita l’internazionale sovranista: dagli Stati Uniti all’Europa, passando per Russia e Israele, compatta nel manganellare la Spagna di Pedro Sánchez e chiunque difenda politiche d’accoglienza. Alle redini del carro del “dagli al migrante” si è subito messo il presidente americano, focalizzato sulle elezioni di midterm e felice di dare una lezione al detestato premier spagnolo, da tempo accusato di non rispettare gli impegni di spesa difensiva Nato e non aver concesso le basi militari per le operazioni contro l’Iran (tanto da minacciare il taglio dei rapporti commerciali). Affondi che non si sono limitati ai social: venerdì a Camp David, oltre a discutere col suo staff del futuro della guerra in Iran, Trump si è infatti soffermato anche sull’offensiva migratoria contro l’exclave spagnola. «È un monito per noi, se perderemo le elezioni subiremo la stessa invasione, anzi, peggio». Colpa «delle politiche permissive adottate da Europa e dem americani», ha insistito. Esaltando la bontà delle sue draconiane misure interne e alla frontiera: «Gli ingressi di irregolari su larga scala minacciano sicurezza nazionale e stabilità economica». Argomenti ribaditi ieri con insistenza anche da diversi leader europei di estrema destra. L’Italia, addirittura passata ai fatti, sospendendo il trattato di Schengen per tutto agosto. Un’azione sostenuta (ma non applicata) anche da altri governi falchi sulle migrazioni: Finlandia, Danimarca e Austria su tutti, che poi, con altri 18 leader, hanno pure firmato la lettera promossa da Giorgia Meloni per chiedere a Bruxelles una riunione d’urgenza dei ministri dell’Interno.

Altre accuse sono arrivate dal britannico Nigel Farage, leader del partito xenofobo Reform Uk: «La crisi finirà per colpire la Gran Bretagna». In Francia, Marine Le Pen, la fondatrice del Rassemblement National pronta a correre di nuovo per le presidenziali nel 2027, ha chiesto il rafforzamento dei controlli alle frontiere francesi (in realtà subito messi in atto dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez). Mentre il suo premier designato, Jordan Bardella, riferendosi al massiccio programma di regolarizzazione voluto dal governo ispanico e alla decisione della Corte Suprema di non respingere chi raggiunge a nuoto o in barca il territorio spagnolo – secondo Madrid, una lettura errata della sentenza – affermava: «Sánchez sta aprendo le porte dell’Europa». Concetto echeggiato pure dagli euroscettici reazionari tedeschi di Afd: «Prepariamoci a mettere i confini in sicurezza». Un’idea di Fortezza Europa rilanciata pure dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Non possiamo permettere a nessuno di entrare nell’Unione senza rispettarne le regole».

L’allineamento a destra, d’altronde, va ben oltre l’Atlantico e l’Europa. L’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, già accusa la Spagna di «ipocrisia» per aver criticato le occupazioni israeliane di territori palestinesi, mentre a sua volta «occupa» aree in Nord Africa. Con il ministro ultrareligioso alla Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir a ironizzare sui social: «Il sensibile Sánchez apra la Spagna pure ai residenti di Gaza». Pure la Russia si dà da fare: attivando sulla crisi di Ceuta i canali di propaganda che controlla in Europa, specialmente in Spagna e Italia.

A certi ambienti di Bruxelles, l’occasione ghiotta e la reazione così rapida e armonica già fanno sospettare addirittura un attacco ibrido alla Spagna e alla tenuta dell’Unione europea. Come sembra confermare un’intervista rilasciata da Nile Gardiner, direttore del Margaret Thatcher Centre for Freedom, il think tank conservatore legato a quell’Heritage Foundation che nel 2022 partorì il Project 25, il programma che teorizzava lo smantellamento del governo federale dall’interno espandendo i poteri del presidente, seguito pedissequamente dall’amministrazione Trump. «Assistiamo all’inizio della fine della Ue», ha detto ieri alla conservatrice Fox News: «Quando Schengen sarà smantellato, l’intero progetto europeo crollerà». Che sia la volontà esplicita di qualcuno è difficile da dimostrare. Ma certo, Rabat, è il maggior alleato americano nella regione africana: intesa basata sul riconoscimento americano della sovranità marocchina sulle aree del Sahara occidentale contese con l’Algeria in cambio dell’adesione agli Accordi di Abramo. Il Marocco ha appena ricevuto 40 milioni di dollari da apparati militari americani, in un’operazione fortemente sostenuta dal deputato trumpiano Mario Diaz-Balart, mentre beneficia anche di dazi “leggeri” del 10 per cento. Con l’amministrazione Usa sempre più intenzionata a privilegiare i rapporti e gli investimenti verso il Marocco a scapito della Spagna, inserendosi in modo critico, anche sulle storiche rivendicazioni territoriali riguardanti proprio Ceuta e Melilla.

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