Legge elettorale, mercoledì riunione di maggioranza sulle preferenze: si tratta su parità di genere
di Gabriella Cerami“Un dettaglio” che però ha spaccato la maggioranza mandando sotto il governo nel momento del voto. Antonio Tajani, parlando a margine del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta, adesso prova a spostare altrove l’attenzione. Le preferenze nella legge elettorale? “Non è quello il tema. Si discute delle preferenze ma il problema è che noi dobbiamo dare una legge che garantisca stabilità, quella è la chiave della riforma elettorale”. Eppure nel momento del voto alla Camera, nonostante il benestare dei leader, sono mancati una cinquantina di sì e l’emendamento fortemente voluto da Fratelli d’Italia è stato respinto.
Non solo. Lo stesso Tajani, la scorsa settimana, è finito sotto accusa durante una riunione con i senatori per aver avuto una linea troppo morbida nei riguardi del partito di Giorgia Meloni e aver assecondato la proposta di modifica che avrebbe inserito appunto le preferenze.
Ora va trovata una soluzione. L’obiettivo è scrivere un emendamento che sia firmato da tutti i …
“Un dettaglio” che però ha spaccato la maggioranza mandando sotto il governo nel momento del voto. Antonio Tajani, parlando a margine del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta, adesso prova a spostare altrove l’attenzione. Le preferenze nella legge elettorale? “Non è quello il tema. Si discute delle preferenze ma il problema è che noi dobbiamo dare una legge che garantisca stabilità, quella è la chiave della riforma elettorale”. Eppure nel momento del voto alla Camera, nonostante il benestare dei leader, sono mancati una cinquantina di sì e l’emendamento fortemente voluto da Fratelli d’Italia è stato respinto.
Non solo. Lo stesso Tajani, la scorsa settimana, è finito sotto accusa durante una riunione con i senatori per aver avuto una linea troppo morbida nei riguardi del partito di Giorgia Meloni e aver assecondato la proposta di modifica che avrebbe inserito appunto le preferenze.
Ora va trovata una soluzione. L’obiettivo è scrivere un emendamento che sia firmato da tutti i partiti. Mercoledì gli sherpa dei partiti di maggioranza si incontreranno alla ricerca di un nuovo accordo. Le basi ci sono e c’è tempo comunque fino al primo settembre anche se nessuno ha voglia di discuterne durante la pausa estiva.
L'idea dei meloniani sarebbe comunque quella di limitare l'intervento sulla legge elettorale alle sole preferenze, perché immaginare altre modifiche rischierebbe, di complicare ulteriormente la partita già complessa di suo. Non si torna indietro dall’idea di capilista bloccati ma, a differenza del precedente emendamento, sarà garantita la parità di genere con una proporzione massima del 60% e minima del 40% garantita per la presenza di ciascun genere all'interno delle liste. Il secondo nome della lista, quello da cui si parte per esprimere un massimo di tre preferenze, deve essere di sesso diverso rispetto al capolista. Questo dovrebbe essere il punto di caduta allo studio. Un correttivo che potrebbe trovare spazio, magari sempre all'interno dell'emendamento sulle preferenze, è inoltre quello sul distanziamento tra il nome del capolista e i nomi del proporzionale, su cui bisognerà mettere fino a tre crocette, per evitare di confondere gli elettori. Possibile anche che si apra, come chiede Forza Italia, un ragionamento sui capilista delle circoscrizioni all’estero: “Anche quelli, allora, devono essere bloccato”, sostengono gli azzurri.
Non dovrebbe esserci spazio poi per ulteriori modifiche. Niente ballottaggio e neanche una ridefinizione dei collegi: c'è chi propone di aumentarli, chi almeno di mettere mano alle province che, per esigenze legate agli uninominali del Rosatellum, si trovavano divise in più collegi. Riaccorparli, è il ragionamento, semplificherebbe la caccia alle preferenze con nuovo sistema proporzionale. Ma difficile che possa succedere. In commissione al Senato, intanto, se ne parlerà per tutta la settimana.